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Tumore dell’ovaio


Tumore dell’ovaio

I tumori ginecologici colpiscono l’apparato riproduttivo femminile e si dividono in tumore dell’utero (endometrio e cervice uterina) e tumore dell’ovaio. Il tumore ovarico rappresenta il 30% dei tumori ginecologici e occupa il decimo posto tra tutti i tumori femminili (3%). L’assenza di una sintomatologia specifica e di strategie di screening validate, è tra le cause dell’elevata mortalità nelle donne associata a questo tumore (AIRTUM 2021).

Cos’è il tumore dell’ovaio?

Come per altri tipi di tumore, il tumore ovarico è una neoplasia che origina dalla proliferazione incontrollata delle cellule dell’epitelio, un sottile strato di tessuto che riveste le ovaie, che si trasformano in cellule maligne. Esistono tre tipi di tumore ovarico maligno che può diffondersi ad altri organi e tessuti, sia adiacenti come addome e regione pelvica, sia lontani attraverso il flusso sanguigno o il sistema linfatico, e alcune forme benigne di tumore dell’ovaio che hanno la caratteristica di non produrre metastasi. 

I tumori maligni dell’ovaio si dividono in:

  • Tumori epiteliali (85-90% di tutti i casi);
  • Tumori germinali, in genere rari, più frequenti in giovane età, si sviluppano da cellule deputate alla produzione di ovociti;
  • Tumori dello stroma e dei cordoni sessuali, rari, originano dal tessuto di sostegno dell’ovaio, che produce gli estrogeni e il progesterone.

Quali sono i sintomi del tumore dell’ovaio?

Come per il tumore dell’utero, anche il tumore delle ovaie può essere asintomatico nelle fasi iniziali oppure presentarsi con sintomi non specifici, come disturbi a livello digestivo o dolori addominali di altra natura.

Quali sono i fattori di rischio del tumore dell’ovaio?

Il tumore dell’ovaio presenta fattori di rischio associati a familiarità, fattori ormonali e fattori ambientali. Nel 5-10% dei casi, il tumore dell’ovaio è associato a una storia familiare di tumore ovarico, ma la presenza in famiglia o nella paziente stessa di tumore della mammella con mutazione nei geni BRCA1 e BRCA2 aumenta dal 10 al 30% il rischio di sviluppare anche tumore ovarico. Inoltre, la sindrome di Lynch (HNPCC), che include carcinoma del colon non associato a poliposi, tumore dell’endometrio, dello stomaco, della mammella, è tra i fattori di rischio anche per il tumore ovarico.

Tra i fattori di rischio correlati all’attività ormonale (fattori endocrini), sterilità e trattamento ormonale per la sterilità, policistosi ovarica, endometriosi, obesità sembrano essere correlati a un maggior rischio di sviluppare cancro ovarico. Tra i fattori ambientali, invece, si riconoscono l’esposizione all’asbesto, al talco e all’alcool. 

Al contrario, sono fattori protettivi per il tumore ovarico, aver avuto più di un figlio (multiparità), allattare al seno e il prolungato uso di contraccettivi estroprogestinici. Inoltre, non è stata riscontrata alcuna associazione tra sviluppo del cancro ovarico e fumo di sigaretta o consumo di caffeina.

Diagnosi

Non esistono esami di screening per diagnosticare il tumore dell’ovaio, ma seguendo un programma di controlli, a partire dalla visita ginecologica, con ecografia transvaginale, è possibile identificare precocemente la presenza della malattia. Con il sospetto di tumore dell’ovaio, il percorso diagnostico prevede:

  • Ecografia transvaginale: esame non invasivo, ben tollerato dalle pazienti, utilizza una piccola sonda a onde sonore inserita in vagina per valutare l’utero e definire l’estensione locale della malattia; 
  • Esami di laboratorio: fondamentale è il dosaggio nel sangue del CA125, una proteina che aumenta sensibilmente nella maggior parte dei tumori maligni dell’ovaio;
  • TAC: esame che utilizza radiazioni ionizzanti per definire la stadiazione della malattia e identificare la presenza di eventuali noduli nel peritoneo;
  • Risonanza Magnetica Nucleare (RMN): in casi selezionati, e senza usare radiazioni ionizzanti, è indicata per valutare diverse strutture della pelvi e definire in modo preciso la struttura della massa tumorale;
  • PET: permette di identificare le cellule tumorali in attività; è utile in caso di sospetto di recidiva;
  • Chirurgia esplorativa: in casi selezionati può essere indicata per confermare la diagnosi di tumore dell’ovaio. Si tratta di un intervento chirurgico eseguito in laparotomia (con taglio sull’addome) o in laparoscopia (con piccola incisione sull’addome), che ha lo scopo di ispezionare dall’interno le cavità pelvica e addominale per stabilire con certezza la presenza del tumore, identificarne la tipologia, valutarne la diffusione ed eseguire più prelievi di tessuto (biopsie) da sottoporre all’analisi dell’anatomopatologo

Trattamenti

Il trattamento del tumore dell’ovaio può prevedere la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia, e in casi selezionati, anche la terapia ormonale (ormonoterapia).

Chirurgia

L’intervento di chirurgia standard nel tumore dell’ovaio si esegue con incisione addominale (laparotomia) e prevede l’asportazione delle ovaie, dell’utero, delle tube di Falloppio, di una piega di tessuto adiposo (omento), dell’appendice, ed eventualmente le ghiandole linfatiche adiacenti. Inoltre, possono essere effettuate biopsie mirate e un prelievo di una piccola quantità di liquido addominale. 

Durante l’intervento, il chirurgo può effettuare l’esame estemporaneo intraoperatorio, una procedura chirurgica che attraverso l’analisi microscopica (effettuata dall’anatomopatologo) dei tessuti, in pochi minuti, permette al ginecologo di aumentare la sua capacità di eseguire la procedura chirurgica più appropriata, sulla base del tumore e della sua estensione, evitando alla donna un eventuale intervento successivo.

Nei casi di rivalutazione della malattia (ristadiazione del tumore ovarico) dopo un primo intervento incompleto, l’asportazione dei linfonodi e dell’utero può essere eseguita in laparoscopia con eventuale ausilio della chirurgia robotica. Questa procedura mini-invasiva viene utilizzata, in casi selezionati di tumore dell’ovaio negli stadi iniziali, nella terapia conservativa, ovvero nella chirurgia senza asportazione dell’apparato genitale nelle donne in età fertile, e dopo un trattamento chemioterapico per asportare l’apparato genitale interno e i tessuti eventualmente coinvolti.

Chemioterapia

A eccezione dei tumori in stadio precoce, dopo l’intervento chirurgico può essere previsto un trattamento chemioterapico, con la combinazione di un farmaco derivato del platino (carboplatino o cisplatino) e il paclitaxel. Se però, la chemioterapia era l’unica opzione di trattamento farmacologico nel tumore ovarico, oggi la chemioterapia è affiancata da terapie a bersaglio molecolare. 

Esistono altri farmaci standard usati singolarmente o in associazione per il trattamento del cancro dell’ovaio (topotecan, doxorubicina liposomiale pegilata, etoposide, gemcitabina, vinorelbina, trabectedina), e altri potenziali farmaci vengono studiati in Humanitas attraverso protocolli di Ricerca clinica.

Terapie a bersaglio molecolare

Le terapie a bersaglio molecolare prevedono l’utilizzo di farmaci mirati a specifici bersagli cellulari sul tumore. Si tratta di terapie come l’anticorpo monoclonale bevacizumab, che interferisce con la formazione di nuovi vasi sanguigni del tumore (angiogenesi) e gli inibitori di PARP con o senza mutazione BRCA 1 e BRCA 2, che possono essere indicate sia nella prima linea di trattamento sia in caso di recidiva, ovvero quando si presenta un ritorno della malattia.

Referente per l’oncologia medica è il dottor Raffaele Cavina.

Radioterapia

La radioterapia prevede l’uso di radiazioni ad alta energia indirizzate alle cellule tumorali allo scopo di distruggerle. Nel cancro dell’ovaio, l’indicazione alla radioterapia è limitata a specifici casi di recidiva o ripresa di malattia a distanza.

Protocolli di Ricerca clinica

Una delle attività di Humanitas consiste nel disegnare e sviluppare protocolli di Ricerca clinica mediante l’utilizzo controllato di nuove molecole di diversa origine, come chemioterapici o terapie biologiche, non ancora approvate ufficialmente. I protocolli di Ricerca clinica possono non rappresentare una cura, ma servono a stabilire la sicurezza e l’efficacia di una terapia che possa permettere di prolungare e migliorare la vita delle pazienti. 

Per maggiori informazioni sui protocolli di ricerca adatti al proprio caso, è opportuno rivolgersi al proprio medico oncologo di fiducia.

Gruppo multidisciplinare

Humanitas Cancer Center garantisce alle pazienti con tumori ginecologici un percorso di prevenzione, diagnosi e trattamento di tipo multidisciplinare e personalizzato sulla base delle caratteristiche cliniche e biologiche del tumore, e sulle esigenze della donna. Il percorso multidisciplinare si avvale della collaborazione ed esperienza del ginecologo, chirurgo ginecologo, l’oncologo medico, il radioterapista, l’anatomopatologo, il radiologo, il medico di medicina nucleare. Il consulto multidisciplinare settimanale permette a tutti i medici e le figure professionali coinvolte di discutere ogni singolo caso, comprese le caratteristiche della singola donna, al fine personalizzare quanto più possibile il trattamento per ogni paziente.

Dal momento della diagnosi, di fondamentale importanza è il ruolo della case manager, l’infermiera che è il punto di riferimento della donna lungo tutto il percorso e il punto di contatto, in ogni momento, tra la paziente e i medici, supportando la donna per gli aspetti organizzativi dell’intervento, delle terapie, dei controlli e degli esami, e aiutandola a trovare tutte le risorse interne ed esterne per recuperare la forza che serve e il proprio benessere, seppur nella malattia. 

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