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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

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Direttore Prof. Savino Bruno

7 Unità Operative

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4 Unità Operative

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4 Unità Operative

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Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

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4 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

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Ricerca: la dottoressa Folci e il dottor Trivellin si aggiudicano un bando europeo e portano avanti i loro progetti in Humanitas

La dottoressa Alessandra Folci e il dottor Giampaolo Trivellin hanno vinto il bando Marie Skłodowska Curie Action-Individual Fellowship 2018, grazie al quale porteranno avanti i loro progetti di ricerca in Humanitas: la dottoressa Folci all’interno del team della professoressa Michela Matteoli, Direttore del Neuro Center di Humanitas, e il dottor Trivellin nel team del professor Andrea Lania, Responsabile del Laboratorio di Endocrinologia Cellulare e Molecolare e dell’U.O. di Endocrinologia e Diabetologia.

“Physiological consequences of Protocadherin-10 sumoylation on neuronal function”, il titolo del progetto vincitore presentato da Alessandra Folci; mentre il dottor Giampaolo Trivellin ha vinto il bando con il progetto “Identification and functional validation of novel enhancer sequences involved in pituitary gland development and pathology”.

Grazie all’aiuto dei due ricercatori, proviamo a capire di cosa si occupano nei loro progetti di ricerca.

Il progetto di Alessandra Folci

“Il progetto SUMO-PCDH10 si propone di studiare il ruolo di una particolare modificazione proteica chiamata SUMOilazione sul funzionamento della proteina Pcdh10 nei neuroni. Pcdh10 è una proteina che gioca un ruolo chiave nel sistema nervoso centrale, le cui mutazioni sono state associate con lo sviluppo di autismo.

Durante la mia esperienza come senior postdoc nel laboratorio del Dott. Martin (IPMC, CNRS, Francia) ho avuto la possibilità di studiare il ruolo della SUMOilazione sulla funzionalità dei neuroni. Nei neuroni, infatti, la SUMOilazione regola moltissimi processi cellulari tra cui la maturazione delle sinapsi e la plasticità sinaptica (un meccanismo fondamentale alla base di fenomeni come l’apprendimento e la memoria). Ho così sviluppato un personale interesse per il ruolo della SUMOilazione nello sviluppo di malattie del sistema nervoso tra cui autismo e disabilità intellettiva.

Grazie a questo bando, avrò la possibilità di svolgere il mio progetto di ricerca nel team guidato dalla professoressa Michela Matteoli; in particolare studierò le conseguenze fisiologiche e patologiche della SUMOilazione di Pcdh10 sulla formazione delle sinapsi tramite sofisticati metodi biochimici e avanzate tecniche di microscopia.

Negli ultimi anni si è molto studiato il ruolo della SUMOilazione sulla comunicazione neuronale e si è scoperto come un’alterata SUMOilazione di proteine chiave del sistema nervoso centrale possa portare allo sviluppo di serie patologie come il Parkinson, l’Alzheimer e l’autismo.  Pertanto, il progetto SUMO-PCDH10, studiando l’effetto che la SUMOilazione ha sull’attività della Pcdh10 e sul suo eventuale coinvolgimento nella patogenesi dell’autismo, fornirà nuovi possibili target terapeutici per pazienti con mutazioni su Pcdh10”, ha spiegato la dottoressa Folci.

Il progetto di Giampaolo Trivellin

“L’acrogigantismo legato all’X (X-LAG) è una sindrome di gigantismo ipofisario caratterizzata da un’eccessiva crescita del corpo, una patologia la cui insorgenza è molto precoce (<2 anni) e che ho recentemente contribuito a identificare e caratterizzare. L’ipofisi viene definita “ghiandola maestra” dato che regola il funzionamento di tutte le altre ghiandole endocrine del corpo tramite la produzione di messaggeri chimici denominati ormoni. La patologia X-LAG è causata dallo sviluppo di tumori ipofisari che portano a un’eccessiva secrezione di ormone della crescita, ed è associata a un difetto genetico: la duplicazione del gene GPR101.

Nonostante queste nuove conoscenze abbiano portato a una diagnosi precoce e a un più rapido inizio delle terapie attualmente disponibili, sappiamo ancora poco sul ruolo fisiologico del gene GPR101 e su come regoli la crescita umana. A tal fine, rimane per esempio da chiarire come l’espressione di GPR101 venga controllata nella ghiandola ipofisaria e l’obiettivo principale del mio progetto di ricerca è identificare i meccanismi molecolari che causano la marcata espressione del gene GPR101 nei tumori ipofisari dei bambini affetti da acrogigantismo legato all’X.

Anche grazie a tecniche innovative, mi aspetto di generare dati che consentano di ampliare in modo significativo la nostra comprensione della patogenesi molecolare dell’acrogigantismo legato all’X. Stabilire come l’espressione del gene GPR101 sia controllata è infatti fondamentale per poter sviluppare agenti terapeutici che vadano a tener sotto controllo la quantità di proteina GPR101 prodotta nei tumori ipofisari dei pazienti con X-LAG. Ulteriori aspetti del mio progetto di ricerca potrebbero rappresentare un importante passo avanti per meglio comprendere lo sviluppo, la funzione, e i processi oncogenetici tipici delle cellule ipofisarie. Comprendere tutti questi aspetti gioverà quindi non solo ai pazienti con X-LAG ma anche ad altri pazienti con disturbi della crescita e/o altre patologie ipofisarie”, ha concluso il dottor Trivellin.

 

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Malattie e disturbi della tiroide: cosa c’è da sapere

La tiroide è una ghiandola endocrina posta nella regione anteriore del collo: il suo compito principale è quello di produrre gli ormoni tiroidei, funzionali a tutto il nostro organismo. Questi ormoni controllano importanti processi biologici come, ad esempio, la regolazione di numerose funzioni metaboliche.

Ne parla il professor Furio Pacini, Medico Specialista di Endocrinologia e Diabetologia di Humanitas.

I disturbi della tiroide: gozzo, noduli, disfunzioni iper e ipotiroidismo

Il gozzo è semplicemente un aumento del volume della tiroide; la dimensione può variare: nella maggior parte dei casi si tratta di un piccolo aumento, che non causa sintomi o fastidi ma, in alcuni casi se può essere più impegnativo portando a disturbi, ad esempio, della respirazione e della deglutizione.

I noduli, invece, sono vere e proprie tumefazioni, cioè formazioni solide (in alcuni casi piene di liquido) che si formano all’interno della ghiandola. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono la malattia tiroidea più frequente, ma sono quasi sempre benigne. Solo il 3-5% dei casi hanno caratteristiche maligne (tumori della tiroide). 

 Ad oggi i disturbi della tiroide come il gozzo e i noduli tiroidei sono molto frequenti nella popolazione generale, soprattutto in quella femminile dopo i 40-50 anni. Essendo dovuti molto spesso alla carenza di iodio – un elemento molto importante che condiziona la produzione di ormoni e il buon funzionamento della tiroide – le patologie e i disturbi legati a questo organo si potrebbero prevenire a partire dalla dieta, aumentando l’apporto di iodio nella dieta, ad esempio attraverso l’utilizzo del sale addizionato di iodio (sale iodato). 

Altre malattie della tiroide sono, appunto, i tumori maligni, dovuti ad una trasformazione in senso maligno di una o più cellule tiroidee con conseguente crescita incontrollata: sono tumori tendenzialmente molto lenti e poco aggressivi.

Quando la tiroide produce troppi ormoni tiroidei si parla di ipertiroidismo, che ha come sintomi più frequenti la perdita di peso, nervosismo, ansia e cambi di umore; mentre se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei si verifica l’ipotiroidismo che potrebbe causare, tra le altre cose problemi al metabolismo e sovrappeso.

La diagnosi

L’utilizzo di nuove tecnologie (principalmente l’ecografia) per la diagnosi di questi disturbi ha portato, negli ultimi 10 anni, alla scoperta di un numero sempre maggiore di noduli della tiroide: si calcola che l’incidenza dei noduli “clinici” cioè abbastanza grossi da essere scoperti dal paziente o dal medico con la semplice ispezione del collo, è del 5-10% della popolazione. Grazie alle ecografie, si riesce a diagnosticare e monitorare anche noduli tiroidei di piccole dimensioni, che alla palpazione non sarebbero scoperti. 

La conseguenza è che in casistiche ecografiche l’incidenza dei noduli tiroidei dopo i 50 anni raggiunge addirittura il 30-40% della popolazione, rappresentando così un fenomeno di importanza medico-sociale.  Di questi, soltanto il 3-5% di tutti i noduli tiroidei, sono maligni, indipendentemente dalle loro dimensioni.  

La diagnosi passa attraverso diversi passaggi e analisi concordate con il medico. In prima battuta si esegue l’ecografia e il dosaggio degli ormoni tiroidei. Se è è presente un disturbo della funzione tiroidea (ipo o ipertiroidismo) si procede con l’opportuno trattamento, che in genere è di natura medica. Se invece ci troviamo di fronte ad un nodulo tiroideo si prosegue con l’esecuzione di un agoaspirato che serve a ottenere gruppi di cellule che analizzate al microscopio ci danno indicazioni sulla benignità o la malignità del nodulo stesso. Una volta ottenuta la diagnosi finale il medico provvede alla terapia più opportuna. 

Le terapie

Ovviamente la terapia di noduli tiroidei varia in rapporto alla natura benigna o maligna: i noduli benigni non funzionanti  “non necessitano in genere di alcuna terapia, a meno che non siano di dimensioni molto grosse, cioè più di 3-4 centimetri, tali da causare sintomi ‘collaterali’ come la compressione a livello del collo, quali disfagia, compressione e deviazione tracheale o disfonia. In questi casi può essere necessario l’intervento chirurgico che in caso di nodulo unico sarà di lobectomia, riservando la tiroidectomia totale ai soli casi gozzi multinodulari”, ha spiegato l’endocrinologo di Humanitas.

Nel caso di noduli maligni, invece, la terapia chirurgica è obbligatoria e consiste nell’asportazione parziale o totale della tiroide. Dopo l’intervento chirurgico la grande maggioranza dei tumori maligni della tiroide (più del 90%) guarisce perfettamente e definitivamente.

La personalizzazione delle terapie

Come avviene ormai nelle terapie di gran parte delle patologie del nostro corpo, anche per quanto riguarda le malattie della tiroide la parola chiave è “personalizzare”: “negli anni il trattamento delle neoplasie maligne è sempre più indirizzato ad una terapia personalizzata in base alle caratteristiche cliniche del paziente – ha detto Pacini -. Non più una terapia uguale per tutti, ma una terapia basata sul reale rischio individuale. Questo consente l’esecuzione di terapie meno invasive per i casi a prognosi buona, riservando le terapie più complete alle sole forme aggressive”, ha concluso.

 

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