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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimento Cardiovascolare

Direttore Prof. Gianluigi Condorelli

8 Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Carlo Piero Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

4 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

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Ortopedia rigenerativa: il convegno “I’m not ready for Metal” in Humanitas con oltre 400 esperti

“I’m not ready for the metal”, o anche “non sono pronto per la protesi”, è il claim del convegno di ortopedia che si è tenuto il 13 e 14 dicembre al Contro Congressi di Humanitas, un momento di incontro e confronto tra i più influenti scienziati e clinici del mondo nell’ambito di ortopedia rigenerativa.

Al centro del meeting organizzato dall’International Cartilage Repair and Joint Preservation Society un tema di grande attualità che rispecchia le esigenze dei pazienti di prolungare più possibile la vita delle loro articolazioni, mantenendo forma ed attività fisica. 

“Sempre più pazienti si rivolgono presso il nostro centro – Centro per la ricostruzione funzionale e biologica del ginocchio – chiedendo delle soluzioni alternative alle protesi articolari e questo congresso fa un importante punto della situazione sia sulle soluzioni disponibili in pratica clinica, sia sugli ultimi sviluppi della ricerca in questo settore”, ha spiegato la Prof.ssa Elizaveta Kon, responsabile di Ortopedia in Humanitas e professore associato di Malattie dell’apparato locomotore in Humanitas University.

Il convegno con ospiti internazionali

Il convegno, organizzato e presieduto dalla prof.ssa Elizaveta Kon e dal Prof. Maurilio Marcacci, aveva l’obiettivo di offrire una panoramica ampia su tutti i trattamenti attualmente disponibili sul tema dell’ortopedia rigenerativa.

Al meeting hanno partecipato circa 500 delegati provenienti da più di 40 paesi come Giappone, Stati Uniti, Korea del Sud, Malesia e Brasile; gli specialisti si sono confrontati sulle strategie biologiche (fattori di crescita e cellule staminali) ed sui biomateriali per il trattamento della patologia cartilaginea di tutti i distretti anatomici. 

Per l’occasione i medici del Centro per la ricostruzione Funzionale e Biologica del ginocchio di Humanitas (prof.ssa Elizaveta Kon, prof. Maurilio Marcacci, dott. Berardo Di Matteo, dott. Francesco Iacono, dott. Tommaso Bonanzinga) hanno presentato i risultati di vari studi clinici attualmente in corso presso Humanitas.

Lo studio della professoressa Kon

La prof.ssa Elizaveta Kon ha presentato uno studio dedicato al trattamento dell’osso subcondrale e dei cosiddetti “edemi ossei.” 

“I recenti sviluppi della ricerca in ambito di patologia cartilaginea del ginocchio hanno evidenziato che il tessuto osseo sottostante la cartilagine (osso subcondrale) gioca un ruolo cruciale nella patogenesi del danno cartilagineo stesso e, quindi, dell’artrosi”, ha spiegato la professoressa. 

 “Vi sono delle condizioni patologiche in cui questo tessuto è interessato in maniera peculiare, come nel caso dell’osteonecrosi o dell’edema midollare (“edemi ossei”): in questi casi, quando i trattamenti conservativi strumentali e farmacologici sono inefficaci è possibile intervenire con un trattamento mini-invasivo mirato specificamente all’osso subcondrale”. 

“La procedura di subcondroplastica consiste nell’iniezione intra-ossea, sotto guida radiografica,  di sostanze terapeutiche a livello della lesione subcondrale – ha chiarito Kon – attualmente in pratica clinica si possono impiegare il concentrato midollare autologo, ricco di cellule staminali mesenchimali autologhe, oppure un sostituto osseo biosintetico”. 

“La scelta del tipo di sostanza da utilizzare avviene in funzione delle caratteristiche del paziente, della localizzazione e della estensione della lesione da trattare e della contemporanea eventuale presenza di danno cartilagineo. Tali trattamenti richiedono una minima ospedalizzazione ed i risultati preliminari appaiono incoraggianti”, ha concluso la professoressa.

La subcondroplastica  è una metodica in uso presso il Centro per la ricostruzione funzionale e biologica del ginocchio, diretto dal Prof. Marcacci, in cui attualmente sono in corso anche due studi clinici, uno relativo all’utilizzo del sostituto osseo e l’altro inerente il concentrato di cellule staminali.

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Epatocarcinoma: nuove frontiere terapeutiche e trattamenti dai congressi AIOM e ESMO

In occasione del congresso ESMO 2018 di Monaco – la principale società di oncologia medica in Europa, composta da un comitato scientifico di 500 esperti e oltre 20.000 professionisti di oncologia – e del congresso AIOM 2018 – l’Associazione Italiana di Oncologia Medica che raccoglie 2.500 soci – la dott.ssa Lorenza Rimassa, Vice Responsabile dell’Unità Operativa di Oncologia Medica in Humanitas, ha presentato i risultati degli ultimi studi sul trattamento dell’epatocarcinoma, il più comune tumore primitivo del fegato.

Il congresso AIOM di Roma

In particolare, durante il XX congresso AIOM, che si è tenuto a Roma dal 16 al 18 novembre, la dott.ssa Rimassa ha presentato i dati dello studio CELESTIAL che ha portato alla registrazione di cabozantinib, nuovo farmaco per il trattamento dei pazienti con epatocarcinoma, da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Lo studio, a cui Humanitas ha partecipato con un importante contributo, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste scientifiche.

Lo studio CELESTIAL – uno studio multicentrico internazionale di fase III che ha coinvolto più di 700 pazienti e ha valutato l’attività di cabozantinib nei pazienti con epatocarcinoma avanzato già trattati con sorafenib, la terapia standard, come già spiegato dalla dott.ssa Rimassa –  ha dimostrato un vantaggio di cabozantinib rispetto al placebo con un miglioramento significativo della  sopravvivenza globale e libera da progressione di malattia.

Il congresso ESMO di Monaco

In occasione del congresso ESMO 2018, invece, la dott.ssa Rimassa ha affrontato uno dei temi centrali nel dibattito scientifico sul trattamento dell’epatocarcinoma, ovvero quello del passaggio dai trattamenti loco-regionali – come ad esempio la chemioembolizzazione – a quelli sistemici. La dottoressa ha sottolineato come sia fondamentale il momento del passaggio alla terapia medica sistemica soprattutto oggi che sono disponibili nuovi farmaci per il trattamento di questa malattia e altri lo saranno a breve.

Nuove frontiere terapeutiche per l’epatocarcinoma

Nelle relazioni esposte nei due congressi, la dott.ssa Rimassa ha presentato quelle che sono le più nuove opzioni terapeutiche disponibili per i pazienti con epatocarcinoma avanzato che vanno ad aggiungersi alla terapia standard da ormai 10 anni con sorafenib. Lenvatinib in prima linea, regorafenib, cabozantinib e ramucirumab nelle linee successive hanno dimostrato la loro efficacia e tollerabilità. Regorafenib è già disponibile nella pratica clinica, mentre gli altri farmaci lo saranno in un prossimo futuro. Altre strategie sono in corso di studio, quali l’immunoterapia di cui si attendono con interesse i risultati. “Il panorama di trattamento per i pazienti con epatocarcinoma si sta quindi ampliando e ulteriori opzioni terapeutiche si renderanno presto disponibili”, ha concluso la dott.ssa Rimassa.

 

 

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