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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Carlo Piero Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

4 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

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Fumo: le domande più cercate sul web, le risposte di Humanitas

In Italia, secondo un recente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 11,6 milioni i fumatori, 7,1 milioni sono uomini mentre 4,5 milioni sono donne oltre la metà dei giovani fumatori tra i 15 e 24 anni fuma già più di 10 sigarette al giorno.

Fumatori e non sempre più spesso cercano risposte nel mare magnum del web, ma spesso le risposte non sono corrette o esaustive, per questo la responsabile del Centro Antifumo di Humanitas, la dottoressa Licia Siracusano, ha risposto ad alcune delle domande più ‘cliccate’ del web.



Quali sostanze ci sono nelle sigarette?

Le sigarette contengono tre elementi: nicotina, catrame e il monossido di carbonio, che si sviluppa con la combustione (cioè mentre si fuma).

Fa più male la combustione o la nicotina per il nostro organismo?

Sono assolutamente dannose entrambe e agiscono in modo diverso: la nicotina è una sostanza psicotropa che crea dipendenza ed è in grado di comportare alterazioni a livello dei vasi sanguigni tali da favorire lo sviluppo delle placche arteriosclerotiche. Questo è il primo meccanismo che induce l’insorgenza delle malattie cardiovascolari come infarto ed ictus.

Durante la combustione, invece, si sviluppa il monossido di carbonio che ha una capacità 20 volte superiore all’ossigeno di legarsi ai globuli rossi per cui toglie ossigeno al sangue e induce la formazione della carbossi-emoglobina. Una percentuale del sangue dei fumatori non è quindi ossigenata.

Quante sigarette posso fumare per non correre rischi?

Zero – è la risposta della specialista -. Ogni sigaretta contiene almeno 4000 mila sostanza dannose di cui almeno 200 sono addirittura cancerogene, cioè sostanze che possono indurre alterazioni nel dna tali che nel corso del tempo possono aumentare il rischio di tumore. Quindi non è consigliabile fumare neanche una sigaretta al giorno.

Smettere di fumare fa ingrassare?

Smettendo di fumare l’organismo in circa un mese viene completamente resettato. Anche il metabolismo, su cui influiva la nicotina, ricomincia a lavorare spontaneamente. Per evitare di ingrassare quando si smette bisogna non modificare il proprio stile alimentare, bere acqua e fare attività fisica.

Quali sono gli effetti del fumo passivo?

Il fumo passivo è dannoso come quello attivo: il fumatore passivo assimila le stesse sostanze di chi fuma direttamente. In particolare in presenza di bambini non si dovrebbe fumare neanche in contesti all’aria aperta che in cui ci sembra che il fumo si disperda.

Che cosa è il fumo di terza mano?

Il fumo di terza mano è quello che si deposita nei luoghi chiusi e sui tessuti: vestiti, tende, tappeti, divani, muri. Sulle superfici infatti si depositano tutte le sostanze dannose e cancerogene.

Perché è tanto difficile smettere di fumare?

Non bisogna avere paura di smettere di fumare: è vero che è difficile ma non è impossibile. E’ importante essere lungimiranti, i centri antifumo esistono e aiutano le persone a stare meglio.

Serve accettare l’idea che il tabagismo è una dipendenza e le dipendenze sono malattie. Con l’aiuto di un supporto farmacologico e il counseling si aiuta ad uscire una persona dal tunnel del tabagismo.

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Identificato il meccanismo alla base delle aritmie nei pazienti con cardiomiopatia da mutazioni della lamina

Le mutazioni del gene della Lamina A/C, una proteina fondamentale dell’involucro nucleare della cellula, sono causa di cardiomiopatia, una malattia del muscolo cardiaco associata a dilatazione del cuore e alterata funzionalità, e sono associate a disturbi della conduzione, aritmia e morte improvvisa.

Il meccanismo è stato individuato da uno studio dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) e Humanitas e la ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications.

Come spiega la dottoressa Elisa Di Pasquale, ricercatrice dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) e Humanitas: “Nel nostro studio abbiamo utilizzato modelli cardiaci in vitro, generati mediante un processo di riprogrammazione di cellule della pelle di pazienti portatori della mutazione K219T in cellule iPSC (dall’inglese Induced Pluripotent Stem Cells – cellule staminali pluripotenti indotte), e il loro successivo differenziamento in cardiomiociti, le cellule del cuore alla base della proprietà contrattile del muscolo cardiaco. Le cellule iPSC, descritte per la prima volta nel 2006 dal premio Nobel Shinya Yamanaka, hanno rivoluzionato l’approccio allo studio delle malattie e ci hanno permesso di investigare i meccanismi funzionali e molecolari alla base della cardiomiopatia lamina-dipendente”.

Lo studio

Sfruttando tali modelli paziente-specifici e le nuove tecniche di correzione genica CRISPR-Cas9, il team di ricercatori del Cnr-Irgb e dell’Istituto Clinico Humanitas ha identificato i difetti funzionali specifici indotti dalla mutazione K219T della Lamina A/C, delineandone i meccanismi responsabili. È infatti emerso che i cardiomiociti mutati hanno ridotte quantità di correnti di sodio, le quali sono fondamentali per la corretta trasmissione dell’impulso elettrico del muscolo cardiaco. Ciò predispone all’insorgenza delle aritmie che spesso si manifestano nei pazienti portatori di questa mutazione o di altre simili. È stato inoltre dimostrato il ruolo che la lamina svolge nel regolare epigeneticamente l’espressione del gene del canale del sodio (SCN5A), la proteina attraverso cui passa la corrente del sodio, quindi di fondamentale importanza per l’eccitabilità elettrica delle cellule cardiache.

Mutazioni a carico del gene della lamina portano quindi a una ridotta espressione del gene del canale del sodio, evento che a sua volta determina la propensione della cellula cardiaca malata a generare disturbi del ritmo e aritmie.

I risultati di questa ricerca migliorano quindi la comprensione delle malattie causate dalla Lamina A/C e identificano nel gene del canale del sodio SCN5A un potenziale target molecolare per una terapia dei disturbi della conduzione in questi pazienti. In futuro, sarà possibile utilizzare le cellule malate generate con il metodo Yamanaka per sperimentare nuove molecole che curano la malattia in vitro, prima di passare alla sperimentazione sull’uomo.

Lo studio, finanziato dal Ministero delle salute, dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca, dall’European Research Council, dal Progetto Bandiera Interomics del Cnr e dal progetto “Io Merito” del 5×1000 di Humanitas è frutto della collaborazione tra i gruppi di ricerca di Elisa Di Pasquale e Gianluigi Condorelli, entrambi afferenti al Cnr-Irgb e all’Irccs Istituto clinico Humanitas, e della collaborazione di ricercatori e medici che operano in Italia e all’estero (Università di Parma, Università di Washington, Università di Verona, Dipartimento Cardiovascolare degli “Ospedali Riuniti” e Università di Trieste).

 

 

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