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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto carlo piero Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

4 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

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Il Lipofilling: un trattamento per ridurre il dolore dopo la mastectomia

Il 40% delle donne che hanno subito una mastectomia, cioè l’asportazione della mammella in seguito ad un tumore al seno, soffre della cosiddetta Post Mastectomy Pain Syndrome (PMPS). Un dolore che le pazienti localizzano proprio tra l’ascella e il braccio, vicino alla cicatrice lasciata dall’operazione, e che spesso non permette di superare un trauma già difficile da superare per molte donne e ne compromette la qualità di vita, costringendole ad assumere antidolorifici, anti-infiammatori e antidepressivi.

Lo studio del prof. Marco Klinger in Humanitas

Uno studio condotto in Humanitas dal prof. Marco Klinger, Responsabile di Unità Operativa di Chirurgia Plastica, su 113 pazienti dimostra come l’autotrapianto di grasso diminuisce di un terzo la sindrome dolorosa che segue la mastectomia. In modo rapido e poco invasivo, la vita ritorna “normale”.

Lo studio è stato anche pubblicato sulla rivista “Plastic and Reconstructive Surgery Journal”, una delle più prestigiose riviste di chirurgia plastica del mondo.

Secondo gli studi e le osservazioni del professore, “l’autotrapianto di grasso si è rivelato molto efficace, anzi entusiasmante: dopo un autotrapianto, il dolore nelle pazienti affette da PMPS è diminuito di 3,23 su una scala di 10 – ha spiegato il professore -. Il miglioramento rimane costante nel tempo”.

Il lipofilling: un’operazione poco invasiva, dall’estetica alla chirurgia ricostruttiva

“In questo studio – ha chiarito Klinger – abbiamo utilizzato la stessa tecnica, il lipofilling, che riscuote tanto successo in ambito estetico e ricostruttivo”. L’autotrapianto consiste in un trattamento poco invasivo e non doloroso, indicato in pazienti che hanno già alle spalle cure e trattamenti impegnativi. 

L’operazione viene eseguita con la paziente in anestesia locale: dall’addome o dai fianchi viene prelevata una piccola quantità di grasso, che una volta centrifugato e filtrato viene iniettato nella sede da trattare e ‘riempire’. 

Oltre alle sue applicazioni in ambito estetico, la tecnica del lipofilling viene utilizzata anche nella chirurgia ricostruttivaper migliorare i tessuti cicatriziali dopo gravi ustioni, e anche – come in questo caso – per riempire i vuoti lasciati da un tumore. 

“Nel caso delle donne operate di tumore al seno, l’infiltrazione di grasso avviene nella zona della cicatrice – ha spiegato il professore -. I risultati dello studio, che ha coinvolto 113 donne, sono molto positivi, ma ovviamente c’è ancora molto da indagare”, tra cui l’origine del dolore della sindrome post mastectomia. 

“Grazie alle cellule staminali adulte presenti nel grasso, l’innesto adiposo contribuisce a ridurre lo stato di infiammazione cronico. Inoltre – ha concluso Klinger – come più volte constatato, si verifica un importante rimodellamento della cicatrice, che diventa più morbida e meno visibile».

 

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Verso l’eliminazione mondiale dell’Epatite C: gli studi di Humanitas sull’impatto dei nuovi farmaci antivirali diretti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato nel 2030 l’anno in cui raggiungere l’eliminazione dell’epatite a livello mondiale. Un traguardo raggiungibile grazie all’introduzione di farmaci antivirali diretti in grado di guarire i pazienti che soffrono di Epatite cronica C in circa il 95% dei casi. 

Questi antivirali sono disponibili in Italia già dal 2014 e sono prescrivibili solo da centri specialistici esperti identificati tramite delibera regionale.

In Humanitas oltre 1000 pazienti trattati con antivirali diretti

In Humanitas sono oramai 1000 i pazienti che sono stati trattati con questi farmaci dall’équipe di Medicina Interna ed Epatologia, ottenendo un tasso complessivo di guarigione del 97%.

  “È possibile dire che ad oggi nessun paziente con epatite cronica C, noto al nostro centro è ancora affetto dalla malattia – ha detto il prof. Alessio Aghemo, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Interna e Epatologia – infatti anche i pochi pazienti che hanno fallito il trattamento di prima linea, quando ritrattati hanno ottenuto la guarigione. È un grande vanto per il nostro centro ed è prova del lavoro portato avanti dai medici dell’Unita Operativa dal 2014”.

“Attualmente anche grazie alla creazione di un ambulatorio dedicato – ha spiegato ancora il professore – siamo in grado di iniziare un trattamento antivirale in meno di 21 giorni dalla prima visita. Garantendo quindi ai nostri pazienti un rapido percorso verso la guarigione”.

“Resta ancora molto da fare sul piano della diagnosi per identificare quelle persone che non sanno di avere l’infezione e non hanno quindi avuto accesso alle cure – ha chiarito Aghemo – e per trattare quei pazienti che pur a conoscenza della propria malattia non sono stati riferiti ai centri specialistici. Per questo nel 2019-2020 prenderanno il via dei progetti finalizzati ad aumentare il tasso diagnostico nei medici di medicina generale e a garantire che tutti i pazienti con riscontro di epatite C in Humanitas abbiano rapido accesso ad uno specialista per rendere Humanitas il primo ospedale Hepatitis C free”.

I benefici per i pazienti e per la sanità pubblica

L’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) ha calcolato in un’analisi cost-consequence l’impatto dell’utilizzo di questi farmaci in Humanitas anche in termini di spesa per la sanità pubblica, oltre che di guarigione per i pazienti.

La simulazione condotta su una coorte di 696 pazienti con epatite cronica e cirrosi trattati nel triennio 2017-2019 in Humanitas, ha dimostrato che, nell’arco di 20 anni, sono stati prevenuti 472 decessi legati al fegato, 175 casi di epatocarcinomi, 90 casi di cirrosi scompensate e 84 trapianti di fegato.

Il trattamento anti-HCV può essere inoltre considerato un investimento non solo per la salute ma anche per la spesa pubblica: un incremento di spesa nel triennio di riferimento per farmaci anti-HCV pari a 3,9 milioni di €, consente di ottenere minori complicanze associate al decorso della patologia e un relativo minore impiego di risorse legate al monitoraggio della stessa, generando nella coorte di pazienti trattati nel triennio 2017-2019 un risparmio cumulato pari a 5,5 milioni di € in 20 anni.

“Alla luce di tali risultati, è possibile affermare come il trattamento dei pazienti affetti da HCV si configuri come un investimento in salute in quanto, specie nei pazienti meno gravi, previene la progressione della malattia, riducendo quindi la manifestazione di complicanze gravi (epatocarcinoma, cirrosi, trapianti) e l’impiego di risorse associate alla loro gestione”, ha concluso il professore.
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