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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

3 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Carlo Piero Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

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Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

5 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

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9 Unità Operative

Area Laboratori

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Humanitas News

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Le malattie autoimmuni: quando il sistema immunitario si ribella

Le donne sono più resistenti degli uomini: non è un vecchio proverbio ma un fatto di statistica, soprattutto quando si parla di infezioni. Il mondo femminile, infatti, ha un andamento delle patologie che derivano da un agente infettivo generalmente più benigno rispetto a quello maschile, tuttavia si rivela più fragile per quanto concerne le malattie autoimmuni: patologie che riguardano proprio il sistema immunitario

“Avere un sistema immunitario più brillante e più aggressivo, quindi in grado di combattere meglio le malattie infettive, si associa per contro al rischio che il sistema immunitario stesso cada in errore, creando quella che chiamiamo autoimmunità”, spiega in un’intervista a Tv2000 il professor Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia e Immunologia Clinica in Humanitas e docente di Humanitas University.

Autoimmunità: la risposta di un sistema immunitario troppo irruento

“L’autoimmunità si sviluppa quando il sistema immunitario, sbagliandosi, reagisce contro parti dello stesso organismo. A oggi un centinaio di malattie sono basate su una causa autoimmune, come per esempio l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la malattia celiaca, o la tiroidite di Hashimoto.

Stiamo assistendo a una crescita del numero delle malattie autoimmuni ma la causa non è ancora stata dimostrata. Un’ipotesi è che sia associata al cambiamento dei fattori ambientali. I paesi più industrializzati, infatti, hanno un’incidenza maggiore delle malattie autoimmuni. Ma non dobbiamo neanche sottovalutare il fatto che la diagnosi negli ultimi decenni ha fatto grandi progressi, quindi risulta anche più semplice diagnosticarle. Per quanto riguarda i fattori difensivi, invece, la dieta mediterranea sembra avere un ruolo protettivo”, approfondisce il professore. 

Limportanza di un corretto stile di vita

“Per difendersi dalle malattie autoimmuni è molto importante avere uno stile di vita corretto. Per prima cosa mantenendo un peso adeguato, perché sovrappeso e obesità sono fattori infiammatori importanti, favoriscono l’aggravarsi delle malattie autoimmuni e inficiano una buona risposta dell’organismo alle terapie. Inoltre è molto importante anche fare esercizio fisico: ha un eccellente effetto antinfiammatorio e contribuisce a mantenere un sistema immunitario più agile” precisa lo specialista.

Patologie autoimmuni e COVID-19: c’è una correlazione?

“No, le probabilità di contrarre l’infezione sono le stesse per chiunque. A fare la differenza, si ipotizza, possono essere alcune terapie, che rendono volutamente meno brillante il sistema immunitario e quindi possono influenzare la severità dell’infezione. Ma i dati che abbiamo oggi a disposizione derivate da uno studio dell’Immuno Center di Humanitas raccontano che i nostri pazienti che stavano seguendo una terapia immunosoppressiva si sono protetti adeguatamente, hanno sviluppato infezioni da COVID-19 molto raramente e nella maggior parte dei casi sono guariti in modo soddisfacente”, conclude il professor Selmi. 

L’articolo è tratto da un’intervista al professor Carlo Selmi a Il mio medico (TV2000) del 12 giugno 2020.

Per rivedere l’intervista clicca qui.

 

 

 

 

 

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Cheratocono: in Humanitas tutta l’innovazione del Cross Linking Corneale

Gli occhi sono la nostra finestra sul mondo: bisogna prendersene cura e non sottovalutare le patologie che possono insorgere. Come il cheratocono, un fastidioso e invalidante disturbo alla cornea, la membrana trasparente che compone la parte anteriore del bulbo oculare e costituisce la prima lente “naturale” dell’occhio.
Ne parliamo con il professor Paolo Vinciguerra, responsabile di Oculistica in Humanitas e docente di Humanitas University.

Cheratocono, una patologia cronica giovanile

Il cheratocono è una patologia cronica ad andamento progressivo, che si verifica quando la cornea perde rigidità e resistenza e il suo tessuto si assottiglia e si deforma nella parte centrale, assumendo la forma di un cono. Una condizione dovuta a un indebolimento indotto dall’eccessiva elasticità e deformazione delle cornee ammalate: le firme di collagene che formano l’architettura corneale perdono i legami che le tengono unite e tendono progressivamente a scivolare le une sulle altre, aumentando la curvatura e contemporaneamente riducendo lo spessore del tessuto corneale.

Il cheratocono colpisce ogni anno circa cinquanta persone ogni centomila, sia uomini che donne, in prevalenza in età adolescenziale e giovanile e predilige i giovani allergici, sia per il riacutizzarsi di cheratocongiuntiviti allergiche, sia per l’abitudine, sbagliata ma meccanica, di strofinarsi gli occhi che prudono con le mani, che può contribuire alla degenerazione del tessuto corneale. In generale, inoltre, si tratta di una malattia che ha carattere familiare e genetico, pertanto si riscontra una maggiore incidenza in pazienti con parenti già affetti da cheratocono.

Una visione distorta e confusa

Come spiega il professor Vinciguerra, la patologia colpisce entrambi gli occhi, spesso con un livello di gravità differente, e il decorso è variabile. Il problema si rende evidente quando la cornea comincia a deformarsi a forma di cono: è in questo momento che la curvatura irregolare che si viene a creare cambia il potere refrattivo della cornea, producendo distorsioni delle immagini e una visione confusa sia da vicino che da lontano. 

Inizialmente il paziente può avvertire un peggioramento della qualità visiva e un progressivo offuscamento, mentre negli stadi più avanzati, quando la cornea si opacizza e l’assottigliamento del tessuto corneale diventa estremo e può comportare  un evidente rischio di perforazione, diventa necessario il trapianto di cornea.

Unalternativa al trapianto: Humanitas nel primo gruppo di studio europeo per il Cross Linking Corneale

Questo intervento, che comporta il rischio di rigetto, non garantisce una visione naturale ottimale, e necessita una terapia topica immunosoppressiva, può oggi essere in molti casi evitato, grazie al Cross Linking Corneale, un’innovativa terapia chirurgica a bassa invalidità.
Dal 2006, infatti, il centro Oculistico di Humanitas prosegue la sua esperienza con il primo gruppo di studio europeo per la validazione della metodica del Cross Linking Corneale, con la prospettiva di autorizzare e diffondere questa tipologia di intervento come unica terapia non invasiva per la cura del cheratocono.

L’intervento, che si effettua in anestesia locale e dura circa un’ora, prevede l’installazione sulla superficie della cornea di un collirio a base di Vitamina B2 o riboflavina attivato da un’irradiazione laser con raggi UVA,che consolida i vari strati lamellari che compongono la superficie della cornea. In questo modo la progressione della malattia viene contrastata irrigidendo il tessuto corneale e “cementando meglio” i mattoni che lo compongono. 

Il decorso postoperatorio, conclude il professor Vinciguerra, comprende controlli giornalieri per circa quattro giorni e una terapia antibiotica da seguire scrupolosamente. In più il paziente dovrà attenersi a una serie di accortezze, come evitare di utilizzare smartphone, computer e schermi retroilluminati, detergere il viso soltanto con salviette detergenti monouso evitando il contatto con l’acqua, e, soprattutto, favorire un riposo assoluto a occhi chiusi.

 

 

 

 

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