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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Carlo Piero Malesci

4 Unità Operative

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Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

5 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

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9 Unità Operative

Area Laboratori

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Humanitas News

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I farmaci biologici contro i tumori al seno

Il tumore al seno non va considerato come un’unica malattia uguale per tutte le donne, perché ne esistono diverse tipologie che si differenziano tra loro per morfologia, biologia e anche per risposta alle terapie.

Come sottolinea la dottoressa Rita De Sanctis, specialista in Oncologia medica ed Ematologia in Humanitas: “È molto importante definire il profilo biologico del singolo tumore al fine di ritagliare la terapia su misura per ogni paziente. La patologia mammaria può essere suddivisa in tre principali sottogruppi: tumore con recettori ormonali (estrogeni e progesterone) positivi; tumore con recettore HER2 positivo; tumore triplo negativo (che spesso presenta una mutazione BRCA) che non esprime né recettori per gli estrogeni, né per il progesterone e neppure per HER2. Contro i tumori al seno, oltre ai farmaci chemioterapici, disponiamo dei farmaci biologici”.

Che cosa sono i farmaci biologici?

I farmaci biologici sono molecole proteiche complesse che vengono prodotte in laboratorio; devono il loro nome al fatto che il principio attivo deriva da una fonte biologica, come per esempio le cellule.

Questi farmaci sono in grado di agire su uno specifico recettore, con l’obiettivo di modificare l’andamento della malattia. Ne sono un esempio gli anticorpi monoclonali, farmaci intelligenti capaci di riconoscere e colpire selettivamente una proteina presente sulle cellule tumorali, limitando così gli effetti collaterali caratteristici della chemioterapia.

La terapia ormonale per i tumori ormono-sensibili

Nel caso di tumori con recettori ormonali positivi per estrogeni e progesterone, la prima terapia biologica mirata e ancora in uso è la terapia ormonale. Questi farmaci agiscono interferendo con l’attività degli estrogeni, che sono coinvolti nell’insorgenza dei tumori del seno.

Questa terapia però porta con sé il rischio di ormono-resistenza, un meccanismo simile alla resistenza antibiotica, per il quale la cellula tumorale resiste all’effetto dei farmaci perché ha “compreso” il meccanismo d’azione della terapia ormonale. Negli ultimi anni si è molto lavorato sul rischio di insorgenza di ormono-resistenza e per contrastarla sono stati introdotti nella pratica clinica gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti: tre molecole (palbociclib, ribociclib, abemaciclib) che contribuiscono a rallentare la crescita delle cellule, inibendo due proteine chiamate chinasi ciclina-dipendente 4 e 6 (CDK-4/6) che se iper-attivate consentono alle cellule tumorali di replicarsi in maniera incontrollata.

I farmaci biologici per i tumori HER2 positivi

Nel caso dei tumori positivi per il recettore HER2 sono stati messi a punto in laboratorio diversi anticorpi monoclonali: farmaci capaci di riconoscere in maniera selettiva determinate cellule tumorali per la presenza di specifiche proteine sulla loro superficie, come il recettore HER2. Ne sono un esempio trastuzumab, pertuzumab e T-DM1 che agiscono a diversi livelli del recettore.

Trastuzumab riconosce la proteina HER2 e vi si lega, bloccando così la crescita delle cellule HER2 positive. Ha rivoluzionato il trattamento delle forme HER2 positive e ha migliorato considerevolmente il tasso di sopravvivenza.

Anche Pertuzumab riconosce HER2 e vi si lega, ma in un punto diverso rispetto a Trastuzumab, e consente di bloccare la crescita della cellula HER2 positiva. Per una maggior efficacia si utilizza in associazione con trastuzumab e un chemioterapico (come per esempio, il docetaxel).

T-DM1 invece è costituito da trastuzumab a cui è legato un chemioterapico ed è progettato in modo da veicolare il chemioterapico direttamente all’interno delle cellule tumorali con HER2 sulla propria superficie, grazie al legame con trastuzumab (come una sorta di cavallo di Troia). Al momento del legame, infatti, il chemioterapico si stacca dal trastuzumab ed entra nella cellula tumorale portandola alla distruzione.

I farmaci biologici in caso di malattia triplo-negativa

Spesso nelle pazienti con malattia triplo-negativa si osserva una mutazione nei geni BRCA.

Per questi tumori non abbiamo recettori o terapie mirate, ma solo la chemioterapia (dalla fase adiuvante a quelle più avanzate di malattia) che però sfrutta un meccanismo non ancora così preciso come le terapie biologiche.

Le cellule sane e quelle tumorali hanno la stessa modalità di crescita, la differenza risiede nella velocità di riproduzione. A ogni ciclo cellulare abbiamo un raddoppiamento delle cellule, ma quelle tumorali – nello stesso intervallo di tempo – riescono a riprodursi più velocemente e dunque si presentano in numero maggiore. La chemioterapia colpisce le cellule che crescono più rapidamente e dunque le tumorali, ma purtroppo coinvolge ancora alcune cellule sane, motivo per cui abbiamo gli effetti collaterali a livello delle mucose, dell’intestino e del cuoio capelluto.

Il ruolo dei PARP inibitori

Accanto alla chemioterapia, per le pazienti portatrici della mutazione del gene BRCA1 o BRCA2 (più spesso affette da malattia triplo negativa), vi sono poi i PARP inibitori. Si tratta di una nuova categoria di farmaci capaci di sfruttare la mancanza di alcuni meccanismi di riparazione del DNA nelle cellule tumorali, per condurle alla morte.

I PARP (Poli-ADP-ribosio-polimerasi) sono una famiglia di proteine coinvolte nella riparazione delle rotture di un singolo filamento del DNA (che è strutturalmente una doppia elica). Di fronte all’interruzione di uno dei due filamenti del DNA, i PARP riparano il danno; se invece il danno interessa entrambi i filamenti, intervengono nella riparazione le proteine BRCA1 e BRCA2 normali (derivanti dai rispettivi geni non mutati).

Nelle pazienti con mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 manca però il meccanismo di riparazione delle rotture nel doppio filamento del DNA. Utilizzare i PARP inibitori consente di bloccare la riparazione delle rotture al singolo filamento del DNA. Nelle cellule tumorali, l’impossibilità di riparare il singolo filamento determina l’aumento delle rotture nel doppio filamento, che non possono però essere corrette perché in queste cellule il meccanismo di riparazione del doppio filamento non funziona e così le cellule tumorali vengono distrutte.

 

Il tema dei farmaci biologici nei tumori al seno è stato affrontato dalla dottoressa De Sanctis nel corso dell’edizione 2018 di Paziente diplomata; per rivedere l’intero intervento della dottoressa clicca qui.

 

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Tumore al seno metastatico: quando la malattia diventa cronica

Sono circa 37mila le donne che in Italia convivono con il tumore al seno metastatico; pazienti con un vissuto delicato ed esigenze specifiche, spesso legate alla cronicità della malattia; un numero che sta aumentando anche grazie alla maggior efficacia delle cure e alla possibilità di accesso sempre di più a centri dedicati a questa malattia che fa sì che queste donne possano vivere più a lungo.

Proprio alle donne con tumore al seno metastatico è stato dedicato negli ultimi anni il lavoro di Europa Donna Italia, il movimento a tutela dei diritti delle donne colpite dal tumore al seno, con una serie di iniziative a loro supporto.

Ne parliamo con il dottor Corrado Tinterri, Responsabile della Senologia e Direttore della Breast Unit di Humanitas e Direttore scientifico di Europa Donna.

Che cos’è il tumore al seno metastatico?

Il tumore al seno metastatico è un tumore che dal seno, la sua sede di origine, ha raggiunto altre parti del corpo attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni. A essere particolarmente colpiti sono in genere le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.

Questo si verifica perché le cellule tumorali si moltiplicano più velocemente delle cellule sane e possono diffondersi mediante la circolazione linfatica o sanguigna. Alcune muoiono nel corso del viaggio, altre invece – una volta raggiunta la “nuova sede” – possono proliferare e creare nuove masse tumorali. Le metastasi possono manifestarsi dopo alcuni anni dalla comparsa del tumore primario o in alcuni casi più rari dopo molti anni.

Il tumore al seno metastatico è una malattia cronica

“Le donne con tumore al seno metastatico convivono con una malattia cronica. Occorre infatti distinguerlo dal tumore al seno non metastatico perché si tratta di due condizioni differenti. Il tumore al seno metastatico è curabile e dunque può essere sottoposto a terapia, controllato e talvolta andare in remissione completa per un certo periodo di tempo, ma non è guaribile se non in casi particolari. Il tumore al seno non metastatico invece, soprattutto se diagnosticato in fase precoce, gestito in maniera tempestiva e opportuna in un Centro di Senologia, è considerato guaribile.

Il tumore al seno può dare recidive anche a distanza di diversi anni, ma la probabilità di sviluppare metastasi dipende da molti elementi, ne sono un esempio: l’età di insorgenza del tumore primario, le sue caratteristiche molecolari, la presenza di mutazioni genetiche e lo stadio iniziale del tumore”, spiega il dottor Tinterri.

La vita con il tumore al seno metastatico

“Il tumore al seno metastatico è una malattia cronica. Oggi, grazie ai progressi della Ricerca scientifica, stiamo riuscendo a offrire alle donne che ne soffrono cure sempre più efficaci e personalizzate, capaci di controllare meglio i sintomi e l’andamento della malattia rallentandone in diversi casi la progressione, cercando di migliorare la qualità di vita di queste pazienti.

Ogni donna è unica, così come lo è la storia di ciascuna e il modo di affrontare la malattia metastatica. Ci sono donne che riescono a mantenere una buona qualità di vita, pur dovendo convivere con una malattia che richiede di sottoporsi a controlli ed esami frequenti, ogni tre mesi circa. Sapere che spesso non vi è possibilità di guarigione, però, ha un impatto psicologico fortissimo su queste donne e da un questionario condotto da Europa Donna con SWG, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, è emersa in maniera chiara la necessità di un sostegno diffuso: un sostegno psicologico da parte di personale qualificato, un sostegno istituzionale per agevolare le pratiche legate alla malattia e un sostegno affettivo da parte dei propri cari. In particolare, la quasi totalità delle donne e dei caregiver intervistati ritengono importante la presenza di un supporto psicologico qualificato”, continua il dottor Tinterri.

La necessità di avere al più presto su tutto il territorio nazionale i Centri di Senologia è anche motivato dal fatto che al loro interno è prevista una sezione dedicata proprio alle donne metastatiche con specifico percorso, ambulatori dedicati e particolare attenzione ai bisogni specifici di queste donne anche sul piano sociale, lavorativo e accesso a protocolli farmacologici dedicati in modo più agevole e veloce.

La campagna ForteMente e l’introduzione della figura dello psico-oncologo

“Proprio per andare incontro a questa forte necessità delle donne con tumore al seno metastatico, Europa Donna in collaborazione con la Società Italiana di Psiconcologia, ha promosso la campagna ForteMente per chiedere al Ministero della Salute l’inserimento nelle Breast Unit della figura dello psico-oncologo.

Un professionista dedicato capace di supportare e accompagnare le pazienti nel proprio percorso terapeutico; un professionista competente, specializzato ed empatico, che aiuti ad alleviare il peso emotivo che queste donne si portano dentro e che offra loro la possibilità di avere qualche strumento in più per affrontare la quotidianità con la malattia”, ha concluso il dottor Tinterri.

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare l’opuscolo di Europa Donna sul tumore metastatico qui.

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