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IRCCS Istituto Clinico Humanitas

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

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Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

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4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

7 Unità Operative

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3 Unità Operative

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Direttore Dott. Luca Balzarini

5 Unità Operative

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Humanitas News

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Epatocarcinoma e colangiocarcinoma: le novità al Congresso Nazionale AIOM

Dal 30 ottobre al 1 novembre ha avuto luogo la XXII edizione del Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), svoltosi in modalità virtuale per via della pandemia COVID-19. 

Ricerca, accessibilità e organizzazione sono stati i tre temi al centro del Congresso, ritenuti da AIOM i pilastri su cui deve poggiare l’Oncologia medica per attuare il proprio ruolo istituzionale, garantire ai pazienti la miglior terapia possibile e mantenere la copertura universale del sistema sanitario.

Al Congresso ha preso parte la professoressa Lorenza Rimassa, Vice Responsabile di Oncologia Medica in Humanitas e docente di Humanitas University, e ha moderato la sessione dedicata ai tumori del tratto gastroenterico non colon-retto. In questo ambito, particolare attenzione è stata posta a epatocarcinoma e tumori delle vie biliari: “È il segno di un interesse in crescita per queste malattie e di un cambio di panorama nel loro trattamento”, ha sottolineato la professoressa Rimassa.

Epatocarcinoma: nuove prospettive di cura

L’epatocarcinoma è uno dei tumori più comuni al mondo, in particolare in Africa in Asia, e il primo per incidenza tra quelli epatici. Si tratta di un tumore insidioso, che si sviluppa nelle cellule del fegato, gli epatociti.

“Anche da noi è in crescita, legato a fattori di rischio come cirrosi correlata a infezione da virus dell’epatite B, C e abuso di alcol, ma anche sindrome metabolica, caratterizzata da ipertensione, diabete, sovrappeso. Quest’ultima condizione è in aumento nei paesi occidentali”, spiega la professoressa Rimassa.

“Per molto tempo abbiamo avuto un unico farmaco per curare la malattia in fase avanzata. Finalmente di recente sono emersi dati positivi anche su altri trattamenti e il panorama si è ampliato”, prosegue.

Epatocarcinoma e immunoterapia

Atezolizumab plus Bevacizumab in Unresectable Hepatocellular Carcinoma è il titolo dello studio multicentrico di fase III, pubblicato a maggio 2020 sul New England Journal of Medicine. Lo studio, i cui risultati sono positivi, ha valutato l’associazione di atezolizumab (immunoterapico) con bevacizumab (antiangiogenico) e i dati mostrano un evidente miglioramento in termini di sopravvivenza globale e di sopravvivenza libera da progressione di malattia rispetto a sorafenib, il farmaco che, per una decina d’anni, ha rappresentato l’unico standard di cura.

“La terapia medica è decisamente molto più in movimento rispetto a qualche anno fa: sono in corso infatti studi su diverse combinazioni di immunoterapia. Avere una terapia più efficace apre anche una serie di temi e scenari di studio futuri. Inoltre sappiamo che non tutti i pazienti rispondono positivamente, ma non sappiamo ancora perché. Ci sono molti punti di discussione aperti e c’è molto da fare nel campo della ricerca”.

Le novità nella cura dei tumori delle vie biliari

Particolare attenzione anche alle nuove possibilità di trattamento di un tumore che si sviluppa nelle vie biliari: il colangiocarcinoma, che può essere intraepatico, extraepatico e della colecisti. “Sono condizioni diverse”, spiega la specialista, “ma trattate per molto tempo tutte allo stesso modo, con la chemioterapia. Anche qui per dieci anni si è rimasti in stallo, ma è emerso sempre più chiaramente che si tratta di patologie differenti per fattori di rischio, prognosi e alterazioni molecolari. Alcune di queste sono state individuate e possono essere bersaglio di terapie mirate ed efficaci.

Alcuni geni alterati ricorrono nei pazienti con colangiocarcinoma e la Ricerca si sta concentrando in particolare sulle mutazioni di IDH1 (Isocitrate Dehydrogenase 1) e sulle traslocazioni di FGFR2 (Fibroblast Growth Factor Receptor 2) e alcuni farmaci hanno dato risultati positivi in studi di fase II e III.

I farmaci che sono allo studio possono rappresentare una valida alternativa alla chemioterapia. Stiamo entrando sempre più nel campo di una medicina di precisione che individua il singolo tipo di malattia: anche qui lo scenario sta cambiando completamente”, ha concluso la professoressa Rimassa

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Varicocele: cos’è e quali sono i sintomi?

Circa il 15% della popolazione maschile adulta (un uomo ogni 8) soffre di varicocele, una delle patologie più frequenti dell’apparato riproduttivo maschile.

Approfondiamo le cause di questa patologia e gli strumenti per contrastarla con il dottor Luciano Negri, andrologo del Fertility Center di Humanitas.

Varicocele: un rigonfiamento anomalo delle vene del testicolo

Quando parliamo di varicocele, ossia di una delle più comuni patologie che affliggono l’apparato riproduttivo maschile, intendiamo un rigonfiamento anomalo delle vene del testicolo, provocato da un reflusso patologico di sangue dalla vena renale sinistra al testicolo. Il reflusso determina un aumento di pressione nelle vene del funicolo spermatico e una loro dilatazione e fa aumentare la temperatura all’interno della borsa scrotale. 

Normalmente, per il buon funzionamento dei testicoli, è fondamentale una temperatura di poco inferiore a quella interna: infatti i testicoli si trovano in una sacca esterna all’addome (scroto).

Le grosse varici nello scroto agiscono come un “termosifone” e possono causare una riduzione del numero e della qualità degli spermatozoi, andando a compromettere la fertilità maschile.

Il varicocele insorge prevalentemente durante la pubertà e riguarda per il 95% dei casi il testicolo sinistro.

Come si manifesta il varicocele?

La patologia è in genere asintomatica, potrebbe però manifestarsi con un senso di pesantezza nella zona, soprattutto dopo aver effettuato attività fisica.

Altri sintomi riconducibili al varicocele potrebbero essere: dolore al testicolo interessato, aumento della dilatazione delle vene – che diventano palpabili e visibili – a livello testicolare, abbassamento del testicolo interessato rispetto all’altro.

La diagnosi

Per diagnosticare il varicocele è indispensabile una visita dello specialista. Tra gli esami che potrebbero venire richiesti figurano l’ecografia testicolare con doppler dei vasi spermatici, per definire l’entità del reflusso venoso, e lo spermiogramma per stimare un’eventuale diminuzione della fertilità.

È fondamentale che la diagnosi di varicocele avvenga precocemente, per evitare la compromissione di fertilità e salute del testicolo interessato: rispetto a qualche decennio fa, infatti, i giovani tendono a fare figli sempre più tardi, e potrebbero aumentare i problemi.

Le possibilità di trattamento

Per correggere il varicocele è possibile utilizzare diverse tecniche chirurgiche e radiologiche.

in Humanitas utilizziamo tecniche mininvasive, che rendono l’intervento molto sicuro. L’operazione consiste in una piccola incisione sub-inguinale, attraverso cui le vene varicose vengono esteriorizzate e sclerotizzate per via anterograda (dunque dal basso verso l’alto).

Si tratta di un intervento non doloroso, che può essere effettuato sia con anestesia locale, sia con sedazione profonda. Rispetto ad altre tecniche, questa procedura riduce i rischi di recidiva e abbrevia i tempi operatori (10-15 minuti), di degenza (2 ore), e di recupero fisico (2 giorni per tornare al lavoro, 7 giorni per l’attività fisica pesante).

 

 

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