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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimento Cardiovascolare

Direttore Prof. Gianluigi Condorelli

8 Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Carlo Piero Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

4 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

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Smartphone e tecnologie ‘nemici’ della pelle: i consigli dell’esperta contro il digital aging

Smartphone, digitale e iperconnessione possono rivelarsi nemici della pelle e del nostro organismo causando spesso colorito spento, rughe occhiaie. Ma anche posture scorrette di collo e schiena e dita della mani a rischio. Sono alcuni degli effetti di quello che gli esperti chiamano ‘digital aging’ (invecchiamento digitale): malesseri e disturbi dovuti al troppo – e scorretto – utilizzo delle nuove tecnologie.

Ne ha parlato in un’intervista la dott.ssa Alessandra Narcisi, dermatologa dell’ospedale Humanitas.

Gli effetti della tecnologia

Oltre ad un colore spento della pelle e alle rughe dovute al passare del tempo, mentre utilizziamo cellulari e tablet, senza rendercene neppure conto, adottiamo espressioni del viso corrucciate, strizziamo gli occhi e le fronte. Posizioni che a lungo andare segnano la nostra pelle.

 “Si chiama digital aging, cioè invecchiamento digitale, uno dei fattori di invecchiamento precoce della pelle che colpisce donne e uomini a tutte le età e si manifesta con rughe su viso e collo per effetto delle onde elettromagnetiche emesse dagli schermi di pc, smartphone e tablet”, ha spiegato la dottoressa. “Le onde elettromagnetiche emesse dagli schermi aumentano la temperatura dei tessuti biologici favorendo il surriscaldamento dei tessuti ricchi di acqua, come il derma, e portando quindi al deterioramento delle fibre collagene con conseguente insorgenza di rughe e doppio mento”.

I consigli dell’esperta

Per correre ai ripari e magari preservare la pelle la dott.ssa Narcisi consiglia di l’utilizzo quotidiano “di creme, sia da giorno che da notte, per riparare il collagene danneggiato dalle onde elettromagnetiche degli schermi”. Inoltre per quanto riguarda gli occhi, e la vista, è importante “staccare spesso gli occhi e allontanare lo sguardo dal monitor”, ha aggiunto. In generale per chi lavora in ufficio e bene “alzarsi ogni 20 minuti circa, assicurarsi di avere una buona illuminazione nella stanza in cui si lavora, mantenere una corretta postura davanti al pc in modo da evitare posizioni che possono favorire il doppio mento”.

Anche le abitudini alimentari contribuiscono ad una buona prevenzione: “bere molta acqua” è indispensbaile per “mantenere idratata la pelle” e “seguire una dieta ricca di anti-ossidanti, presenti in frutta e verdura, preferire alimenti ricchi di omega-3 come pesce azzurro, salmone, noci e olio di noci, semi di lino e semi di chia”, ha concluso Narcisi.

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Sindrome delle gambe “senza riposo”: cosa è e come curarsi

Piccoli scatti e scosse, pizzicore e formicolii, bisogno di muovere le gambe: sono i principali sintomi della sindrome delle gambe senza riposo”, è un disturbo neurologico che colpisce in particolare le donne e si manifesta soprattutto a fine giornata o nelle ore notturne.

Ne ha parlato in un’intervista la dottoressa Lara Fratticci, neurologa di Humanitas.

La cause di questo disturbo

Tra le principali cause di questa patologia c’è il calo fisiologico di dopamina, un neurotrasmettitore i cui livelli si abbassano in particolare la sera, causando i sintomi indicati: “Il sistema dopaminergico sotto la corteccia celebrale è formato da neuroni che controllano il movimento – ha spiegato la dottoressa -, una sua disfunzione invia segnali errati ai muscoli causando irrequietezza e disturbi e fastidio agli arti inferiori”.

Per questo si avverte il bisogno di muoversi e fare due passi per sgranchire le gambe.

Il calo di dopamina si verifica in particolare nelle ore serali e notturne cassando così “difficoltà ad addormentarsi o addirittura interrompono il sonno”. “Chi soffre di questa sindrome tende anche a essere colpito addirittura da insonnia poiché l’irrequietezza agli arti inferiori trova sollievo solo con il movimento, costringendo il paziente ad alzarsi dal letto e inficiando così la qualità del riposo notturno”, ha aggiunto la dottoressa Fratticci. 

Sindrome gambe ‘senza riposo’: due forme della stessa patologia

Esistono due forme di questa sindrome, note come forma primaria o secondaria. Nel primo caso, la sindrome è “familiare o idiopatica e la causa che la origina è dunque ignota” e “si presenta generalmente intorno ai 40 anni”.

La forma secondaria ha invece un esordio più “tardivo” ed è “associata ad altre patologie, disturbi o condizioni, come per esempio la carenza di ferro, l’insufficienza renale, il diabete di tipo 2, le neuropatie periferiche come quelle legate a uremia e diabete e le alterazioni del sistema extrapiramidale come le lesioni del midollo spinale ma anche alterazioni ormonali come la menopausa, la gravidanza (soprattutto nel terzo trimestre) e infine le malattie neurodegenerative come il Parkinson.

La diagnosi e le cure

Per diagnosticare questa sindrome non sono necessari esami strumentali o invasivi, ma è sufficiente l’osservazione clinica da parte del medico neurologo dei sintomi.

Per quanto riguarda la cura, “dipende molto dall’entità e dalla frequenza dei sintomi e dei fastidi: in alcuni vasi basta agire sullo stile di vita, migliorando la qualità del sonno, come ad esempio coricandosi e svegliarsi ad orari regolari, dedicarsi ad attività rilassanti e ridurre l’assunzione di sostanze eccitanti prima del sonno”, ha detto la neurologa di Humanitas. 

Quando queste accortezze nella quotidianità non bastano, si passa alla terapia farmacologica: “tra i medicinali più usati ci sono i dipaninoagonisti e gli anticonvulsivanti”.

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