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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

3 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Carlo Piero Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

5 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo emanuele Levi setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

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Il laser a femtosecondi per la rimozione della cataratta

La cataratta è una patologia oculare molto comune, in particolare dopo i 60 anni. Si tratta dell’opacizzazione del cristallino, la lente dell’occhio che mette a fuoco le immagini da proiettare sulla retina.

Per curare la cataratta è necessario l’intervento chirurgico e – negli ultimi anni – la novità risiede nel laser a femtosecondi. Ne parliamo con il professor Paolo Vinciguerra, Responsabile di Humanitas Centro oculistico e docente di Humanitas University.

Un intervento comune ma non banale

“L’intervento di cataratta consiste nell’asportazione della parte opacizzata del cristallino e nell’impianto di una lente sostitutiva di materiale plastico; nel corso degli anni, grazie ai progressi tecnologici, l’intervento è più rapido e meno invasivo.

È importante però sottolineare che ciononostante l’intervento di cataratta non è banale e non va dunque sottovalutato: si tratta di una procedura molto delicata che necessita non solo delle attrezzature adeguate, ma anche dell’abilità e dell’esperienza del chirurgo. È altresì importante che il paziente, prima dell’intervento, sia sottoposto a uno screening adeguato, con esami diagnostici che ne valutino il quadro in maniera completa”, spiega il professor Vinciguerra.

Come avviene l’intervento di rimozione della cataratta?

“L’obiettivo dell’intervento è la sostituzione del cristallino preservandone la capsula naturale che è costituita da un involucro sottilissimo di soli 5 micron di spessore (si pensi che un capello ha un diametro dell’ordine di 60 micron).

La sostituzione chirurgica del cristallino può essere effettuata con vari metodi e nel corso degli anni la procedura è andata incontro a diverse evoluzioni: un tempo si procedeva con tecniche meccaniche, come la metodica intracapsulare prima ed extracapsulare poi (la prima prevedeva il congelamento del cristallino e la sua successiva rimozione, mentre la seconda si caratterizzava per un taglio chirurgico in più punti della cornea  fino a raggiungere un’apertura di 12 millimetri e la spremitura del cristallino verso l’esterno); si è poi passati all’aspirazione del materiale di cui è costituito il cristallino,  dopo averlo fluidificato con gli ultrasuoni.

La novità è il laser a femtosecondi, che divide il cristallino in tanti piccoli blocchi per poi aspirare il materiale da rimuovere senza dover usare gli ultrasuoni, prosegue lo specialista.

Il laser a femtosecondi

“Il laser a femtosecondi offre molti vantaggi in termini di precisione e sicurezza. Lo strumento emette una luce a infrarossi (della durata di un femtosecondo), una sorta di filo luminoso che genera il taglio della cornea e l’apertura della capsula contenente il cristallino. Questo viene diviso in tanti piccoli cubi che vengono poi aspirati agevolmente.

Il laser permette di intervenire con accuratezza e precisione, anche grazie alla ricostruzione tridimensionale dell’occhio che viene effettuata in fase pre-operatoria mediante una tomografia ottica computerizzata (OCT).

Questa tecnica elimina le fasi più critiche della chirurgia tradizionale rendendo l’intervento ancora più sicuro, permette inoltre di posizionare la lente con maggior precisione, garantendo ulteriore qualità alla vista del paziente”, precisa il prof. Vinciguerra.

Le lenti che correggono anche i difetti di rifrazione

“Un’altra novità riguarda le lenti. Presso Humanitas Centro Oculistico sono disponibili diversi tipi di lenti che correggono non solo l’opacità del cristallino, ma anche eventuali difetti refrattivi del paziente. Ne sono un esempio le lenti EDOF cioè lenti che consentono la messa a fuoco contemporanea da vicino e da lontano senza gli inconvenienti delle lenti multifocali (aloni notturni, qualità visiva ridotta) che correggono contemporaneamente miopia e presbiopia e dunque consentono di vedere sia da lontano sia da vicino, o le lenti toriche, per la correzione dell’astigmatismo. Le lenti dunque andranno scelte alla luce delle caratteristiche e delle esigenze del singolo paziente”.

Fondamentale una diagnosi accurata

“Prima dell’intervento è necessario uno screening preliminare adeguato, con esami diagnostici che valutino il paziente a 360 gradi. Ne sono un esempio:

  • Ecobiometria: l’esame che valuta le caratteristiche delle lenti da inserire al posto del cristallino opacizzato.
  • Biomicroscopia dell’endotelio corneale, per valutare le condizioni della cornea e individuare eventuali condizioni che possano aumentare i rischi legati all’intervento.
  • Ecografia bulbare, per valutare la morfologia della retina e della cavità interna dell’occhio laddove la cataratta sia talmente grave da non permettere l’esplorazione profonda delle strutture con altri esami.
  • Topografia e tomografia corneale cioè la determinazione dello spessore e della forma della cornea (la lente più importante dell’occhio. Questi esami consentono una determinazione più precisa della lente da inserire al posto del cristallino naturale.

Possono inoltre essere utili ulteriori esami della retina, della cornea o di altro tipo”, conclude il professor Vinciguerra.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Inaugurato il nuovo Humanitas Emergency Hospital per le emergenze infettivologiche

Dalla necessità di essere preparati ad affrontare i virus, vecchi e nuovi, che possono rappresentare una minaccia per la salute di tutti, nasce un Emergency Hospital in Humanitas, abbinato a un programma di ricerca scientifica in ambito immunologico contro le malattie infettive.

La realizzazione di Emergency Hospital 19 in sole undici settimane accanto all’attuale Pronto Soccorso, è stata possibile grazie all’importante contributo di Intesa Sanpaolo all’Istituto Clinico Humanitas e di TenarisDalmine e Fondazione Rocca alla Fondazione Humanitas per la Ricerca, cui si deve lo sviluppo scientifico del progetto. L’investimento dal punto di vista strutturale e tecnico è di 12 milioni di Euro.

La pandemia legata a Covid-19 ha fatto emergere con forza la necessità di farsi trovare pronti ad affrontare emergenze infettivologiche. Un impegno che si concretizza in percorsi nettamente separati per garantire la sicurezza di pazienti e operatori sanitari, attrezzandosi per liberare dal virus tutte le aree cliniche ad alta intensità di cura in ospedale, quali Terapia Intensiva e Blocchi Operatori, così da continuare a garantire i consueti servizi clinici e chirurgici.

L’Emergency Hospital 19, dedicato alla diagnosi e alla cura intensiva di patologie infettive e virali e, quindi, anche di Covid-19, è nato nel cuore della pandemia da un team composto da clinici, architetti, ingegneri e progettisti. È una struttura autonoma, replicabile ed esportabile, dotata di Pronto Soccorso, Diagnostica, Terapia Intensiva e sub-intensiva, blocco operatorio e ambienti di degenza sicuri. 

“Abbiamo deciso di investire risorse ed energie in una struttura altamente tecnologica, frutto di un know how ingegneristico e medico tutto italiano, che rappresenta una risposta alle sfide del nostro presente – spiega Gianfelice Rocca, Presidente Humanitas. Un luogo dove clinica, ricerca e formazione – le tre anime di Humanitas – si fondono per dare una risposta efficace ad un’epidemia di proporzioni straordinarie causata da un virus sconosciuto, favorendo l’unione delle competenze tra Medicina Interna, Infettivologia, gestione dell’emergenza in Pronto Soccorso e in Terapia Intensiva. 

Emergency Hospital 19 è un progetto ambizioso, segno di un’Italia che vuole ripartire. È la prima di tre strutture dedicate all’emergenza in via di costruzione a Bergamo, presso Humanitas Gavazzeni, e Castellanza, presso Humanitas Mater Domini, a testimonianza del forte legame di Humanitas con i territori in cui è presente”.

Nell’Emergency Hospital 19 si combinano le competenze cliniche di Humanitas e quelle ingegneristiche di Techint e dell’Architetto Filippo Taidelli cui si deve anche l’armonizzazione degli ambienti sfruttando la luce naturale e le aree verdi attigue alla struttura. Un’attenzione particolare, infine, è data alla relazione tra pazienti e famigliari, così fortemente colpita durante l’emergenza Covid: per tenere sempre allacciati i fili della comunicazione durante l’isolamento in ospedale, i degenti avranno a disposizione dei tablet.

La prevenzione passa anche dalla ricerca: parallelamente all’impegno clinico prende vita un programma di ricerca scientifica contro le malattie infettive, che parte dal campo di massima competenza del Centro di Ricerca Humanitas, l’immunologia.

“Abbiamo vissuto un ‘ritorno al futuro’ delle malattie infettive, di cui Covid-19 è solo l’ultimo esempio, con cui dobbiamo imparare a convivere. – spiega il professor Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas -. Per farlo è indispensabile essere preparati. Ad esempio, con l’Emergency Hospital 19, che significa avere a disposizione il meglio della terapia, un rapporto stretto tra ricerca di laboratorio e clinica, e la possibilità di usare le tecnologie più all’avanguardia, in particolare gli approcci informatici e di I.A. per la cura dei pazienti”. 

L’impegno di Humanitas contro Covid

Dal 21 febbraio a maggio, gli ospedali Humanitas in Lombardia, con i loro medici, infermieri e tutti i suoi professionisti, hanno curato più di 2.300 pazienti affetti da Covid-19, riconvertendo le strutture, mettendo a disposizione oltre 600 posti letto e raddoppiando i posti in Terapia Intensiva (creandone 58 ex novo in aggiunta ai 56 già esistenti), sub-Intensiva e in Pronto Soccorso. 

Tutto il personale è stato coinvolto attivamente nell’emergenza, in prima linea nei reparti Covid o a supporto delle nuove esigenze nate (ad esempio comunicazione con i familiari, checkpoint).

 

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