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Colangiocarcinoma: sintomi, diagnosi e terapia 

Il colangiocarcinoma fa parte dei tumori delle vie biliari ed è il secondo più comune tumore primitivo del fegato. Si tratta di un tumore particolarmente insidioso, che si sviluppa nei colangiociti (le cellule dei dotti biliari) per poi andare a intaccare il fegato al suo interno (colangiocarcinoma intraepatico), o al suo esterno (colangiocarcinoma extraepatico perilare e della colecisti) o a svilupparsi nella testa del pancreas (extraepatico distale). L’incidenza e la mortalità di colangiocarcinoma e di cancro della colecisti hanno visto inoltre un aumento nel corso degli ultimi due decenni, con un aumento dei pazienti sotto i 60 anni.

Ne parliamo con gli specialisti dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas: la professoressa Lorenza Rimassa, Responsabile UO Oncologia Epatobiliopancreatica, la professoressa Ana Lleo de Nalda, Capo Sezione di Epatologia, il professor Guido Torzilli, Responsabile di Chirurgia Generale Epatobiliare e il professor Alessandro Zerbi, Responsabile di Chirurgia pancreatica.

Il colangiocarcinoma è una forma di tumore rara (rappresenta il 3% delle neoplasie gastrointestinali e l’1% di tutte le neoplasie maligne), se pur in aumento di incidenza, dalle cause ancora incerte, con sintomi di presentazione molto vaghi e senza possibilità di screening. Per questo i dati che abbiamo oggi a disposizione sulla sua biologia sono scarsi ed è fondamentale un approccio multidisciplinare nel trattamento della patologia. Investire nella Ricerca e nella prevenzione e fornire ai pazienti informazioni corrette e aggiornate è estremamente importante e può fare la differenza per permettere una diagnosi il più possibile precoce del tumore e ampliare il ricorso ai test molecolari, fondamentali in tutto il percorso diagnostico-terapeutico. 

Un nuovo Consensus statement pubblicato a dicembre 2025 su Nature e guidato da ricercatori dello European Network for the Study of Cholangiocarcinoma (ENSCCA) evidenzia gli ultimi progressi, come quelli in ambito molecolare e clinico, per la diagnosi e il trattamento del colangiocarcinoma. Allo studio hanno partecipato la professoressa Lorenza Rimassa, Responsabile UO Oncologia Epatobiliopancreatica dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, e la professoressa Ana Lleo de Nalda, Capo Sezione di Epatologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas.

Cholangiocarcinoma 2026: status quo, unmet needs and priorities

Il Consensus statement, coordinato dallo European Network for the Study of Cholangiocarcinoma, una rete internazionale e multidisciplinare di ricercatori ed esperti specializzati nei tumori delle vie biliari, offre una panoramica delle conoscenze e competenze attuali sul colangiocarcinoma, integrando studi e ricerche.

Il testo evidenzia gli aspetti di base, traslazionali e clinici del colangiocarcinoma, così come le ultime prospettive sulle strategie terapeutiche. Di fondamentale importanza il focus sulle possibili nuove direzioni di ricerca e le aree tematiche da prioritizzare.

Ittero e colangite: i sintomi del colangiocarcinoma

L’incidenza del colangiocarcinoma è in continuo aumento e sono pochi i pazienti su cui le cure hanno un esito risolutivo. Questa situazione è determinata in particolar modo da due fattori: la vaghezza dei sintomi iniziali, che implica il rischio di attribuirli ad altre patologie, e lassenza di programmi di screening specifici per cui la diagnosi viene spesso fatta in fase avanzata

Il processo di diagnosi dunque, richiede un livello di sospetto della malattia molto alto che vede inizialmente il coinvolgimento del medico di base, e successivamente di specialisti quali gastroenterologo/epatologo, chirurgo e oncologo. È essenziale comunque riconoscere nella discussione collegiale multidisciplinare il momento fondante di ogni strategia terapeutica, laddove anche altre figure specialistiche possono risultare d’aiuto nel contribuire a finalizzare in modo appropriato eventuali approfondimenti, quali i radiologi interventisti e i radioterapisti. 

Negli stadi iniziali del tumore è possibile che il paziente sia asintomatico, mentre spesso sintomi più definiti compaiono quando il tumore è in fase avanzata. In caso di colangiocarcinoma intraepatico si possono avvertire disturbi come dolore addominale, perdita di peso, nausea, malessere: per questo motivo la diagnosi è accidentale nel 20-25% dei casi. In caso di colangiocarcinoma extraepatico il 90% dei pazienti si presenta dallo specialista con ittero senza dolore e solo nel 10% dei casi si hanno sintomi riferibili a colangite, come dolore e febbre.

Gli esami per la diagnosi

La diagnosi avviene nella maggior parte dei casi tardivamente quando l’intervento chirurgico non è indicato, a causa sia dell’assenza di sintomi nelle fasi iniziali del tumore, sia dell’assenza di test di screening ed esami diagnostici di routine che possano individuare la malattia precocemente. Quando il tumore è in stadio avanzato, dunque, l’indicazione è alla terapia sistemica o terapia medica, un trattamento che non è risolutivo ma contribuisce a controllare l’evoluzione della malattia.

Il paziente con colangiocarcinoma, all’inizio del suo percorso di diagnosi, si troverà ad affrontare una serie di esami, utili anche per la stadiazione del tumore, come ecografia, TAC torace e addome e risonanza magnetica per valutare lo stato del fegato, ecoendoscopia in caso di colangiocarcinoma distale. Possono inoltre venire richieste ulteriori indagini per escludere o confermare la presenza di metastasi, mentre sono sempre necessari gli esami di funzionalità epatica, così come la valutazione chirurgica ed eventualmente la biopsia per accertamento istologico.

Fondamentale, in tutto il percorso diagnostico-terapeutico dei colangiocarcinomi, la profilazione molecolare. Con la tecnologia NGS (Next Generation Sequencing), infatti, è possibile eseguire il sequenziamento parallelo di diversi geni, identificando alterazioni molecolari specifiche e, di conseguenza, quelle sottopopolazioni di pazienti che possono accedere alle terapie specifiche a bersaglio molecolare.

Come si cura il colangiocarcinoma?

A oggi, i pazienti su cui è possibile agire chirurgicamente sono circa il 25%, ma l’operazione, se effettuata su una malattia in stadio iniziale, può avere esito risolutivo. Il tipo di intervento chirurgico è diverso a seconda di dove è localizzato il tumore: all’interno del fegato, nella via biliare principale, nella via biliare distale all’interno del pancreas.

Nel primo caso è necessaria una resezione epatica che può essere limitata oppure condizionante la rimozione di una voluminosa porzione di fegato. Nuovi concetti di chirurgia oncologica di cui Humanitas è riconosciuto riferimento internazionale e pubblicati recentemente su Annals of Surgical Oncology hanno permesso di incrementare significativamente il ricorso a interventi più mirati e meno demolitivi. Ove comunque si debba procedere alla rimozione di una cospicua quantità di fegato, l’organo deve essere preparato ipertrofizzando la parte da preservare attraverso procedure (embolizzazione portale o liver vein deprivation) che vedono centrale il ruolo dei radiologi interventisti. Questi ultimi assumono importanza insieme agli endoscopisti anche nel controllo preoperatorio dell’ittero che spesso è il primo segnale di malattia e che sostanzia l’ostruito deflusso della bile dal fegato all’intestino. La risoluzione dell’ittero è presidio necessario per procedere alla chirurgia e la modalità da attuare per ridurlo (endoscopica o percutanea) deve essere preventivamente concordata tra chirurghi, radiologi interventisti ed endoscopisti. Lo studio e la simulazione tridimensionale degli interventi e l’affinamento delle metodiche di supporto intra e postoperatorie rendono altresì interventi molto complessi comunque caratterizzati da un elevato standard di successo grazie anche al contributo di dedicate equipe anestesiologiche.  

Nel caso di coinvolgimento della via biliare extraepatica intermedia può essere sufficiente l’asportazione di un tratto della via biliare. Nel caso invece di un coinvolgimento del tratto distale è indicata anche l’asportazione della testa del pancreas e del duodeno. In molti casi per migliorare i risultati della chirurgia dopo l’intervento verrà indicata una chemioterapia precauzionale. Sfortunatamente, circa il 70% dei pazienti presenta alla diagnosi un tumore in fase avanzata dove il trattamento deve essere di tipo medico sistemico. In passato l’unica opzione era rappresentata dalla chemioterapia mentre oggi, grazie ai risultati positivi di studi clinici, lo standard di cura di prima linea è rappresentato dalla combinazione di chemio-immunoterapia, mentre per le linee di terapia successive abbiamo a disposizione alcuni farmaci a bersaglio molecolare (terapie target) per alcuni tipi di colangiocarcinoma che presentano specifiche alterazioni molecolari. Qualora non vi siano alterazioni molecolari possibile bersaglio di farmaci, la chemioterapia rimane un’arma a disposizione.

Fondamentali i Centri di riferimento

Quando si parla di colangiocarcinoma, occorre sempre sottolineare che si tratta di un tumore che negli stadi iniziali spesso non presenta sintomi specifici e che può essere confuso con altre malattie, altri tumori del fegato o con metastasi epatiche da altri tumori, e, per questo, è spesso diagnosticato in fase avanzata quando la prognosi è sfavorevole. 

È dunque fondamentale che i pazienti siano indirizzati e seguiti presso i Centri di riferimento, che l’approccio sia multidisciplinare e che venga offerta la profilazione molecolare: il colangiocarcinoma è una patologia complessa, le cui forme differiscono le une dalle altre, e che necessita della collaborazione di diversi specialisti, come epatologi/gastroenterologi, chirurghi, oncologi, radiologi, radiologi interventisti, radioterapisti, patologi e biologi molecolari.

L’IRCCS Istituto Clinico Humanitas offre ai pazienti un team multidisciplinare di medici specializzati nel trattamento del colangiocarcinoma in grado di gestire il paziente in maniera organica e completa. Infine, in Italia è attiva APIC – Associazione Pazienti Italiani Colangiocarcinoma – totalmente dedicata al colangiocarcinoma/tumori delle vie biliari. L’associazione è nata e opera per aiutare i pazienti ad avere accesso a informazioni di difficile reperibilità, condividendo con loro e le loro famiglie notizie su questa malattia, possibilità di cura e centri di riferimento. APIC collabora inoltre con altre associazioni pazienti dedicate al colangiocarcinoma/tumori delle vie biliari a livello internazionale.

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