La fibrillazione atriale è l’aritmia più diffusa nella popolazione generale e la sua prevalenza tende a crescere con l’avanzare dell’età. La maggior parte dei pazienti che ne soffre ha più di 65 anni, con un maggior coinvolgimento degli uomini rispetto alle donne.

Quando si verifica la fibrillazione atriale e come si manifesta? Ne parliamo con il dottor Maurizio Gasparini, Responsabile dell’Unità Operativa di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione di Humanitas.

Che cos’è la fibrillazione atriale?

“La fibrillazione atriale è una patologia cardiaca e si verifica quando il battito del cuore è irregolare e disorganizzato, spesso troppo veloce (il cuore fibrilla appunto). Alla base di questa anomalia vi è un difetto elettrico del cuore che porta atri e ventricoli a non essere sincronizzati perché il numero dei battiti in atrio è superiore a quello dei ventricoli.

Nella normalità, il segnale elettrico origina nel nodo-seno-atriale posto nell’atrio destro: da qui il segnale raggiunge l’atrio sinistro, gli atri si contraggono, l’impulso passa attraverso il nodo atrioventricolare (una sorta di diga fra gli altri e i ventricoli) e l’impulso elettrico passa poi ai ventricoli. Questi si contraggono a loro volta e pompano il sangue al resto dell’organismo. Nei soggetti con fibrillazione atriale, la contrazione della parte superiore del cuore (gli atri) è aritmica e non è sincronizzata con quella della parte inferiore (i ventricoli)”, spiega il dottor Gasparini.

Le tre tipologie di fibrillazione atriale

“Da un punto di vista clinico si distinguono tre tipologie di fibrillazione atriale: parossistica, persistente e permanente. Si parla di fibrillazione atriale parossistica quando gli episodi si presentano e si risolvono  entro  una settimana; si definisce persistente una fibrillazione atriale che dura più di 7 giorni e in cui  si rende necessario un intervento terapeutico (farmacologico o di cardioversione ovvero l’erogazione di una scarica elettrica per la risoluzione dell’aritmia) per interromperla; la fibrillazione atriale permanente infine è la forma che si giudica non più reversibile e il paziente non assume più farmaci per il controllo del ritmo”, prosegue il dottor Gasparini.

I sintomi della fibrillazione atriale

 “I pazienti con fibrillazione atriale avvertono in genere una sensazione di battito irregolare, spesso accelerato; possono inoltre aversi mancanza di fiato e una sensazione di debolezza. I sintomi possono avere carattere episodico o presentarsi con maggior frequenza durante uno sforzo fisico. Tuttavia in alcuni casi, non così rari, la fibrillazione atriale è asintomatica. Questi casi sono molto delicati perché il paziente non avverte segnali di allarme, l’eventuale trattamento viene ritardato e il cuore può andare incontro a una riduzione della propria capacità funzionale, oltre ad aumentare il rischio di fenomeni embolici periferici.

Infatti la fibrillazione atriale aumenta significativamente il rischio di eventi trombotici: l’immobilità meccanica degli atri infatti può favorire la formazione di coaguli che possono raggiungere il circolo cerebrale e provocare ischemie e ictus cerebrale.

Alcune condizioni possono favorire l’instaurarsi di questa forma di aritmia, ne sono un esempio l’ipertensione arteriosa, l’insufficienza cardiaca, il diabete, le patologie valvolari e gli esiti di interventi cardiochirurgici. In meno del 30% dei casi circa la fibrillazione è invece definita isolata perché si manifesta anche in assenza di condizioni favorenti note”, precisa lo specialista.

Gli esami per la diagnosi

“In presenza di battito irregolare è bene consultare uno specialista cardiologo o aritmologo, che inviterà il paziente a eseguire una serie di accertamenti. L’esame di elezione per la diagnosi è l’elettrocardiogramma.

Una diagnosi tempestiva è fondamentale per salvaguardare la salute cardiovascolare del paziente. Una fibrillazione atriale non controllata infatti può portare a scompenso cardiaco e aumentare il rischio di ictus cerebrale”, conclude il dottor Gasparini.