Salvaguardare l’intestino senza rinunciare al gusto: è l’obiettivo di “La dieta antinfiammatoria per l’intestino” (Demetra Editore-Gruppo Giunti 2018), la prima guida scientifica – dedicata ai pazienti affetti da malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa, le patologie infiammatorie croniche intestinali (MICI) che colpiscono 200.000 persone in Italia da qualche giorno in libreria.

 

 

Medicina e gusto: in un libro i consigli dell’esperto Humanitas

Un pratico libro per scegliere gli alimenti più adatti a chi soffre di disturbi intestinali cronici e per imparare a convivere con queste patologie senza privarsi del benessere del palato: piani dietetici, consigli, menù giornalieri e 35 ricette da seguire passo passo ideate dal prof. Silvio Danese, Responsabile Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino di Humanitas – autore del volume – in collaborazione con il divulgatore scientifico della Fondazione Veronesi Marco Bianchi.  

Il libro – scritto in collaborazione con la dott.ssa Mariangela Alloccagastroenterologa del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas e con la dott.ssa Ambra Ciliberto, dietista dell’Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità – ha al suo interno delle ‘linee guida’ sulle diete di eliminazione, tra cui la dieta a basso contenuto di lattosio, quella a basso contenuto di fibre, le diete liquide, le diete a base di prebiotici e probiotici.

“Nonostante non ci siano studi che dimostrino che uno o più alimenti possano causare o peggiorare la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa – spiega l’autore del libro, il prof. Silvio Danese -, è indubbio che ci sia una correlazione tra la dieta e alcuni sintomi comuni, quali il gonfiore e il dolore addominale -. Le indicazioni dietetiche contenute nel libro possono aiutare chi convive con malattie imprevedibili e incontrollabili come queste ad avere un controllo sulla propria condizione. Capire come determinate scelte nutrizionali contribuiscano al proprio benessere, può essere uno stimolo per modificare e migliorare le proprie abitudini alimentari”. “Il tutto senza che la presenza di una condizione cronica con cui convivere peggiori la qualità di vita a tavola, ponendo ostacoli e obbligando a rinunciare alla buona cucina”, ha concluso il professore.