L’ambito muscolo-scheletrico rappresenta per le onde d’urto focali un settore ampio e primario, trovando applicazione sia per il trattamento delle patologie dei tendini e dell’osso, sia delle fasce muscolari, sia nelle fasi iniziali di malattia che nelle forme più avanzate, così come per la risoluzione di complicanze, quali esiti e postumi di interventi chirurgici. Pressoché prive di effetti collaterali di rilievo, rappresentano non una semplice terapia “palliativa” per il dolore, ma un trattamento specificatamente “curativo”, in virtù dell’azione biologica sui tessuti, in quanto in grado di modulare l’infiammazione e riattivare localmente il microcircolo, con effetti di tipo anche “rigenerativo” in alcuni casi.
Ne parliamo con la dottoressa Maria Cristina d’Agostino, Capo Sezione Onde d’Urto dell’Unità di Riabilitazione Ortopedica – e con la dottoressa Elisabetta Tibalt, dell’Unità di Riabilitazione Ortopedica presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Il trattamento muscolo-scheletrico con le onde d’urto
Il trattamento del tessuto muscolare è una delle più recenti acquisizioni della terapia con onde d’urto focali, supportata dall’evidenza scientifica, che sembra evidenziare, anche in questo ambito, un effetto trofico rigenerativo, sia sul microcircolo locale, sia diretto sui precursori staminali delle cellule muscolari, rendendo possibile l’applicazione con successo anche nel trattamento dei disturbi muscolari di origine post-traumatica, acuti e cronici.
Le onde d’urto focali inoltre favoriscono il rilassamento muscolare e per questo possono essere utili per trattare molte sindromi dolorose che comportino contratture o alterazioni funzionali del muscolo stesso.
Sfruttando poi il loro effetto di modulazione dell’infiammazione e “rigenerazione” tissutale, trovano interessante applicazione in molte patologie che coinvolgono più frequentemente gli atleti, come per esempio gli esiti delle lesioni muscolari, caratterizzate dalla presenza di tessuto cicatriziale fibrotico, a causa del quale si può avere un ritardato/mancato recupero muscolare, condizionante a sua volta un rischio più elevato di nuovi infortuni. In questo caso, le onde d’urto focali acquistano una duplice valenza: valida terapia per la risoluzione del dolore e dell’infiammazione da una parte e interessante ausilio per accelerare il percorso riabilitativo e il “ritorno in campo” o la ripresa dell’attività sportiva o lavorativa dall’altro.
Altrettanto valida e interessante applicazione muscolare delle onde d’urto focali è quella nel DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness), una sorta di “infiammazione” muscolare acuta, quale possibile conseguenza di un intenso sovraccarico funzionale, caratterizzata da importante dolore muscolare, per cui una rapida risoluzione è di fondamentale importanza per prevenire danni maggiori.
È possibile inoltre intervenire con le onde d’urto anche sulle fasce muscolari, quando interessate da sindromi dolorose, spesso refrattarie a tutte le altre terapie conservative, in particolare a livello degli arti inferiori, ma non solo. Studi recenti hanno infatti dimostrato che la stimolazione con onde d’urto focali può da un lato inibire i recettori del dolore a tale livello1, ma anche stimolare la produzione di collagene e acido ialuronico da parte delle cellule connettivali derivate dalle fasce muscolari, con effetto analgesico e di miglioramento del benessere (trofismo) delle fasce stesse2. In ambito di sindromi dolorose miofasciali è più che mai importante il corretto inquadramento diagnostico, con l’individuazione di tutti i punti dolorosi da trattare, e una tecnica particolare di applicazione, in modo da raggiungerli tutti e ottenere il massimo del beneficio.
Patologie tendinee e ossee: la terapia con onde d’urto
Anche sul tessuto tendineo l’azione delle onde d’urto focali è “biologica e curativa”, non semplicemente “palliativa”. La stimolazione micromeccanica prodotta dalle onde d’urto, infatti, evoca una serie di reazioni cellulari che si traducono in un controllo dell’infiammazione negli stadi di patologia tendinea più acuta e di recente insorgenza, e si associa anche a un controllo dell’omeostasi locale, innescando una sorta di “rinnovamento” del tessuto tendineo, negli stadi più cronici, dove invece prevale la degenerazione del tendine (tendinopatie).
Per tutte le patologie in ambito muscolare, tendineo e miofasciale, il trattamento con onde d’urto deve sempre essere inserito in un percorso di terapia integrato, in cui la riabilitazione non deve mancare, al fine di ottimizzare i risultati e ottenere il successo terapeutico.
Il trattamento con onde d’urto focali nelle patologie ossee è indicato per i ritardi di consolidazione delle fratture e le pseudoartrosi. Le onde d’urto hanno infatti uno specifico effetto rigenerativo sull’osso, sia per azione diretta di stimolo delle cellule che producono matrice (gli osteoblasti e i loro precursori staminali), sia indiretta, per rallentamento contestuale del riassorbimento osseo.
Un’altra applicazione delle onde d’urto focali è sugli edemi ossei, che si possono sviluppare sia a causa di traumi, sia a causa di sovraccarichi o di altre patologie di tipo traumatico e degenerativo. Ne derivano una significativa riduzione del dolore e un più rapido recupero funzionale.
Terapia con onde d’urto: quali sono i benefici
I vantaggi della terapia con onde d’urto focali sono molti e importanti:
- è una forma di trattamento non invasivo, che non comporta quindi alcun rischio per il paziente;
- i cicli di terapia sono ripetibili (soprattutto nelle patologie più croniche e refrattarie ad altri tipi di trattamento);
- il trattamento con onde d’urto è compatibile con molti altri tipi di terapie, soprattutto infiltrative locali con acido ialuronico, collagene o PRP (ma non con cortisonico);
- non viene preclusa la possibilità di intervento chirurgico, nel caso si rendesse necessario;
- le onde d’urto focali possono essere applicate anche per favorire la risoluzione dei postumi/esiti di un intervento chirurgico, sia a livello della cute (ferita che non guarisce o cicatrice dolorosa), sia dei tessuti osteo-muscolo-tendinei, anche in presenza di edema (gonfiore), fibrosi cicatriziale e/o mancata consolidazione ossea;
- in ambito riabilitativo, possono rappresentare un valido ausilio di supporto all’esercizio terapeutico, accelerando i tempi di recupero funzionale;
- se vengono applicate con perizia e strumentazione adeguata sono ben tollerate dal paziente.
La visita ortopedica permette di studiare la struttura e la funzionalità dell’apparato locomotore per diagnosticare patologie acute, croniche o degenerative a carico della colonna vertebrale, degli arti superiori o degli arti inferiori.
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