La chirurgia bariatrica, cioè il trattamento chirurgico volto alla drastica riduzione di peso, è un’opzione scelta ogni anno da centinaia di soggetti in grave obesità che vogliono cambiare radicalmente stile di vita. Non si tratta di una scelta dettata semplicemente da ragioni estetiche, ma soprattutto salutistiche: l’obesità comporta gravi rischi e accorcia l’attesa di vita di almeno 10 anni. L’intervento chirurgico è una strada percorribile ed è l’unica terapia che permetta oggi di perdere la maggior parte del sovrappeso con basso rischio di fallimento, cioè di recuperare il peso perso. La chirurgia bariatrica però non è adatta a tutti: i pazienti che si candidano per un intervento di questo genere devono essere valutati in modalità multidisciplinare (chirurgo, dietologo e psicologo) e il paziente per essere operato deve ricevere l’idoneità da questo gruppo di esperti dedicati. Ne parliamo con il dottor Giuseppe Marinari, Responsabile di Chirurgia Bariatrica di Humanitas.

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Quali sono gli interventi chirurgici a cui è possibile sottoporsi?

“Gli interventi possibili e validati a livello internazionale sono quattro – risponde il dott. Marinari -: bendaggio gastrico, sleeve gastrectomy, bypass gastrico e diversione biliopancreatica. Indicativamente possiamo dire che i primi due sono più semplici e mentre gli ultimi 2 sono un po’ più complessi. In Humanitas possiamo svolgerli tutti, ma in genere il secondo ed il terzo (Sleeve e bypass gastrico) sono i più gettonati”.

 

Chi può sottoporsi a intervento?

“I pazienti dai 18 ai 65 anni con obesità di terzo grado, cioè con un indice di massa corporea superiore a 40, oppure con obesità di secondo grado, cioè con un indice di massa corporea maggiore di 35 ma affetti da una o più patologie legate al sovrappeso: diabete, ipertensione arteriosa, displipidemia, apnea notturna, severe e documentate patologie ortopediche che necessitino di calo ponderale”. L’indice di massa corporea, indicato anche come BMI, si calcola dividendo il peso in kg per il quadrato della statura espressa in metri.

“Al di là delle caratteristiche fisiche, deve essere fatta una valutazione del paziente che tenga conto anche degli aspetti alimentari-dietologici e psicologici”, prosegue il dott. Marinari.

 

In cosa consiste la valutazione?

“Bisogna inquadrare lo stato di salute generale del soggetto, andando a ricercare le possibili complicazioni dell’obesità, in particolare la presenza e la gravità di complicazioni metaboliche, cardiache o respiratorie. La valutazione deve anche accertare se il paziente in passato abbia compiuto almeno un tentativo serio (meglio se più di uno) di dieta ben condotta: è fondamentale. Bisogna inoltre indagare il suo rapporto con il cibo, l’eventuale presenza di disturbi psicologici e la capacità/volontà di collaborazione del paziente. Se è ritenuto idoneo, si valuta l’intervento chirurgico più adatto”.

 

Quanti pazienti che si candidano per l’intervento non vengono ritenuti idonei?

“Circa la metà. Ogni anno in Humanitas svolgiamo 800 interventi di chirurgia bariatrica, ma le valutazioni che facciamo sono almeno il doppio. Una parte di queste si tiene all’interno della struttura ospedaliera, una parte invece nei nostri ambulatori in varie città italiane. È possibile che la valutazione abbia esito negativo per motivi di natura psicologica o per l’assenza di precedenti tentativi di dieta o perché nella valutazione rischio/beneficio si valuti meglio non operare, ma capita anche che sia il paziente stesso a tirarsi indietro dopo aver ascoltato di cosa comporta l’intervento e dei rischi ad esso connessi”.

 

Quali sono i rischi?

“Nel 97% degli interventi non ci sono problemi. Nel restante 3% si verificano invece delle complicazioni, le stesse che possono accadere dopo qualunque intervento chirurgico: nel 2% dei casi c’è sanguinamento post operatorio, nel 5-6 per mille ci sono delle infezioni. La mortalità è dell’1,7 per mille, ma nel nostro gruppo Humanitas è molto più bassa”.

 

Quali sono i vantaggi?

“L’opzione chirurgia oggi è davvero l’unica a disposizione di chi deve perdere molto peso – spiega il dott. Marinari. – Il vantaggio è che il peso che si perde per solito non viene ripreso, anche perché, ad esempio, la sleeve gastrectomy ed il bypass gastrico riducono la fame e quindi portano a mangiare meno spontaneamente. Se prendiamo cento persone con BMI pari o superiore a 40 che seguono un regime alimentare dimagrante, fanno attività fisica e sono seguiti da un supporto psicologico, in media solo 10 di questi riescono a perdere il 10% del proprio peso corporeo e a mantenere il risultato per cinque anni. Gli altri 90 non ci riescono o perdono molti più chili ma poi li riprendono. Nel caso della chirurgia bariatrica i numeri sono ribaltati: la stragrande maggioranza ottiene un risultato duraturo, perché si ottiene un dimagrimento che porta anche un cambiamento fondamentale dello stile di vita che altrimenti non sarebbe così facile ottenere. Accanto alla perdita di peso si osserva anche la scomparsa della maggior parte delle malattie associate (diabete, ipertensione arteriosa, apnee notturne, dislipidemia): in pratica il rischio di morte per malattia cardiovascolare è ridotto del 50%, così come il rischio di ammalarsi di alcune forme di tumore legate all’eccesso di tessuto adiposo”.

Altri vantaggi li offre la struttura ospedaliera di Humanitas, conclude il dott. Marinari: “Siamo un centro ad alto volume (più di 800 interventi all’anno) e l’unico in Italia dove questi interventi chirurgici sono fatti in fast track, cioè si segue un ben definito protocollo ERAS (Enhanced recovery after surgery): grazie a questo il recupero postoperatorio è rapido ed ottimale, ed è possibile dimettere in sicurezza gli operati dopo solo due notti di ricovero”.