La terapia radiometabolica per il tumore tiroideo è una terapia a base di radioiodio, un isotopo radioattivo dello iodio (iodio-131), che si concentra nelle cellule tiroidee distruggendole grazie al suo effetto citotossico. La terapia radiometabolica viene utilizzata come terapia adiuvante post-intervento chirurgico di tiroidectomia oppure in fase di malattia metastatica.
Ne parliamo con il dottor Marcello Rodari, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Come funziona la terapia radiometabolica?
Il paziente che deve sottoporsi a terapia radiometabolica viene ricoverato per 2-3 notti in una stanza dedicata, schermata secondo le normative vigenti. Il primo giorno di ricovero il paziente si sottopone a esami del sangue e assume per via orale una capsula con iodio 131 secondo un dosaggio prestabilito; l’ultimo giorno di ricovero viene eseguita una scintigrafia total body per la valutazione della biodistribuzione. La scintigrafia è un esame che mostrando dove si distribuisce il radioiodio, consente di individuare eventuali residui tiroideo o eventuali ulteriori localizzazioni di malattia.
È fondamentale affidarsi a Centri specializzati in questa patologia, in cui il paziente viene preso in carico da un team multidisciplinare in cui collaborano specialisti in oncologia, endocrinologia, radioterapia, medicina nucleare e chirurgia, in modo da poter seguire le necessità cliniche in tutti i loro aspetti.
La terapia radiometabolica ha effetti collaterali?
La terapia radiometabolica può associarsi a effetti collaterali precoci e tardivi.
Gli effetti collaterali precoci si risolvono fisiologicamente entro pochi giorni o settimane e in genere comprendono:
- cefalea
- gastrite o gastroenterite
- infiammazione delle ghiandole salivari (scialoadenite)
- nausea (in genere durante il ricovero).
Gli effetti collaterali tardivi sono molto rari e interessano soprattutto pazienti con malattia metastatica che devono sottoporsi a più cicli di terapia con dosi elevate di radioiodio. Comprendono:
- fibrosi polmonare in pazienti con diffusa metastatizzazione polmonare di malattia
- aplasia midollare in pazienti con grave compromissione di malattia scheletrico-midollare
- comparsa di altri tumori in particolare del tratto gastro-intestinale.
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