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Tumore al pancreas: chemioterapia e intervento per l’adenocarcinoma

I tumori al pancreas sono diversi, ma l’adenocarcinoma è il più comune. Origina nei dotti deputati al trasporto degli enzimi digestivi prodotti dal pancreas e la sua formazione è dovuta a una proliferazione eccessiva di cellule pancreatiche, che crescono e si diffondono velocemente, senza mai morire.

L’incidenza dell’adenocarcinoma è in crescita, colpisce principalmente i maschi tra i 65 e i 69 anni e le femmine tra i 75 e i 79 anni ed è una delle neoplasie a prognosi più infausta, rappresentando la quarta causa di morte nel sesso femminile (7%) e la sesta nel sesso maschile (5%), con una sopravvivenza a 5 anni dell’8% e a 10 anni del 3%.

In questo contesto, è importante comprendere cosa aspettarsi dopo la diagnosi e quali opzioni di trattamento sono disponibili per questa patologia. Ne parliamo con il professor Alessandro Zerbi, responsabile della Chirurgia pancreatica presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Quali sono i trattamenti per l’adenocarcinoma del pancreas?

L’adenocarcinoma può essere trattato con chemioterapia o richiedere un intervento chirurgico di asportazione. La possibilità di effettuare l’intervento viene valutata caso per caso, tenendo conto di elementi tecnici e oncologici. Anche nelle persone candidate a intervento chirurgico, spesso si procede prima dell’operazione con la chemioterapia.

Dopo aver effettuato la diagnosi e determinato lo stadio del tumore, si può iniziare la chemioterapia. In alcuni casi, potrebbe essere necessario risolvere prima un’ostruzione biliare, specialmente quando il paziente presenta ittero, al fine di ripristinare la funzione epatica, consentendo al fegato di metabolizzare efficacemente i farmaci chemioterapici.

Chemioterapia: come funziona e a cosa serve?

La chemioterapia è una terapia farmacologica che utilizza farmaci decisi dall’oncologo a seconda del quadro della singola persona. Questi farmaci vengono somministrati in genere per via endovenosa in regime ambulatoriale.

Gli effetti collaterali e la durata dipendono dal tipo di farmaci utilizzati e dalla situazione clinica.

Anche nelle persone che necessitano di intervento chirurgico, si può procedere prima con la chemioterapia. La chemioterapia pre-operatoria ha due obiettivi principali:

  • Ridurre le dimensioni del tumore, allontanandolo dai vasi sanguigni (qualora questi fossero intaccati);
  • Proteggere tutto l’organismo dal rischio di diffusione delle cellule tumorali, distruggendo eventuali micrometastasi.

Quando fare l’intervento?

L’intervento di asportazione viene programmato in collaborazione con l’oncologo. Il momento dell’intervento può variare a seconda del caso e, nella maggior parte delle situazioni, si colloca entro un periodo di 3-6 mesi dopo l’inizio della chemioterapia.

Tuttavia, in alcuni casi, l’intervento può essere eseguito immediatamente dopo la diagnosi, e la chemioterapia può essere effettuata in seguito. Questo può verificarsi quando i pazienti non possono tollerare una chemioterapia prima dell’intervento per diverse ragioni, come età avanzata o presenza di patologie concomitanti che necessitano di un intervento tempestivo (come una stenosi duodenale).

Cosa succede dopo l’intervento?

L’intervento è complesso e può comportare complicazioni, tra cui fistole, infezioni ed emorragie. Il recupero durante le settimane successive all’intervento può essere lento, soprattutto per quanto riguarda la capacità di alimentazione per via di un senso di sazietà precoce e in alcuni casi nausea, che possono richiedere di frazionare l’assunzione di cibo. A medio e lungo termine, molte persone recuperano una buona salute generale e una qualità di vita spesso paragonabile a quella precedente all’intervento.

Specialista in Chirurgia Generale

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