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L’addio al professor Umberto Veronesi, il ricordo dei medici di Humanitas

È morto martedì 8 novembre a Milano, all’età di 91 anni, il professor Umberto Veronesi, chirurgo, oncologo e uomo politico.

I medici di Humanitas ne ricordano le qualità professionali e umane, che hanno contribuito a migliorare l’oncologia nel nostro Paese, facendo grandi e importanti passi avanti nella lotta al cancro.

“Aveva sicuramente una visione dell’oncologia superiore, aveva creato un Istituto dei Tumori che aveva già la statistica, la biometria, l’epidemiologia. Era assolutamente curioso, aveva capito che l’oncologia sarebbe stata un argomento trainante. Si era contornato di chirurghi ottimi, ricordo il mio maestro il professor Ravasi, ma anche il professor Gennari e aveva avuto forse il più grande oncologo medico della storia italiana, Gianni Bonadonna”, sottolinea il dottor Marco Alloisio, Responsabile di Chirurgia Toracica.

“Mi faceva domande, mi chiedeva quale fosse la mia visione del futuro rispetto alle terapie innovative che facevo e così spingeva anche me a interrogarmi e a pensare; è una cosa che ho trovato sempre molto interessante”, racconta la prof.ssa Marta Scorsetti, Responsabile di Radioterapia e docente di Humanitas University.

“Credo che sia un personaggio enorme, grandissimo e credo sia difficile pensare a qualcuno che possa prendere il suo posto, anche nella capacità di comunicare, di dare informazioni utili alla popolazione dal punto di vista medico e non solo. Il giudizio che ho nei confronti di Umberto Veronesi è di un grande, non solo come oncologo, ma come medico e come uomo”, aggiunge il professor Armando Santoro, Direttore di Cancer Center e docente di Humanitas University.

“Ci diceva che una diagnosi si può sbagliare, ma non essere disponibili e accoglienti e non ascoltare i pazienti era la cosa che lo faceva imbestialire di più. Il messaggio più importante che credo il professor Veronesi abbia lasciato a noi allievi, credo sia quello di mettere il paziente al centro di tutto il nostro percorso di diagnosi e di cura”, ricorda il dottor Corrado Tinterri, Direttore della Breast Unit.

“Si legava ai pazienti e questo era chiaro da come parlava di loro perché quando ne presentava qualcuno, amava raccontare “Questa persona è così, ha questa famiglia, ha due figli, fa questo lavoro”. Dalle sue parole era evidente che aveva dialogato con il paziente e aveva cercato di capirlo”, aggiunge la prof.ssa Scorsetti.

“Il suo sogno di arrivare a una mortalità zero è quello che in qualche modo ci deve spronare, ci deve portare a realizzare ciò che lui dice di non essere riuscito a fare e che speriamo di poter fare noi”, conclude il dottor Tinterri.

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