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La storia di Humanitas in immagini: un libro fotografico racconta quando l’architettura è al servizio della salute e della scienza

Un libro fotografico racconta l’architettura e la sua capacità di essere al servizio della salute e della scienza attraverso l’avventura di Humanitas e i suoi gli spazi che ogni giorno accolgono migliaia di pazienti, medici, ricercatori e studenti.

Il libro fotografico ‘Humanitas Campus: architettura per la società della conoscenza’, edito da Skira, diventa anche lo spunto per aprire un dibattito sull’evoluzione dell’architettura, per l’education e per la salute. 

Architettura moderna, bella e funzionale al servizio della salute

L’architettura di oggi è sempre più sociale e responsabile. Non la bellezza fine a se stessa ma spazi funzionali, capaci di evolvere nel tempo rispondendo alle esigenze di chi li vive e della società. Una rivoluzione epocale dell’architettura soprattutto in ambito sanitario, scientifico e didattico, che Humanitas ha saputo cogliere e anticipare, fin dalle sue origini, grazie allo spirito pioneristico e innovativo che da sempre la contraddistingue.

Modernità. Bellezza. Funzionalità. Sono le tre caratteristiche distintive dell’architettura di Humanitas, pensata e progettata per integrare in perfetta armonia le sue tre anime: clinica, ricerca e didattica. A raccontare per la prima volta attraverso le immagini questo triangolo del sapere, il libro fotografico ‘Humanitas Campus: architettura per la società della conoscenza’ che, ripercorrendo la sua storia, spiega il significato degli spazi pensati per accogliere ogni giorno migliaia di pazienti e professionisti.

La storia di Humanitas

Quella di Humanitas è la storia di una visione, di persone che hanno creduto nel sogno di un ospedaleinnovativo e all’avanguardia che facesse dell’umanizzazione la sua parola chiave. “All’origine dell’idea una mission che è rimasta per noi una maniacale stella polare: attrarre capitali privati per realizzare e offrire un servizio pubblico di qualità, rendere accessibili le cure più avanzate disponibili a livello globale, sviluppare una ricerca in grado di cambiare il mondo intorno a noi, preparando nel miglior modo possibile i professionisti della salute”, racconta il presidente di Humanitas, Gianfelice Rocca, nel primo capitolo del libro.

Ma le tappe che hanno segnato l’esistenza di Humanitas sono tante e hanno radici lontane. Per il progetto architettonico venne scelto quello avveniristico dell’architetto James Gowan che rispetto alle altre proposte appariva il più versatile e attento alla successiva prevedibile espansione dell’ospedale secondo modularità efficienti ma non rigide. “L’immagine dell’edificio risultava di forte identità ma non invasiva, descriveva unasoluzione intermedia tra l’ospedale diffuso e il monoblocco, con una piastra tecnologica a maglia regolare trafitta da camini di luce e un blocco degenze separato ma strettamente integrato alle funzioni di cura e affacciato sul panorama del Parco Sud”, ha derro l’architetto Raggi nel capitolo ‘Uno scozzese a Rozzano’. La costruzione viene ultimata nel 1996 e il 4 marzo si aprono le porte per il primo paziente.

Humanitas: da ospedale a campus universitario innovativo e sostenibile

Una passione per l’innovazione, la qualità e la sostenibilità che non si è mai fermata e che nel 2014 ha portato alla nascita di Humanitas University, e alla fine del 2017 del Campus che può accogliere 1200 studenti e che ospita uno dei maggiori centri europei di simulazione, dove i giovani – ma anche i professionisti – posso esercitarsi in attività medico-chirurgiche utilizzando tecnologie di ultima generazione. Una vera e propria oasi della conoscenza, come la definisce l’architetto Filippo Taidelli nel capitolo dedicato. L’architettura accompagna in maniera discreta ma coinvolgente i giovani per rispondere a nuovi sistemi di studio e di apprendimento (spazi studio informali, studio al bar), a ritmi diversi (open 24h) e a differenti culture (50% di stranieri) e funzioni (spazi pubblici, ludici, sport) attraverso spazi fluidi, ibridi, permeabili, flessibili e strettamente legati a un’intrinseca sensibilità per i temi ambientali. Una sensibilità ambientale che non si limita alla costante presenza della vegetazione ma è anche alla base delle strategie climatiche applicate alla progettazione per ottenere la riduzione dei consumi energetici e garantire il comfort psico-fisico delle persone attraverso il massimo sfruttamento delle risorse naturali del luogo.

Humanitas in immagini: il libro

Il volume alterna i contributi scritti di alcuni dei protagonisti della storia di Humanitas a un ricco focus fotografico che racconta con dovizia di dettagli gli spazi ampi, luminosi, pieni di verde, capaci di evolvere continuamente, come le conoscenze, e di adattarsi perfettamente alle necessità della società moderna e di un numero di pazienti e professionisti in continua crescita.

I diversi contributi scritti sono uniti da un filo conduttore: perché e come, nell’esperienza Humanitas, l’architettura aiuta a lavorare meglio al servizio del paziente. Raccontano l’avventura Humanitas in questachiave ma da differenti punti di vista

  • Gianfelice Rocca, Presidente Humanitas: L’avventura Humanitas
  • Fulvio Irace, storico dell’architettura: Milano capitale sanitaria
  • Giorgio Ferrari, Consigliere delegato Humanitas University: Un Campus a misura di studente
  • Alberto Mantovani, Direttore scientifico Humanitas: Due parole chiave per Campus e Ricerca: apertura e comunicazione.
  • Franco Raggi, architetto: Uno scozzese a Rozzano
  • Filippo Taidelli, architetto: L’oasi della conoscenza

Informazione sul libro

HUMANITAS CAMPUS: Architettura per la società della conoscenza

Edizione Skira

Cartonato, 159 pagine

Parte dei proventi del libro sostengono i progetti di Fondazione Humanitas per la Ricerca per la cura di tumori, infarto e malattie del cuore, Parkinson e malattie neurologiche, malattie autoimmuni e infiammatorie, malattie di ossa e articolazioni.

www.fondazionehumanitasricerca.it

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I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 780 medici