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Impingement femoro-acetabolare: il ruolo del trattamento conservativo iniziale

Dal 24 al 26 ottobre Milano ha ospitato il XXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Artroscopia (SIA) dal titolo. “Artroscopia e sport: Tecniche chirurgiche e prospettive terapeutiche”.

Al meeting ha preso parte anche la dottoressa Lara Castagnetti, specialista in Riabilitazione Ortopedica e Osteopatia, con una relazione dedicata al trattamento conservativo nell’impingement femoro-acetabolare (FAI, anche detto conflitto femoro-acetabolare). Grazie all’aiuto della dottoressa Castagnetti capiamo meglio di cosa si tratta.

Che cos’è l’impingement femoro-acetabolare?

È un disturbo a carico dell’anca, dovuto a un anomalo contatto tra i due capi articolari. In condizioni fisiologiche, la testa del femore si articola nell’acetabolo senza alcun contatto o frizione. In caso di impingement invece si ha un “conflitto” (da cui il nome) tra i due capi articolari che pertanto non combaciano come dovrebbero. Il conflitto può dipendere da due deformità: una definita “pincer” (dall’inglese “pinza”) che si ha quando la conformazione dell’acetabolo lo porta a stringere come una pinza la testa del femore; l’altra detta “cam” (a “camma”), che si ha quando la testa femorale non è adeguatamente sferica e pertanto durante il movimento sfrega contro il bordo dell’acetabolo. In molti casi, poi, le due deformità sono entrambe presenti (forma mista). Durante il movimento, dunque, l’urto tra i due capi articolari può contribuire a determinare l’usura dell’articolazione.

Un importante carico a livello dell’anca durante l’adolescenza sembra possa essere un fattore chiave nella deformazione di tipo cam. La prevalenza della deformità di tipo cam è maggiore nei maschi rispetto alle femmine, negli atleti rispetto ai non atleti e più alta in sport come il calcio e il basket.

L’impingement femoro-acetabolare negli sportivi

In presenza di conflitto femoro-acetabolare, il paziente può avvertire dolore a livello dell’inguine o del gluteo; il paziente riferisce spesso dolore a “C” per descrivere un dolore profondo nell’anca. La mano viene infatti generalmente posizionata a coppa a livello del gran trocantere con il pollice posteriormente e le dita a livello inguinale anteriore (“C” sign); il dolore può presentarsi in maniera episodica, per esempio dopo l’attività sportiva.

I pazienti con impingement femoro-acetabolare vengono spesso sottoposti a trattamento chirurgico artroscopico, una tecnica di chirurgia mininvasiva che consente di intervenire sull’anca mediante piccole incisioni attraverso le quali si introducono una telecamera (collegata a un monitor, grazie alla quale si osservano le condizioni dell’articolazione) e gli strumenti chirurgici per intervenire sul conflitto.

Il ruolo del trattamento conservativo

Nella sua relazione, la dottoressa Castagnetti ha affrontato il tema del ruolo del trattamento conservativo prima dell’intervento chirurgico: “Sono pochi gli studi che forniscono evidenze solide sull’efficacia del trattamento conservativo dell’impingement femoro-acetabolare. Il trattamento conservativo non serve a evitare che il paziente venga sottoposto all’intervento chirurgico, ma se effettuato in fase iniziale e in accordo con il chirurgo, può essere utile per migliorare i sintomi iniziali e favorire una ripresa più efficace e rapida”, spiega la specialista.

Le fasi del trattamento conservativo

“Il trattamento conservativo in caso di conflitto tipo cam iniziale prevede alcuni passaggi: innanzitutto è bene che il paziente riduca i livelli di attività fisica e la pratica di alcune attività specifiche, come quelle che gravano sull’anca (come per esempio basket, calcio, kick-boxing, taekwondo e hockey). L’assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS, come il diclofenac per 2-4 settimane) e il ricorso a terapie fisiche (come Tecar e onde d’urto) aiutano a controllare i sintomi e il dolore. Questi, insieme al rinforzo del core (complesso muscolare coxo-lombo-pelvico) e della muscolatura glutea, mediante specifici esercizi, rappresentano i pilastri del trattamento.

Per due-tre settimane il paziente viene invitato a praticare 20-30 minuti al giorno di esercizi in allungamento, a migliorare (sempre mediante esercizi appositi) la rotazione esterna e l’abduzione in estensione e flessione e a evitare di assumere posizioni di conflitto, come quella seduto in ginocchio con le gambe a W.

Lo specialista valuterà poi il range di intrarotazione e flessione dopo la fase acuta, al fine di stabilire un range di sicurezza per ulteriori esercizi per evitare l’impingement femoro-acetabolare.

È poi importante che al paziente vengano fornite le corrette indicazioni per evitare le attività che predispongono al conflitto; ne sono un esempio: la corsa sul tapis roulant o su percorsi dritti e stretti perché favorisce la rotazione interna degli arti inferiori (da preferire invece la corsa a zig zag su strade ampie perché richiede abduzione ed extrarotazione); la pratica del ciclismo perché richiede un movimento di intrarotazione e flessione allo stesso tempo; stare seduti a lungo con la schiena dritta (meglio appoggiarsi all’indietro ogni 5/7 minuti per decrescere la flessione d’anca)”, ha concluso la specialista.

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