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Disturbo cognitivo lieve: quando fare la valutazione neuropsicologica

La valutazione neuropsicologica consente di analizzare compiutamente le condizioni cognitive di un paziente, sia negli aspetti nella norma, sia in quelli deficitari. È possibile, infatti, che con il sopraggiungere della vecchiaia insorgano disturbi della sfera della memoria. Spesso ci troviamo di fronte a quello che definiamo “invecchiamento normale” e che può comportare delle fisiologiche modifiche nelle abilità cognitive. In altri casi, invece, potrebbe essere l’esordio di un disturbo cognitivo lieve, una condizione da prendere seriamente poiché rappresenta un concreto fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cognitive più severe. 

Ne parliamo con la dottoressa Elisabeth El Kiky, neuropsicologa presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. 

Invecchiamento: quali sono i cambiamenti cognitivi fisiologici 

Durante il fisiologico processo di invecchiamento, il corpo va incontro a una serie di cambiamenti tra cui una progressiva perdita dei neuroni cerebrali. È quello che si definisce invecchiamento normale e nella sfera cognitiva questo processo si manifesta – tra le altre cose – con una diminuzione delle abilità mnemoniche, di concentrazione, di apprendimento, di linguaggio e di reazione agli stimoli esterni. Per esempio è possibile che una persona invecchiando faccia più fatica a ricordare i nomi, o debba fare ricorso a liste per ricordarsi i propri impegni, o ancora presenti una maggior difficoltà a reggere lo stress psicofisico.

È normale che chi dovesse sviluppare queste modifiche nelle capacità cognitive si possa preoccupare, e così i suoi familiari, ma se non ci sono modifiche nel quadro della personalità e nel tono dell’umore e non si assiste a un peggioramento importante delle funzioni cognitive tali da non interferire con le attività di vita quotidiana, l’autonomia o le relazioni sociali, ci troviamo molto probabilmente di fronte a un cambiamento fisiologico.

Disturbo cognitivo: quando può essere fattore di rischio per la demenza 

Il disturbo cognitivo lieve (MCI, dall’inglese Mild Cognitive Impairment) è invece una condizione clinica che comporta un decisivo aumento nel rischio di sviluppare demenza, ossia uno stato di invecchiamento cognitivo patologico.

Si riconosce perché chi ne è interessato presenta deficit cognitivi di lieve entità e che non impediscono un normale svolgimento delle attività o un normale scambio sociale, ma che risultano comunque superiori alla media delle altre persone della medesima età. Si tratta di una condizione clinica che è possibile collocare a metà tra l’invecchiamento normale (o fisiologico) e quello patologico. 

Il disturbo cognitivo lieve va quindi mantenuto sotto controllo in modo da valutare tempestivamente eventuali peggioramenti che possono condurre a condizioni patologiche

Per “invecchiamento patologico” o “demenza”, invece, si intende quella condizione in cui sono compromesse le funzioni cognitive, comportamentali, dell’umore e della personalità, tali da determinare una significativa alterazione dello stato funzionale del paziente, con effetti sulla propria autonomia e sulle relazioni. 

I livelli di decadimento cognitivo (o “demenza”) si distinguono in:

  • Lieve: caratterizzato da difficoltà nella sfera della memoria ma la qualità di vita del paziente resta invariata.
  • Moderato: in cui si sviluppano stati di confusione e disorientamento con difficoltà nell’esprimersi ed esternare i pensieri. Si tratta di una condizione che si accompagna ad alterazioni nel tono dell’umore, della personalità e del comportamento e che ha un impatto sulla quotidianità. È la fase di decadimento più lunga e che comporta un monitoraggio più intenso.
  • Grave: si assiste a un peggioramento decisivo delle capacità cognitive, di comunicazione e motorie, con alterazioni profonde della personalità. Il paziente perde la consapevolezza di sé e non è più in grado di rispondere agli stimoli ambientali. In questo caso l’assistenza deve spesso essere costante nelle 24 ore.

Sintomi: quando serve una valutazione neuropsicologica 

Come abbiamo specificato, il disturbo cognitivo lieve, per quanto presenti sintomi contenuti, può essere il preludio di una condizione patologica più severa. Vi sono dunque una serie di sintomi per cui è opportuno richiedere una valutazione neuropsicologica e intraprendere un percorso di diagnosi per verificare l’eventuale presenza di un disturbo cognitivo. 

Tra questi sintomi si indicano:

Da segnalare che patologie psicologiche come la depressione, in particolar modo con l’invecchiamento, possono associarsi a difficoltà di concentrazione, per cui in sede di diagnosi lo specialista valuterà con che tipologia approcciare il disturbo.
Quando in concomitanza con stati depressivi si verifica una compromissione cognitiva severa, si parla invece di pseudodemenza, e anche in questo caso si dovrà ricorrere a una terapia specifica. 

Come funziona la valutazione neuropsicologica 

Oltre all’esecuzione di esami diagnostici strumentali e di laboratorio, è fondamentale nel percorso di diagnosi per disturbo cognitivo lieve la valutazione neuropsicologica.

Si tratta di un’indagine che consente di effettuare un bilancio delle funzioni cognitive del paziente, individuando quelle nella norma e quelle che presentano un deficit, per poter così impostare un percorso terapeutico. La visita si apre con un confronto con il paziente e con i suoi famigliari in cui lo specialista ascolta i sintomi lamentati ed esamina l’eventuale documentazione clinica disponibile. A questo momento di dialogo segue l’esecuzione di test specifici neuropsicologici che vanno ad analizzare sia lo stato di aree di interesse come la memoria, l’attenzione e il linguaggio, sia lo stato psicoaffettivo.

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