Sul legame tra alimentazione e tumori circolano molte informazioni sia in termini positivi – alimenti esaltati per il loro potere antitumorale – sia in termini negativi, con alimenti indicati come pericolosi.

Proviamo a fare chiarezza, con l’aiuto della dottoressa Manuela Pastore, dietista di Humanitas.

“Supercibi” o corretta alimentazione?

“Quando si parla di “supercibi” ci si riferisce a quegli alimenti che dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, portare grandi benefici a chi li consuma abitualmente. Si parla di una lunga lista di alimenti e spezie fra cui: aglio, avena, barbabietola, cipolla, crucifere, curcuma, frutti rossi, limone, frutta secca, tè verde, fibre e molti altri. Per ognuno è stato dimostrato che possiedano proprietà salutari per l’organismo, purtroppo però non è ancora altrettanto certo che, singolarmente, siano in grado di prevenire l’insorgenza di un tumore, e questo anche se consumati in grandi quantità per lungo tempo.

Purtroppo non esiste una dieta specifica anti-cancro ma sappiamo che un’alimentazione variata, senza esclusioni se non per provata motivazione, assicura tutti i nutrienti necessari a preservare le difese immunitarie e indirettamente può contribuire a prevenire alcune forme tumorali. 

Occorre poi seguire uno stile di vita sano e attivo che contrasti la sedentarietà, che comprenda una regolare e adeguata attività fisica, un peso corporeo nella norma, che limiti il consumo di alcol ed escluda l’abitudine al fumo. Tutti questi elementi sono considerati protettivi nei confronti della nostra salute e non solo per quanto riguarda i tumori”, spiega la dottoressa Pastore.

 I consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che con una dieta sana ed equilibrata si potrebbero evitare circa un terzo delle malattie cardiovascolari e dei tumori e fornisce alcuni consigli:

  • Evitare l’obesità.
  • Mantenersi fisicamente attivi, con un regolare esercizio fisico.
  • Limitare il consumo di alimenti molto calorici ed evitare il consumo di bevande zuccherate.
  • Basare la propria alimentazione su alimenti di provenienza vegetale, possibilmente con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto, e un’ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta. Assumere cinque porzioni di frutta e verdura al giorno (le patate non sono verdure).
  • Limitare il consumo di carni rosse (ovine, suine e bovine) ed evitare il consumo di carni conservate.
  • Limitare il consumo di bevande alcoliche.
  • Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi).
  • Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso un’alimentazione variegata ed equilibrata. 

Carne rossa e rischio tumori

“Un’eccessiva assunzione di grassi, soprattutto di origine animale, è stata messa in relazione con una maggiore incidenza di tumori, in particolare quelli del tratto digerente e quelli correlati agli ormoni come il tumore alla mammella, della prostata e dell’endometrio, attraverso vari meccanismi di azione. Se poi la dieta ad alto contenuto in grassi si associa a un’alimentazione squilibrata anche in altri componenti, e ad altri fattori di rischio come alcol e fumo, la probabilità di sviluppare malattie cronico degenerative o un tumore aumenta.

Nell’ultima revisione, l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms ha inserito le carni lavorate nella lista delle sostanze cancerogene e le carni rosse in quella delle probabilmente cancerogene, da questo momento è scattata una campagna mediatica contro questi alimenti che ha terrorizzato molti consumatori.

In realtà questi dati non sono nuovi: le carni lavorate, salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore, la presenza di conservanti o di prodotti di combustione è noto che siano legati ad alcuni tipi di tumore.

Gli studi su cui si basano queste indicazioni si riferiscono a consumi quotidiani e a quantitativi lontani dai consumi medi italiani, a metodi di produzione che non riguardano l’Italia. L’aumento del rischio è legato agli eccessi, la stessa IARC conferma che un consumo settimanale inferiore a 500 g di carne rossa non costituisce un pericolo per la salute. Fondamentale è la qualità, la quantità e la modalità di cottura. In una dieta variata il consumo di carne rossa una o due volte la settimana, scelta fra i tagli con meno grassi, e alternata ad altre fonti proteiche non espone quindi a rischi. Un’ulteriore conferma di quanto sia importante tornare alla dieta mediterranea tipica della tradizione italiana, ricca di vegetali, frutta, legumi, cereali anche integrali, pesce, olio di oliva senza dimenticare anche tutti gli altri alimenti proteici, che ha dimostrato di poter diminuire il rischio di tumore”, conclude la dottoressa Pastore.

 

 

Per approfondire

Red Meat and Processed Meat. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans.