Si stima che circa il 60% dei malati di cancro effettui almeno un ciclo di Radioterapia durante il proprio percorso terapeutico. La Radioterapia è un trattamento locale che utilizza radiazioni ionizzanti per la cura dei tumori sia con intento curativo – e dunque per distruggere definitivamente il tumore e portare a guarigione il paziente – sia con intento palliativo, al fine di arrestare la crescita del tumore e controllare i sintomi migliorando la qualità di vita dei malati.

Le Società scientifiche nazionali e internazionali, tenendo conto della pandemia COVID-19, hanno stilato diversi documenti al fine di assicurare i servizi di Radioterapia ai pazienti che ne hanno bisogno in assoluta sicurezza e nei tempi corretti.

Anche Humanitas garantisce un percorso sicuro per i pazienti che devono sottoporsi a Radioterapia. Ne parliamo con la professoressa Marta Scorsetti, Responsabile di Radioterapia e Radiochirurgia in Humanitas e docente di Humanitas University.

Come funziona il percorso del paziente

“In Humanitas abbiamo attivato un percorso sicuro con un primo checkpoint a tutti gli ingressi dell’ospedale che comprende l’accesso solo con mascherina, la misurazione della temperatura corporea (laddove risulti superiore a 37,5 il paziente non può entrare in struttura) e la disinfezione delle mani con apposito gel. L’accesso è consentito al solo paziente a eccezione delle persone non autosufficienti che possono avere un accompagnatore.

Un secondo triage è previsto all’ingresso del reparto di Radioterapia dove solo il paziente può entrare (l’accompagnatore se non necessario può attendere il familiare in uno spazio dedicato fuori dal reparto).

All’interno del reparto vengono mantenute le distanze di sicurezza (almeno 1,5-2 metri) grazie all’utilizzo di una segnaletica sulle postazioni così che il paziente si sieda solo nei posti dedicati che sono segnalati in verde. In questo modo la presenza di pazienti e operatori nella sala di attesa è costantemente monitorata e mai in eccesso.

All’interno del reparto sono disponibili gel disinfettanti, mascherine e guanti in modo che il paziente possa sempre ricorrere all’uso di questi presidi laddove ne avesse bisogno.

Il paziente viene sottoposto al trattamento radiante all’interno del bunker in massima sicurezza: gli operatori usano specifici sistemi di protezione (mascherine, guanti, camici) e subito dopo il trattamento viene eseguita la sanificazione con appositi prodotti. Un’ulteriore sanificazione di tutti gli ambienti (come ambulatori e bagni) viene effettuata più volte al giorno”, spiega la professoressa Scorsetti.

Nella fase di preparazione al trattamento viene effettuata anche la TAC del torace

“I nostri pazienti che devono effettuare la Radioterapia, vengono sottoposti – durante la fase di simulazione in cui acquisiamo immagini TAC della parte da trattare – anche a una TAC specifica del torace al fine di escludere la presenza di segni di polmonite che potrebbero essere legati al COVID. I casi sospetti vengono gestiti con i nostri radiologi e infettivologi e sottoposti alle procedure più idonee per il singolo caso (come tampone, test sierologici)”, prosegue la professoressa.

L’attenzione a ottimizzare le cure

“Laddove possibile preferiamo ridurre al minimo il numero di sedute di Radioterapia utilizzando schemi di ipofrazionamento (5 sedute invece di 15\20) e tecniche di precisione come la Radiochirurgia (in una singola seduta) o la Radioterapia stereotassica corporea (SBRT in 3-5 sedute). Molti tipi di tumore possono dunque essere curati nell’arco di una settimana, in questo modo il paziente riceve una cura efficace riducendo il numero dei suoi accessi in ospedale”.

Monitoraggio telefonico e teleconsulto

“Abbiamo inoltre previsto un servizio telefonico per il monitoraggio dei pazienti che sono già stati trattati e che necessitano di controlli: in questo modo se le condizioni cliniche e gli esami sono buoni evitiamo di far venire in paziente in reparto.

Abbiamo anche previsto un sistema di teleconsulto per tutti quei pazienti fragili, anziani o residenti in zone lontane che desiderano avere un consulto radioterapico presso il nostro centro per evitare loro di recarsi direttamente in Ospedale”. 

Non ritardare le cure è fondamentale

“Ritardare o saltare le cure radioterapiche potrebbe comportare un ritardo nella guarigione del paziente o una perdita di opportunità di cura (finestra terapeutica) con un impatto negativo sulla qualità di vita e sulla possibilità di ottenere un controllo locale del tumore.

Credo sia importante ricordare che noi clinici tendiamo a cronicizzare le malattie oncologiche utilizzando le numerose possibilità a nostra disposizione (chirurgia, farmaci e radioterapia) affinché i pazienti vivano meglio e più a lungo con il cancro.

Suggerisco ai pazienti che occorre imparare in qualche modo a “convivere” con la malattia e la maggior parte dei nostri pazienti continua la propria vita familiare e lavorativa anche durante il percorso terapeutico.

In questo delicato momento per la salute globale è importante che i nostri pazienti sappiamo che è possibile proseguire ed effettuare le cure in tutta sicurezza, continuando a prenderci cura insieme della loro salute e della loro vita”, ha concluso la professoressa Scorsetti.

A che cosa serve la Radioterapia?

La Radioterapia è un trattamento locale per la cura dei tumori e si avvale di radiazioni ionizzanti.

Può avere un duplice intento: curativo, con l’obiettivo di distruggere definitivamente il tumore e ottenere la guarigione del paziente; palliativo, per arrestare la crescita del tumore e controllare i sintomi migliorando la qualità di vita dei malati.

La Radioterapia può essere utilizzata da sola o in associazione alla chemioterapia per potenziare gli effetti della cura in diversi tipi di tumori solidi come i tumori gastro intestinali (retto-ano, esofago, pancreas), i tumori ginecologici, il cancro del polmone e i tumori del distretto testa collo.

È importante che il trattamento curativo venga eseguito entro un mese dalla diagnosi per garantire la migliore efficacia della cura. 

La Radioterapia può essere utilizzata anche in associazione alla Chirurgia per sterilizzare il campo operatorio e ridurre il rischio di recidiva come nel cancro della mammella. In questi casi va eseguita entro 3\4 mesi dall’intervento.

Molti pazienti sviluppano metastasi ossee che possono provocare dolore, fratture, compressioni midollari e deficit della deambulazione o presentare localizzazioni secondarie a livello degli organi vitali (come il cervello), che possono provocare sintomi neurologici (deficit motori e cognitivi). Se eseguita tempestivamente (entro 3\5 giorni), il trattamento radiante può portare a una completa riduzione dei sintomi, migliorando la qualità di vita dei pazienti ed evitando l’assunzione di farmaci analgesici che possono ulteriormente danneggiare il paziente con effetti collaterali (stitichezza, nausea, sonnolenza).