Dal 10 al 14 aprile Vienna ha ospitato l’International Liver Congress, il Congresso annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL) dedicato a tutte le patologie del fegato (come per esempio steatosi, epatite, cirrosi), comprese quelle oncologiche.

All’interno di questo appuntamento si è tenuto anche un simposio organizzato da EASL ed ESMO (European Society for Medical Oncology) dedicato ai tumori delle vie biliari al quale ha preso parte anche la dottoressa Lorenza Rimassa, Vice Responsabile dell’Unità Operativa di Oncologia medica e Responsabile della sezione Tumori Apparato Gastroenterico di Humanitas, con una presentazione sul colangiocarcinoma dal titolo “Multidisciplinary Approach to Cholangiocarcinoma. From Diagnosis to Treatment According to Patient Profile”.

Il colangiocarcinoma rappresenta il 10-15% dei tumori primitivi del fegato e in circa il 60-70% dei pazienti la diagnosi viene effettuata quando il tumore è in fase avanzata.

Le terapie mediche nella pratica clinica

I pazienti con colangiocarcinoma ricevono spesso la diagnosi in fase avanzata e solo il 20% è operabile. Dopo la chirurgia il tumore in molti casi tende a recidivare e i pazienti vengono così sottoposti a chemioterapia post-operatoria o adiuvante.

“Come emerso dallo studio BILCAP, il trattamento con capecitabina (un farmaco in uso già per altri tumori) dopo l’intervento chirurgico migliora la prognosi in termini di allungamento della sopravvivenza e di diminuzione delle recidive. I pazienti con malattia avanzata, recidivante o metastatica vengono invece sottoposti a chemioterapia con una combinazione di gemcitabina e cisplatino, uno schema efficace di trattamento che rappresenta lo standard di cura da dieci anni. Laddove la malattia progredisse però, sebbene la pratica clinica disponga di ulteriori farmaci, non possiamo parlare di un vero e proprio standard di cura”, ha sottolineato la dottoressa Rimassa.

Le terapie mediche in corso di studio

Sono diversi i programmi di ricerca dedicati alle terapie biologiche per la malattia in fase avanzata.

“Negli ultimi anni si stanno studiando le alterazioni molecolari dei tumori delle vie biliari, soprattutto di quelli intraepatici. Ne sono un esempio le traslocazioni del recettore FGFR-2 e le mutazioni di IDH-1. Humanitas è parte attiva in due studi multicentrici internazionali con due nuovi farmaci che hanno come specifico bersaglio le traslocazioni del recettore FGFR-2. Uno dei due studi sta valutando l’efficacia di derazantinib in pazienti già trattati con chemioterapia. Il secondo invece è uno studio di fase III con pemigatinib in pazienti non precedentemente trattati con chemioterapia e che potrebbe portare all’inserimento della molecola nella pratica clinica, laddove venissero confermati i buoni risultati ottenuti finora. Abbiamo inoltre partecipato allo studio ClarIDHy, uno studio di fase III con in pazienti con mutazione di IDH-1.

Sono infine in corso di studio altri farmaci come regorafenib e come gli inibitori di BRAF e di MEK e si sta anche lavorando sull’immunoterapia, sebbene i risultati finora ottenuti con quest’ultima siano contrastanti”, ha concluso la dottoressa Rimassa.