L’extrasistole è un’alterazione, spesso benigna, del ritmo cardiaco. Si tratta di una contrazione pulsazione anticipata del cuore, che l’individuo colpito può avvertire chiaramente come una contrazione anomala dell’organo, un “battito aggiunto” o “irregolare” rispetto al normale battito cardiaco, ma che solo gli esami strumentali sono in grado di rilevare e tipizzare con precisione. Ne parliamo con la dottoressa Veronica Barbara Fusi, cardiologo di Humanitas.

Cos’è l’extrasistole?

L’extrasistolia è la forma più comune di aritmia cardiaca. Le extrasistoli sono infatti estremamente frequenti, sia nelle persone del tutto sane che nei pazienti con una cardiopatia sottostante o altre condizioni patologiche. Ma nella maggior parte dei casi non si tratta di un disturbo preoccupante e patologico.

Fisiologicamente il battito cardiaco si origina dal nodo seno-atriale, presente nella parte superiore dell’atrio destro, una delle quattro camere del cuore, e in prossimità della vena cava superiore. È questa “la centralina elettrica di comando” da cui parte l’impulso elettrico che, attraversando prima gli atri e poi i ventricoli, fa contrarre il cuore, consentendo di pompare il sangue nell’organismo (la sistole indica proprio la contrazione del cuore, mentre la diastole è il suo rilassamento). In caso di extrasistole, lo stimolo alla contrazione non arriva dal nodo seno-atriale bensì è localizzato altrove (atri, ventricoli, giunzione AV), interferendo con la normale conduzione dell’impulso elettrico: l’impulso ectopico irrompe in una qualsiasi fase del ciclo cardiaco e spesso modifica la durata della diastole ventricolare (a seconda che l’extrasistole si inserisca in una fase precoce o tardiva della diastole), con conseguente possibile riduzione della gittata cardiaca, soprattutto se le extrasistoli sono frequenti o ripetitive.

In base all’origine dello stimolo che causa il battito extrasistolico, si distingue un’extrasistole atriale, in cui lo stimolo arriva dalla muscolatura dell’atrio; un’extrasistole ventricolare, quando proviene dalla muscolatura del ventricolo; un’extrasistole atrioventricolare o giunzionale nodale, con lo stimolo proveniente dal nodo atrio-ventricolare.

I sintomi

Le pulsazioni alterate possono essere estemporanee (cosiddette “a salve”) oppure frequenti, con una manifestazione che segue o meno una certa regolarità. Non sempre, tuttavia, l’individuo con extrasistole avverte queste contrazioni anomale, essendo la condizione molte volte asintomatica. In caso contrario può avvertire una sorta di “battito d’ali” al torace in corrispondenza del cuore oppure una sorta di “vuoto”, di arresto del battito cardiaco, un tuffo al cuore.

La maggior parte delle extrasistoli non viene avvertita dal paziente, soprattutto se esse sono isolate e occasionali. I pazienti sintomatici possono avere invece la sensazione di un “battito mancante” o di un “battito più intenso”, oppure avvertono una sorta di “battito d’ali”, uno “sfarfallìo in mezzo al petto” oppure una sorta di “tonfo” al torace in corrispondenza del cuore, un “vuoto”, un “tuffo” al cuore. Se invece le extrasistoli sono ripetitive ( e si presentano in coppie/triplette, oppure si alternano con il ritmo normale determinando un ritmo bi/tri/quadrigemino) oppure sono frequenti e durano per più tempo, il ritmo del cuore si modifica e viene avvertito spesso dal paziente con episodi di palpitazioni che hanno un ritmo cardiaco accelerato o irregolare. In alcuni casi però i sintomi diventano più importanti, soprattutto se associati a tachicardia prolungata: possono comparire mancanza di respiro (dispnea), maggiore affaticabilità (astenia) e vertigini.

In caso di extrasistolia benigna i sintomi tendenzialmente peggiorano a riposo, alcune volte soprattutto dopo i pasti o di notte, e possono scomparire con l’esercizio fisico; nel caso in cui invece aumentano con l’attività fisica sono spesso indicativi di una patologia più importante e necessitano di terapie farmacologiche o interventi mirati alla cura della malattia sottostante. Per questo motivo la descrizione dettagliata dei sintomi sarà fondamentale nel corso della visita cardiologica per definire i contorni di questa aritmia. Ma al di là della descrizione della sintomatologia sono necessari degli esami strumentali.

Gli esami diagnostici

Quali sono gli esami con i quali si arriva a diagnosticare con precisione l’extrasistole? “Sicuramente, dopo un’accurata visita medica e una raccolta anamnestica accurata, l’elettrocardiogramma risulta essere l’esame più semplice, ma se l’extrasistolia è sporadica e non prevedibile, l’elettrocardiogramma estemporaneo difficilmente riscontrerà l’evento aritmico o consentirà di formulare una diagnosi corretta della sua natura e/o entità. Pertanto l’esame più correttamente richiesto dal cardiologo diventa l’elettrocardiogramma dinamico secondo Holter, ovvero la registrazione del battito cardiaco per 24 ore, consentendo di contare il numero dei battiti irregolari, tipizzarli in base alla loro origine, e valutare soprattutto la loro frequenza e ripetitività rispetto ai battiti cardiaci normali e la loro comparsa o riduzione in base alle attività quotidiane (lavoro, pasti, sport, relax, riposo) e al ritmo sonno-veglia”, ha precisato la dottoressa Fusi.

In caso di ulteriori dubbi o alterazioni rilevate durante la visita, è possibile richiedere l’ecocardiogramma color doppler per valutare meglio la struttura cardiaca e indagare la presenza di patologie strutturali del cuore di tipo congenito (displasia aritmogena del ventricolo destro, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva) o acquisite negli anni (di natura ischemica o valvolare) e il test da sforzo che permette di registrare l’attività elettrica del cuore mentre il paziente cammina sul tapis roulant o fa la cyclette.

Se l’extrasistole scompare o diminuisce durante l’esercizio fisico, di solito non è considerata grave. Viceversa, se l’esercizio fisico provoca o incrementa i battiti extrasistolici, è verosimile che il cuore sia affaticato in modo patologico e sarà necessario proseguire con ulteriori esami più approfonditi o invasivi (RMN/TC cardiaca, coronarografia, scintigrafia miocardica, studio elettrofisiologico).

Anche lo stile di vita può avere un peso

L’extrasistolia può manifestarsi a qualsiasi età, quindi anche in età pediatrica. Ma in generale la probabilità di comparsa aumenta con l’età. In un cuore sano, in un individuo giovane che non presenta patologie, l’extrasistolia si correla spesso a un disturbo funzionale e può associarsi a stress (fisico e psichico), al consumo eccessivo di fumo, caffeina, bevande alcoliche o gassate, sostanze d’abuso (cocaina e altre sostanze stupefacenti) o alcuni medicinali (digossina, aminofillina, antidepressivi triciclici). Anche la febbre, l’ansia eccessiva oppure un eccesso di sport possono diventare fattori scatenanti. Altre volte i battiti extrasistolici possono derivare da una carenza di calcio, magnesio e soprattutto di potassio nel sangue o da un eccesso di calcio. Il riposo, la correzione di questi comportamenti o di queste alterazioni determina la scomparsa dell’extrasistolia.

Anche in gravidanza le extrasistoli sono molto frequenti, ma sono correlate, come per il caso del reflusso gastro-esofageo o un eccesso di adipe addominale, a stimolazioni riflesse vagali o simpatiche provenienti dagli organi addominali. Tali sistoli premature non devono pertanto creare allarmismo e non sono correlabili a cardiopatie.

Questa forma di aritmia, L’extrasistolia può presentarsi infatti anche come il segnale di altre condizioni o di patologie che non coinvolgono il cuore, come ad esempio i disturbi della tiroide (l’ipertiroidismo soprattutto, ma anche l’ipotiroidismo), l’anemia, l’ipertensione arteriosa non trattata, il reflusso gastro-esofageo o altri disturbi digestivi e intestinali quali la calcolosi della colecisti, stipsi, meteorismo.

Infine, esistono però numerose patologie cardiache che sono associate ad extrasistolia, e spesso l’aritmia è uno dei tanti sintomi che accompagnano la patologia di base: l’insufficienza cardiaca, l’infarto del miocardio o le coronaropatie in generale, le cardiopatie valvolari, le infezioni o infiammazione del cuore (miocarditi, endocarditi, pericarditi), la cardiopatia ipertrofica ostruttiva, la displasia aritmogena del ventricolo destro o le patologie del sistema di conduzione cardiaco.

Pertanto, un adeguato stile di vita, una correzione dei fattori di rischio cardiovascolari, il controllo annuale degli esami ematochimici standard e un’attività sportiva non eccessivamente intensa sono le premesse ideali per avere un cuore e un organismo sano.

Cosa prevede il trattamento dell’extrasistolia?

“La maggior parte dei pazienti affetti da extrasistolia, ma altrimenti sani, non avrà bisogno di alcuna terapia, perchè si tratta di fenomeni benigni e legati a condizioni non patologiche (ansia, difficoltà digestive, stress, deprivazione di sonno) – ha spiegato la specialista -. Ridurre i più frequenti fattori scatenanti (caffeina, nicotina, bevande, farmaci o sport eccessivo) potrà sicuramente risultare utile e talvolta indispensabile per diminuire la frequenza o risolvere il problema, indipendemente dai sintomi. Numerosi pazienti traggono infatti grande beneficio da interventi sullo stile di vita, con una dieta sana e leggera, una regolare pratica di attività fisica non eccessivamente intensa, il recupero e il mantenimento del peso forma”.

In alcuni soggetti ansiosi, o quando i sintomi diventano particolarmente fastidiosi, è possibile ricorrere a farmaci in grado di rallentare il battito cardiaco: in genere si ricorre a farmaci detti beta-bloccanti, a basse dosi, o anche solamente i farmaci ansiolitici, che si sono dimostrati molto efficaci nella riduzione dei sintomi causati da stress e paure. Anche le tecniche di rilassamento (yoga, pilates, training autogeno ) nelle forme più lievi o farmaci ansiolitici/antidepressivi e la psicoterapia nelle forme più gravi possono diventare una soluzione nel ridurre i sintomi e la frequenza delle alterazioni del ritmo cardiaco.

Quando le extrasistoli sono invece secondarie a patologie non cardiache, per esempio in caso di ipertiroidismo, anemia o disturbi digestivi, la terapia è ovviamente volta alla malattia di base. In presenza di patologia cardiaca, l’extrasistolia può causare aritmie anche più gravi, di conseguenza potrà invece essere necessario ricorrere a farmaci antiaritmici, betabloccanti, o calcio-antagonisti in alcuni casi, oppure l’amiodarone nei casi più complessi.

Quando non sia possibile raggiungere un risultato soddisfacente attraverso i farmaci, o risulta necessario trattare la cardiopatia sottostante, si prendono in considerazione interventi più invasivi (coronarografia, sostituzione valvolare, ablazione a radiofrequenza, impianto di pacemaker).

“Nella maggior parte dei casi, le occasionali extrasistoli in soggetti non cardiopatici non costituiscono un problema di salute, ma diventa indispensabile verificarne la natura benigna con il medico per escludere patologie cardiache o di altra origine. Una volta fatta la diagnosi, e soprattutto verificata la riduzione delle aritmie sotto sforzo, è ormai dimostrato che la pratica di regolare attività fisica ha effetti positivi sulla diminuzione delle extrasistoli e sul miglioramento della condizione sia fisica che psichica dell’individuo non cardiopatico affetto da extrasistoli. La presenza di una cardiopatia limiterà invece l’intensità della pratica di attività fisica in relazione al tipo di patologia sottostante e alla sua prognosi. Tuttavia anche al paziente cardiopatico si consiglia una blanda attività fisica regolare, pur sempre rispettando le sue condizioni globali di salute, e solo in limitati casi più gravi si consiglia il riposo assoluto, indipendentemente dalla presenza di extrasistoli”, ha concluso la specialista.

 

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