La trombosi venosa, che può essere profonda a superficiale a seconda del sistema venoso coinvolto, è un’anomala coagulazione del sangue in una vena, soprattutto a carico delle gambe.

La coagulazione è un fenomeno fisiologico e fondamentale per il nostro organismo. Quando però si verifica in un momento e nel punto sbagliato, il sangue va a formare un grumo, il cosiddetto trombo. Si instaura così la trombosi venosa, profonda o superficiale, una patologia che può avere conseguenze anche gravi, come l’embolia polmonare.

Con quali sintomi si manifesta la trombosi venosa? Ne ha parlato il dottor Corrado Lodigiani, Responsabile del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche in Humanitas, in un’intervista al Corriere della Sera.

Pesantezza, gonfiore e dolore

L’arto interessato da trombosi venosa profonda diventa più pesante. Il soggetto colpito accusa un senso di pesantezza che in genere è associato anche da un aumento di volume dell’arto stesso. Tanto le braccia quanto le gambe possono essere interessate dalla formazione di un trombo, tuttavia le gambe sono più esposte al rischio per via della stasi del sangue che tende ad accumularsi alle estremità per effetto della forza di gravità durante la posizione eretta.

A gonfiore e pesantezza si può aggiungere una dolenzia di intensità varia. È un sintomo equivocabile perché somiglia a un crampo, a un dolore articolare o muscolare attribuito a un possibile trauma non noto. L’individuo può avvertire un dolore lieve o molto intenso, raramente insopportabile: in questo caso l’estensione del trombo è tale da causare una compressione dell’arteria e un ridotto afflusso di sangue in periferia con un conseguente rischio di dover intervenire chirurgicamente per evitare una necrosi dei tessuti”, spiega il dottor Lodigiani.

Ecco perché non sottovalutare i sintomi

La trombosi può manifestarsi anche con sintomi più superficiali, come spiega il dottor Lodigiani: “La pelle si può arrossare, talora diventare di un colorito scuro-brunastro, in associazione a una sensazione di intenso calore.

I sintomi possono comparire contemporaneamente o meno. L’importante è saperli riconoscere e, dunque, non sottovalutarli. In caso contrario la situazione può peggiorare nell’arco di ore o di giorni. In questo arco di tempo la trombosi venosa profonda può evolvere e avere come esito un’embolia polmonare. Nel caso si avvertano questi sintomi è fondamentale andare in Pronto Soccorso, in modo da confermare il sospetto clinico e poter impostare al più presto una terapia salva vita”.

Che cos’è l’embolia polmonare?

L’embolia polmonare è un infarto del polmone. Spiega il dottor Lodigiani: “L’evoluzione in embolia non è inevitabile, ma oltre l’80% degli eventi di trombosi venosa profonda si complicano e diventano embolia polmonare. Oggi si dice che sono due facce della stessa medaglia tant’è che si parla di tromboembolia polmonare. L’embolia polmonare può essere silente, senza sintomi, un fenomeno non così raro, soprattutto nel paziente con altre patologie e sintomi. I suoi sintomi più frequenti sono un dolore trafittivo, descritto come una pugnalata al torace; un’alterazione del respiro, avvertita come un’improvvisa “fame d’aria”; una tosse secca o con catarro misto a sangue, più o meno abbondante; infine cardiopalmo con accelerazione del battito cardiaco. L’embolia polmonare può portare anche a sincope e perdita di conoscenza e persino essere un evento mortale. Se non trattata tempestivamente e soprattutto in modo corretto l’embolia polmonare può complicarsi nei mesi o negli anni successivi con una forma di scompenso cardiaco molto grave chiamata cuore polmonare cronico”.

 

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