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Trapianto del midollo

Il Centro Trapianto di Humanitas, attivo dal 1997, è in grado di eseguire la gamma completa di trapianti di midollo: da quello autologo a quello allogenico da donatore identico e da donatore volontario, per finire con il trapianto aploidentico e da cordone. Il Centro Trapianto è integrato nel Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo (GITMO), che è la società scientifica di riferimento, e nell’Italian Bone Marrow Donor Registry (IBMDR), che regola la ricerca dei donatori volontari nel mondo.
 
Il team di medici e paramedici è costituito da personale dedicato, con esperienza decennale nella cura e nella gestione dei pazienti trapiantati.

 

Il trapianto allogenico

Il trapianto allogenico rappresenta, a tutt’oggi, l’unica forma di immunoterapia clinicamente testata. L’effetto terapeutico risiede nella reazione delle cellule del sistema immunitario del donatore, che riconoscono come “estranee”, o meglio “pericolose”, le cellule tumorali residue nel paziente.
 
Il trapianto allogenico necessita della disponibilità di un donatore, la cui tipologia può essere variabile:
 

  • familiare identico: un fratello o una sorella, identici al paziente sulla base della tipizzazione HLA
  • familiare non identico: un fratello o una sorella con un’unica differenza nella tipizzazione con il paziente, o di un familiare che presenta un’identità al 50% con il paziente. In quest’ultimo caso possono fungere da donatore genitori o cugini
  • volontario adulto: un soggetto identificato nelle varie banche di donatori, che risulta perfettamente identico (definito 10/10) o con 1 o più differenze. Gli iscritti nelle banche sono circa 14 milioni.
  • cordone ombelicale: in questo caso le cellule staminali sono contenute nel sangue del cordone ombelicale, che viene congelato in varie banche, per poi essere donato per un singolo paziente. Nelle banche ne sono presenti circa 300.000 unità.

 
Per la maggior parte dei casi, la donazione delle cellule staminali viene effettuate a partire dal sangue periferico, e quindi senza necessità di anestesia generale. Il prelievo delle cellule staminali viene eseguito tramite le vene con un apposito dispositivo tecnico. La procedura viene chiamata leucaferesi.
 
In pochi casi selezionati, la donazione viene ancora eseguita con il cosiddetto espianto di midollo, in anestesia generale.
Le cellule donate sono infuse nel paziente, tramite un accesso venoso centrale, il giorno stesso della raccolta, senza nessuna manipolazione. Solo raramente le cellule prelevate dal donatore vengono congelate.
 
Nei giorni precedenti la donazione, il paziente viene sottoposto a terapia di preparazione al trapianto stesso, definita condizionamento. Il condizionamento si effettua mediante somministrazione di farmaci chemioterapici ed eventualmente della radioterapia.
 
Le dosi dei farmaci e della radioterapia possono variare costituendo due tipi di condizionamento: condizionamento di intensità ridotta (detto anche miniallotrapianto), in cui le dosi sono basse, e condizionamento mieloablativo (trapianto mieloablativo), in cui le dosi dei farmaci e della radioterapia sono elevate. La scelta dell’uno o dell’altro tipo di condizionamento si basa su diverse variabili correlate alle condizioni generali del paziente, all’età e al tipo di patologia.
 
Dopo trapianto allogenico la durata del ricovero, in camere opportunamente protette, è variabile e mediamente tra 4 e 6 settimane.
 
Nel periodo post-trapianto, il paziente riceve una terapia con farmaci immunosoppressori al fine di evitare il rigetto e la reazione del trapianto contro l’ospite (GVHD, acronimo di graft versus host disease).

 

Il trapianto autologo

Il trapianto autologo, o meglio la chemioterapia ad alte dosi con reinfusione delle cellule staminali del paziente stesso, è una procedura molto utilizzata soprattutto nella cura dei linfomi e dei mielomi.
 
In questa situazione, il paziente è il donatore di se stesso: durante la chemioterapia viene praticata la raccolta delle cellule staminali circolanti (leucaferesi), che vengono poi congelate e conservate sino al loro utilizzo.
 
Il principio terapeutico del trapianto autologo è la somministrazione di una dose molto elevata di farmaci chemioterapici attivi contro la malattia, che inducono anche un abbassamento profondo e di lunga durata dei globuli bianchi, delle piastrine e dei globuli rossi (definita aplasia midollare). L’uso, dopo scongelamento, delle cellule staminali precedentemente raccolte permette di abbreviare la durata dell’aplasia midollare, ricucendo così i potenziali rischi per il paziente. Dopo trapianto autologo la durata del ricovero, in camere opportunamente protette, è mediamente di 3 settimane.