Cos’è l’annegamento?
L’annegamento è un’insufficienza respiratoria causata dalla sommersione o immersione in un liquido, come può succedere al mare, al lago, in un fiume o in piscina. L’ingresso di acqua nelle vie aeree determina una riduzione dell’apporto di ossigeno con la conseguente compromissione delle funzioni vitali dell’organismo, senza che questo abbia necessariamente esito fatale (in questo caso si parla di annegamento non fatale). L’annegamento può avvenire anche in quantitativi di liquido estremamente ridotti: ecco perché è fondamentale non perdere mai di vista i bambini nelle vaschette, nelle vasche da bagno o nelle piscine gonfiabili.
Tra le cause più comuni troviamo:
- Incapacità di nuotare
- Malore improvviso in acqua (come un disturbo cardiaco o gastrointestinale)
- Rottura della superficie ghiacciata di un fiume o di un lago su cui si sta camminando
- Abuso di alcolici.
Quali sono i sintomi di annegamento?
I segnali tipici che possono presentarsi in una persona che ha subìto un evento di annegamento sono:
- Tosse violenta e difficoltà respiratoria
- Respirazione corta, faticosa o molto frequente
- Dolore al torace
- Cianosi (colorito bluastro della pelle, avvertibile soprattutto su labbra, dita, naso e orecchie)
- Vomito
- Gonfiore addominale
- Più raramente convulsioni
- Perdita di coscienza e arresto respiratorio o cardiocircolatorio.
Cosa fare in caso di annegamento?
La prima regola assoluta è la sicurezza: non buttarsi in acqua se non si è addestrati al salvataggio, per evitare di diventare una seconda vittima. Portare la persona fuori dall’acqua in sicurezza utilizzando funi, salvagenti o altri appigli.
Una volta a terra, se la persona non è cosciente e non respira normalmente, occorre agire tempestivamente seguendo questi passi:
- Chiamare subito i soccorsi al 112: se si è da soli, attivare immediatamente il vivavoce sul telefono per poter comunicare con l’operatore della centrale operativa mentre si soccorre la vittima.
- Se si conoscono le manovre di rianimazione (soccorritore addestrato): aprire le vie aeree iperestendendo delicatamente la testa e sollevando il mento, ed eseguire subito 5 ventilazioni di soccorso (bocca-a-bocca). Nell’annegamento l’ossigeno nei polmoni è la priorità assoluta. Subito dopo, continuare la Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) alternando 30 compressioni toraciche e 2 ventilazioni.
- Se non si conoscono le manovre di rianimazione (soccorritore non addestrato): comunicarlo subito all’operatore del 112. L’operatore guiderà il soccorritore passo dopo passo al telefono (procedura T-CPR), spiegando come eseguire il massaggio cardiaco a ritmo (manovre di sole compressioni toraciche, senza ventilazioni), che è sempre meglio di nessun intervento.
- Prevenire l’ipotermia: se la persona respira (o una volta terminate le manovre), se l’acqua o l’ambiente sono freddi, rimuovere i vestiti bagnati e coprirla con coperte calde o vestiti asciutti.
Cosa non fare in caso di annegamento?
- Non cercare di svuotare i polmoni dall’acqua: manovre come premere sull’addome, comprimere lo stomaco o mettere la persona a testa in giù sono inutili e molto pericolose, poiché possono indurre il vomito con il rischio che questo venga inalato nelle vie aeree.
- Non immobilizzare il collo di routine: non perdere tempo a cercare di tenere fermo il collo della persona con le mani, asciugamani o vestiti a supporto. L’immobilizzazione cervicale non è raccomandata a meno che non ci sia un evidente e forte sospetto di trauma (ad esempio se la vittima si è tuffata in acque basse o è caduta da un’altezza). Bloccare il collo rende infatti quasi impossibile aprire le vie aeree per eseguire la respirazione bocca-a-bocca.
Nota importante: questa scheda di primo soccorso fornisce semplici indicazioni di base e non sostituisce il parere di un professionista sanitario.
Ultimo aggiornamento: Giugno 2026
Data online: Luglio 2016


