La vitamina D è un pro-ormone essenziale per il corretto funzionamento dell’organismo. Quando i suoi livelli ematici risultano insufficienti, possono comparire manifestazioni che interessano prevalentemente l’apparato osteoarticolare e muscolare, ma non solo. Riconoscere precocemente un deficit e correggerlo è fondamentale per prevenire complicanze a lungo termine.
Ne parliamo con il professor Andrea Lania, responsabile dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
A cosa serve la vitamina D?
La vitamina D regola il metabolismo del calcio e del fosforo, minerali indispensabili per l’integrità di ossa e denti. In età pediatrica sostiene la crescita scheletrica, mentre nell’adulto contribuisce al fisiologico rimodellamento del tessuto osseo.
La fonte principale è l’esposizione alla luce solare, che stimola la sintesi cutanea di colecalciferolo. Nei mesi invernali o in condizioni di scarsa irradiazione, la produzione endogena si riduce sensibilmente. Sul piano alimentare, le fonti più rilevanti sono i pesci grassi (salmone, sgombro, tonno), l’olio di fegato di merluzzo, il tuorlo d’uovo e alcuni alimenti fortificati, come i cereali arricchiti. L’apporto dietetico da solo, tuttavia, non è generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero.
Carenza di vitamina D: i sintomi
Il deficit di vitamina D ha un esordio spesso insidioso: i sintomi possono svilupparsi nell’arco di settimane o mesi e variano in funzione dell’età e dello stato di salute del paziente.
Tra le manifestazioni più precoci figura una stanchezza persistente e non giustificata da altre cause. La carenza di vitamina D interferisce con la qualità del sonno, altera i circuiti neurotrasmettitoriali implicati nella regolazione dell’energia e favorisce un’attivazione dei processi infiammatori, contribuendo alla sensazione cronica di affaticamento.
Livelli insufficienti di vitamina D si associano a un aumento dello stato infiammatorio sistemico, che può tradursi in mialgie e artralgie diffuse. In alcune persone, questa condizione concorre all’insorgenza o all’aggravamento di forme artritiche, con rigidità e limitazione funzionale nei movimenti quotidiani.
Infezioni ricorrenti
La vitamina D svolge un ruolo modulatore sul sistema immunitario. Il suo deficit si associa a una maggiore suscettibilità alle infezioni delle vie respiratorie, inclusi raffreddori e sindromi influenzali. Nei pazienti con patologie respiratorie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la carenza di vitamina D aggrava ulteriormente la vulnerabilità agli agenti infettivi.
Alterazioni del tono dell’umore
La vitamina D è coinvolta nella regolazione dei neurotrasmettitori che influenzano il tono dell’umore. Livelli ridotti possono favorire l’insorgenza di stati depressivi o amplificare una tendenza preesistente. Il disturbo affettivo stagionale, che si manifesta tipicamente nei mesi a minore irradiazione solare, è in parte correlato alla ridotta sintesi di vitamina D.
Rachitismo nei bambini
In età pediatrica, la vitamina D è indispensabile per la corretta mineralizzazione ossea. Una carenza grave nei primi anni di vita può causare rachitismo, caratterizzato da deformità scheletriche, fragilità ossea e dolore muscolare. Il rischio è maggiore nei bambini con inadeguata esposizione solare o con un apporto alimentare di vitamina D insufficiente.
Osteopenia, osteoporosi e rischio di fratture
Negli adulti un deficit prolungato di vitamina D determina una progressiva riduzione della densità minerale ossea, favorendo lo sviluppo di osteopenia e osteoporosi. Ne consegue un aumentato rischio di fratture da fragilità, anche in seguito a traumi minimi.
Effetti cardiovascolari
La carenza di vitamina D può avere ricadute anche sul sistema cardiovascolare. Lo stato infiammatorio che si sviluppa in condizioni di deficit sembra favorire l’insorgenza di malattie cardiovascolari e alterare la funzionalità del miocardio.
Vitamina D bassa: cosa fare?
Il primo passo è la misurazione dei livelli sierici di 25-idrossivitamina D mediante esame ematochimico. In caso di deficit accertato, il medico può prescrivere un’integrazione farmacologica con colecalciferolo, in formulazione orale (gocce o compresse), calibrata in base all’entità della carenza, all’età e alle condizioni cliniche del paziente. È utile affiancare all’integrazione un’adeguata esposizione solare e, quando possibile, un’attenzione alle fonti alimentari di vitamina D. La normalizzazione dei livelli richiede settimane o mesi di trattamento costante, ma permette di attenuare la sintomatologia e di prevenire le complicanze d’organo associate al deficit cronico.
Visite ed esami
-
2.3 milioni visite
-
+56.000 pazienti PS
-
+3.000 dipendenti
-
45.000 pazienti ricoverati
-
800 medici
