Il professor Gavriil Abramovich Ilizarov negli anni Cinquanta, presso l’ospedale di Kurgan, in Siberia, sviluppa un’intuizione destinata a cambiare l’evoluzione della pratica ortopedica. Osservando la guarigione delle fratture, Ilizarov si rese conto che l’osso possiede la naturale capacità di rigenerarsi se stimolato in modo graduale. Da qui nasce il metodo Ilizarov, che permette alle ossa interessate da traumi, gravi deformità, o condizioni patologiche di altro tipo, di guarire in maniera naturale, con la crescita di tessuto osseo sano rigenerato per distrazione, ovvero tramite il graduale allontanamento di capi ossei precedentemente soggetti a un taglio programmato (osteotomia).
Il 15 giugno 2026, in occasione del centocinquesimo anniversario della nascita del professor Gavriil Abramovich Ilizarov, è stata inaugurata presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) la nuova Unità Operativa di Ortopedia Ricostruttiva, Fissazione esterna e Allungamento degli arti, coordinata dal dottor Alexander Kirienko.
Che cos’è il metodo Ilizarov
Il metodo Ilizarov permette oggi di trattare allungamenti degli arti, pseudoartrosi, correggere gravi deformità e intervenire alla ricostruzione post-traumatica. Il metodo comporta l’esecuzione di un’osteotomia controllata, quindi un taglio programmato dell’osso, a cui segue l’applicazione di un fissatore esterno circolare che, successivamente alla chirurgia, consente di allontanare i monconi ossei gradualmente, in termini di frazioni di millimetro al giorno.
Lo stimolo meccanico provocato dal fissatore attiva l’osteogenesi per distrazione, cioè la formazione di nuovo tessuto osseo nello spazio che si è venuto a creare. La crescita dell’osso avviene così fisiologicamente senza innesti.
Cosa succede durante il trattamento
In nessun caso l’apparato di Ilizarov costringe il paziente a letto. Anzi la mobilizzazione e il carico sono concessi sempre dal primo giorno dopo l’intervento.
Il fissatore presenta alcune limitazioni per il paziente, principalmente:
- l’ingombro: gli anelli misurano solitamente circa 8-10 cm di diametro in più rispetto al segmento interessato;
- la limitazione di movimento delle articolazioni vicine dipende molto dal segmento interessato, ad esempio il fissatore alla gamba può limitare in parte la flessione del ginocchio ma lascia il ginocchio e la caviglia pressoché completamente libere di muoversi. Il fissatore al femore invece limita più seriamente il movimento del ginocchio anche se con esercizi costanti si può recuperare una buona mobilità;
- il carico dipende dal segmento interessato. Il fissatore al femore e alla gamba consentono un carico progressivo durante il trattamento: parziale con due stampelle nel primo periodo, poi con una sola stampella con carico sempre maggiore e quasi sempre carico completo senza stampelle nell’ultimo periodo prima della rimozione); quando un fissatore include il piede, il carico rimane sempre parziale e protetto da stampelle per tutto il periodo di trattamento;
- non va bagnato il fissatore per non incorrere nel rischio di infezione dei tramiti (punti attraverso cui i fili e le viti attraversano la cute).
Per quali malattie è utile il metodo Ilizarov
Il metodo Ilizarov viene preso in considerazione in presenza di diverse condizioni e disturbi.
Dismetria degli arti, una differenza di lunghezza tra due arti, inferiori o superiori. Se la dismetria interessa gli arti inferiori, anche se contenuta, può alterare postura, equilibrio di bacino e colonna e deambulazione, mentre dismetrie più gravi compromettono significativamente la qualità della vita. Può avere cause congenite, ed essere quindi presente dalla nascita, per malformazioni o displasie scheletriche, cause post-traumatiche, come fratture o traumi associati alla perdita di un tratto d’osso, oppure essere provocata da infezioni e altre patologie che possono alterare la crescita dell’osso.
Deformità congenite e post-traumatiche degli arti, ossia un’alterazione dell’asse, della forma, o della rotazione di un osso o di un segmento osseo. Una deformità può comportare un disallineamento visibile, una rotazione anomala dell’arto, un accorciamento, o ancora una combinazione di questi elementi. Le deformità possono causare dolore, difficoltà nella deambulazione e sovraccarico delle articolazioni. Anche in questo caso le cause possono essere congenite, post-traumatiche, o associate a infezioni e patologie.
Pseudoartrosi, la mancata consolidazione di una frattura. Si sviluppa se l’osso fratturato non guarisce nei tempi previsti e i due segmenti non si saldano tra loro. Può essere atrofica, se le estremità ossee sono assottigliate e non si toccano, oppure ipertrofica, se le estremità si allargano e si toccano, ma senza saldarsi. La pseudoartrosi provoca dolore e difficoltà o impossibilità a usare l’arto.
Osteomielite, un’infezione di osseo e midollo osseo. Si tratta di una condizione grave che può provocare sintomi come dolore, arrossamento, gonfiore, febbre e, se si cronicizza, fistole, ossia fuoriuscita di materiale dall’osso fino alla cute. L’infezione può svilupparsi a seguito di una frattura, in particolare se esposta, con l’osso che entra in contatto con l’esterno, oppure come complicanza di interventi chirurgici, o ancora diffondersi all’osso tramite il sangue da un’infezione presente in un’altra sede dell’organismo.
Bassa statura costituzionale o da displasia scheletrica. Con displasia scheletrica si intende un gruppo di condizioni che alterano lo sviluppo delle ossa, come acondroplasia e ipocondroplasia, che causano un accorciamento marcato degli arti. Queste condizioni, oltre alla riduzione della statura, possono associarsi anche a deformità degli arti e altre alterazioni scheletriche che impattano sulle attività quotidiane della persona.
Metodo Ilizarov: i trattamenti per cui viene utilizzato
Il metodo Ilizarov viene applicato in varie tipologie di trattamenti.
Allungamento osseo con fissatore esterno, una procedura che consente di aumentare in modo progressivo la lunghezza di un segmento osseo. Il chirurgo esegue un taglio programmato dell’osso (osteotomia) e applica un fissatore esterno. Questo, ancorato all’osso con fili o viti, mantiene allineati e stabili i due segmenti. Nei giorni successivi all’intervento, agendo sul fissatore, i due capi ossei vengono allontanati molto lentamente e gradualmente. Lo stimolo graduale induce quindi l’organismo a depositare nuovo tessuto osseo nello spazio che si è formato.
Allungamento osseo con chiodo endomidollare telescopico, una tecnica di allungamento osseo che impiega un dispositivo collocato all’interno del canale dell’osso invece di un apparato esterno. Si esegue un taglio chirurgico dell’osso e si sfrutta il principio dell’osteogenesi per distrazione, ma il meccanismo che allontana gradualmente i segmenti ossei è interno. Il chiodo è un’asta metallica telescopica con un piccolo motore magnetico. Una volta inserito nel canale osseo, il chiodo può essere attivato con un telecomando, per cui a ogni attivazione l’asta si allunga in modo graduale e programmato.
Trasporto osseo, una tecnica ricostruttiva che consente di colmare un difetto osseo, ovvero la mancanza di un tratto di osso, senza innesti metallici o sintetici. In questo caso dopo aver trasportato il segmento osseo danneggiato, per esempio per infezione o necrosi, si esegue un’osteotomia in una zona sana dell’osso. Il frammento così ottenuto viene quindi trasportato lentamente, con il fissatore esterno, attraverso lo spazio vuoto, fino a raggiungere e saldarsi al moncone opposto. Mentre il frammento avanza, dietro si forma un nuovo osso per osteogenesi per distrazione, in modo che il difetto venga progressivamente riempito da osso vitale.
Osteotomia per correzione progressiva delle deformità: in questa tecnica l’osteotomia si associa a un fissatore esterno che consente di correggere la deformità gradualmente, agendo lentamente sull’apparato. Si tratta di un approccio molto utile nelle deformità complesse, perché consente di correggere tutte le componenti in modo controllato e, se necessario, di allungare al contempo il segmento. La gradualità, inoltre, riduce i rischi per le strutture nervose e vascolari.
Correzione delle deformità di piede e caviglia, una tecnica che prevede l’applicazione di un fissatore esterno circolare al piede e alla gamba per poi procedere successivamente alla correzione lenta e progressiva della deformità. Questa modalità sfrutta la capacità dei tessuti di adattarsi a una trazione lenta e graduale e si può così riportare il piede in una posizione corretta rispettando le strutture, anche in deformità rigide e di vecchia data.
Artrodesi di caviglia, sottoastragalica e triplice, un intervento che porta alla saldatura permanente dei segmenti ossei che compongono un’articolazione. Eliminando il movimento di un’articolazione gravemente compromessa e dolorosa.
La visita ortopedica permette di studiare la struttura e la funzionalità dell’apparato locomotore per diagnosticare patologie acute, croniche o degenerative a carico della colonna vertebrale, degli arti superiori o degli arti inferiori.
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