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Infarto e arresto cardiaco: qual è la differenza?

Quando si parla di emergenze cardiache capita spesso che infarto e arresto cardiaco vengano confusi. I due eventi, pur avendo qualche punto di contatto, hanno natura e conseguenze molto diverse.

Ne parliamo con la dottoressa Cristina Panico, cardiologa presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Che differenza c’è tra infarto e arresto cardiaco?

L’infarto del miocardio è una patologia acuta causata dall’ostruzione delle arterie del cuore, che riduce il flusso di sangue che vi è diretto. Questa riduzione comporta un minor apporto di ossigeno e nutrienti al muscolo cardiaco, con conseguente sofferenza dei tessuti.

Tra le complicanze più importanti dell’infarto vi sono le aritmie cardiache, in particolare le aritmie ventricolari maligne, che possono evolvere fino all’arresto cardiaco. L’arresto cardiaco, però, non dipende esclusivamente dall’infarto del miocardio. Può infatti comparire anche in assenza di danno ischemico, come nelle aritmie ventricolari che insorgono in cuori strutturalmente sani ma con alterazioni elettriche, oppure nel contesto di cardiomiopatie, tra cui la cardiomiopatia ipertrofica.

L’arresto cardiaco può quindi essere una complicanza dell’infarto, ma può anche rappresentare la manifestazione di patologie primitive del sistema elettrico o del muscolo cardiaco. 

Infarto: le cause

L’infarto del miocardio è la necrosi di una parte del cuore per via dell’ostruzione di una coronaria, l’arteria responsabile della sua irrorazione con sangue ossigenato. L’ostruzione, che può essere parziale o totale, è in genere dovuta alla formazione di un trombo, un coagulo, sulle placche aterosclerotiche poste sulla parete del vaso, con conseguente mancanza di ossigeno al cuore.

Fumo, colesterolo elevato, pressione alta non trattata, diabete e predisposizione familiare favoriscono lo sviluppo di queste placche. Non sempre, però, è chiaro cosa scateni la comparsa improvvisa del trombo. In rari casi la causa può essere una malformazione della coronaria.

Quando il sangue non arriva più in modo corretto al cuore, il tessuto soffre e può andare incontro a complicazioni. Tra queste rientrano aritmie anche molto gravi, fino all’arresto cardiaco: più passa il tempo, maggiore è il rischio per la vita del paziente.

Arresto cardiaco: cos’è

L’arresto cardiaco rappresenta la perdita improvvisa dell’attività elettrica e/o meccanica del cuore. Il cuore smette di pompare, la persona cade a terra, perde coscienza e non respira più. In pochi minuti gli organi restano senza apporto di ossigeno e possono comparire danni irreversibili.

Le cause possono essere molte. Un’aritmia può scatenare l’arresto, ma anche un infarto esteso, uno scompenso avanzato, un trauma al torace, una grave miocardite o un blocco della respirazione.

Esistono anche forme genetiche, come la sindrome di Brugada o alcune canalopatie, che alterano il sistema elettrico del cuore e possono portare a un arresto improvviso.

I sintomi di infarto

Il segnale più comune è un dolore al petto descritto come un peso che non cambia con il movimento e non risponde ai comuni antidolorifici. Il dolore può irradiarsi verso collo, mandibola o braccio sinistro. Molte persone indicano anche spossatezza, sudorazione fredda, malessere intenso.

Alcuni infarti mostrano un quadro meno chiaro, con nausea, vomito o fastidi addominali. Questo tipo di esordio è più comune nella popolazione femminile e rischia di essere sottovalutato.

Quando l’ostruzione è totale, il dolore tende a durare a lungo; quando l’ostruzione è parziale possono comparire episodi brevi che tornano a distanza di giorni, una sorta di campanello d’allarme che non va trascurato.

Quali sono i sintomi dell’arresto cardiaco?

L’arresto cardiaco provoca una perdita immediata di coscienza. La persona non respira e non risponde e può verificarsi una perdita involontaria di urine o feci.

Prima del collasso possono comparire segnali legati alla causa scatenante:

  • dolore toracico nel caso di un infarto
  • palpitazioni in caso di aritmia veloci,
  • affanno, soprattutto se l’origine è respiratoria.

Tutto, però, evolve in pochi secondi e l’interruzione delle funzioni vitali è rapida.

Infarto o arresto cardiaco: cosa fare?

Quando compaiono sintomi compatibili con un evento cardiaco grave, su di sé o su un’altra persona, la prima azione da compiere è chiamare subito il 112 e descrivere con precisione ciò che sta accadendo. Il trattamento può essere effettuato solo in ospedale, perciò ogni minuto guadagnato prima dell’arrivo dei soccorsi può fare la differenza.

Dopo la conferma della diagnosi di infarto, l’obiettivo principale è riaprire rapidamente l’arteria coronaria bloccata, così da ristabilire il flusso di sangue al muscolo cardiaco attraverso una coronarografia e angioplastica: utilizzando un sottile catetere inserito da un’arteria del polso oppure dell’inguine, i medici raggiungono le coronarie e individuano il punto dell’ostruzione. In quella sede viene posizionato uno stent, un piccolo dispositivo che mantiene aperto il vaso e permette al sangue di tornare a circolare.

In alcune situazioni si può ricorrere anche a farmaci capaci di sciogliere il coagulo responsabile del blocco. Dopo la riapertura dell’arteria viene avviata una terapia farmacologica continuativa, pensata per proteggere lo stent e ridurre il rischio di nuovi eventi cardiaci intervenendo sui principali fattori di rischio.

L’arresto cardiaco richiede un intervento immediato perché il cuore smette di pompare sangue e gli organi non ricevono ossigeno e bisogna iniziare subito la rianimazione cardiopolmonare. Le manovre prevedono compressioni toraciche ritmate associate, quando possibile, alla ventilazione bocca a bocca.

Se nelle vicinanze è disponibile un defibrillatore automatico, va utilizzato seguendo le istruzioni vocali dell’apparecchio o quelle fornite dal personale sanitario del 112: la scarica elettrica può interrompere l’aritmia responsabile dell’arresto e consentire la ripresa dell’attività cardiaca.

Chi assiste all’evento, dopo aver allertato il 112, dovrebbe iniziare senza ritardi le manovre di rianimazione seguendo le indicazioni fornite dalla centrale operativa fino all’arrivo dei soccorritori. Successivamente la persona viene trasferita in ospedale, dove verranno stabilizzate le funzioni vitali e individuata la causa dell’arresto cardiaco.

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