COME TI POSSIAMO AIUTARE?

Centralino
+39 02 8224 1

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattaci telefonicamente

Prenotazioni Private
+39 02 8224 8224

Prenota una visita in privato o con assicurazione telefonicamente, oppure direttamente online

Centri

IBD Center
0282248282
Dipartimento di Gastroenterologia
02 8224 8224
Ortho Center
02 8224 8225
Cancer Center
0282246280
Centro Odontoiatrico
0282246868
Cardio Center
02 8224 4330
Centro Obesità
02 8224 6970
Centro Oculistico
02 8224 2555

Nurse on social

Nurse on social è la rubrica web e social che raccoglie in forma di videopillole i principali consigli di salute e gesti di cura raccontati da infermieri e infermiere di tutti gli ospedali Humanitas e della rete di centri medici Humanitas Medical Care. 

Sai come si misura correttamente la glicemia? In che modo gestire una stomia a domicilio? Sai cosa fare in caso di crisi d’asma? Scopri tutti i consigli per l’igiene e la tua salute.

Consigli per l’igiene delle mani

Consigli per la salute

Come lavare le mani con acqua e sapone

Una mano pulita può salvare una vita. Questa semplice ma all’apparenza clamorosa frase non deve apparire esagerata, è proprio così. È importante sensibilizzare l’attenzione pubblica sull’utilità di lavare le proprie mani in maniera corretta, così che non diventino veicolo di virus e malattie infettive.  La pratica del lavaggio delle mani è semplice, ma prevede alcuni passaggi fondamentali attraverso cui è possibile coinvolgere l’intera superficie delle mani, anche le parti più nascoste e difficili da raggiungere con il sapone o il disinfettante.

Scopri di più

Per agevolare il corretto lavaggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce una procedura standard che deve essere adottata da chi opera in sanità o in situazioni comunitarie ma anche dalle singole persone, nella vita di tutti i giorni.

I passaggi previsti sono:


  • bagnare le mani con l’acqua
  • applicare una quantità di sapone sufficiente per coprire tutta la superficie delle mani
  • frizionare le mani palmo contro palmo
  • sfregare il palmo destro sopra il dorso sinistro intrecciando tra loro le dita e viceversa
  • sfregare palmo contro palmo intrecciando le dita tra loro
  • sfregare il dorso delle dita contro il palmo opposto, tenendo le dita strette tra loro
  • agire con frizione rotazionale sul pollice sinistro stretto nel palmo destro e viceversa
  • agire con frizione rotazionale in avanti e indietro con le dita della mano destra strette tra loro nel palmo sinistro e viceversa
  • risciacquare le mani con l’acqua
  • asciugare le mani accuratamente con una salvietta monouso
  • usare la salvietta per chiudere il rubinetto.

Questa procedura ha una durata di circa 40-60 secondi, e va utilizzata ogni volta che le mani sono visibilmente sporche o dopo avere utilizzato i servizi igienici.

Quando è importante lavarsi le mani?

Una buona abitudine, sulla quale anche l’epidemia da SARS-CoV-2 ha posto l’attenzione, è il lavarsi le mani anche quando possono apparire pulite. Non solo, è importante ricordare anche la buona pratica di tossire e starnutire nella piega del gomito, per evitare di contaminare le mani.

Scopri di più

Ma quali sono le principali situazioni in cui è più importante lavarsi le mani?


Prima di:

  • mangiare
  • assumere o somministrare farmaci 
  • toccare gli occhi, ad esempio per indossare le lenti a contatto 
  • toccare il naso, in caso di prurito
  • toccare la bocca, in caso di tosse o per lavarsi denti

Prima e dopo:

  • entrare in contatto con una persona malata
  • medicare o toccare una ferita
  • trattare alimenti, soprattutto se crudi  
  • utilizzare i servizi igienici
  • usare attrezzature in palestra
  • accarezzare un animale, anche domestico 
  • cambiare un pannolino

Dopo aver:

  • frequentato luoghi o servizi pubblici (palestre, stazioni, autobus, ecc.) e, in generale, sempre al rientro a casa 
  • utilizzato i soldi 
  • soffiato il naso. Il consiglio è preferire i fazzoletti monouso 
  • maneggiato la spazzatura

Igiene delle mani e utilizzo di dispositivi elettronici

Tastiere, smartphone e telefoni possono essere veicolo di trasmissione di germi: perciò è fondamentale lavorare in sicurezza e prendere precauzioni quando si viene a contatto con un device, igienizzandosi le mani con soluzione idroalcolica o con acqua e sapone.

Scopri di più

Nel caso di dispositivi condivisi con i colleghi è inoltre buona prassi igienizzarsi le mani anche prima dell’utilizzo di oggetti come telefoni e tastiere, per evitare di lasciare i germi che potrebbero restare sulla superficie. 

Nel corso della giornata lavorativa, infine, si viene a contatto con altre superfici come i tasti per utilizzare l’ascensore o la macchinetta del caffè, si maneggiano carte o contanti e si toccano le maniglie delle porte per muoversi tra le diverse aree di lavoro: in ognuno di questi casi è bene usare la soluzione idroalcolica per l’igienizzazione delle mani.

Ricordati che mani visibilmente sporche vanno subito lavate, bene e con acqua e sapone.

Igienizzare le mani fuori casa

Mantenere le mani pulite è essenziale per la nostra salute, specialmente quando siamo fuori casa o in luoghi pubblici. Spesso, però, non è possibile utilizzare acqua e sapone per lavarsi le mani. 

In questi casi, una soluzione idroalcolica può essere la risposta per proteggersi da germi come batteri e virus.

Scopri di più

Ecco tre cose fondamentali da sapere sull’uso corretto delle soluzioni idroalcoliche.


1. Scegliere il prodotto giusto

Quando acquisti un prodotto per l’igiene delle mani, assicurati che contenga almeno il 60-70% di alcol. Puoi scegliere tra gel, spray o salviette a seconda delle tue preferenze e delle situazioni in cui ti trovi. L’importante è assicurarsi che il contenuto alcolico sia sufficiente per garantire un’azione efficace contro i germi.


2. Modalità di applicazione

Per un’igiene efficace, applica la soluzione idroalcolica seguendo le stesse manovre del lavaggio delle mani con acqua e sapone. Inizia dal palmo, poi il dorso, passando al polso, quindi sfregando le mani una contro l’altra, tra le dita senza dimenticarsi il pollice e attorno alle unghie. Assicurati di togliere anelli, orologi e bracciali prima dell’applicazione per una pulizia completa e uniforme.


3. Quantità e frequenza d’uso

È sufficiente una piccola quantità di soluzione idroalcolica per igienizzare le mani. Distribuiscila uniformemente e lascia asciugare all’aria. La frequenza con cui dovresti utilizzare il prodotto dipende dalla situazione, ma è importante non esagerare. L’alcol può causare irritazione o dermatiti se usato troppo spesso o in quantità eccessive. Se le mani sono visibilmente sporche, è meglio usare acqua e sapone, poiché la soluzione idroalcolica potrebbe non essere sufficiente a rimuovere lo sporco.

5 momenti fondamentali dell’igiene delle mani

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato 5 momenti fondamentale dell’igiene mani che tutto il personale sanitario deve seguire per un maggiore controllo e prevenzione delle infezioni nelle strutture sanitarie. Sai quali sono?

Scopri di più

Momento 1: prima di toccare un paziente – L’igiene delle mani prima di entrare a contatto con il paziente è fondamentale per proteggerlo da eventuali microrganismi patogeni trasmessi dalle mani stesse.


Momento 2: prima di una procedura asettica – È importante procedere con l’igiene mani tra l’ultima esposizione a una qualsiasi superficie, anche all’interno della zona del paziente, e il primo contatto con il paziente prima di indossare i guanti ed effettuare una procedura asettica.


Momento 3: dopo l’esposizione a un liquido biologico –  L’igiene delle mani è richiesta immediatamente dopo il rischio o l’esposizione a fluidi corporei e prima di entrare in contatto con qualsiasi altra superficie.  In questo caso i guanti sono fondamentali per prevenire l’esposizione delle mani ai fluidi. L’igiene delle mani è quindi fortemente raccomandata dopo la rimozione dei guanti.


Momento 4: dopo aver toccato un paziente – In questo caso l’igiene delle mani va effettuata dopo aver toccato il paziente, quindi subito dopo una sequenza di cura o di assistenza e prima di entrare nuovamente in contatto con qualsiasi altra superficie nell’area sanitaria.


Momento 5: dopo aver toccato ciò che è intorno al paziente – È importante procedere con l’igiene delle mani dopo essere entrati in contatto con qualsiasi oggetto o superficie presente nella stanza e nell’area del paziente, anche in assenza di contatto fisico.


È sempre essenziale ricordarsi di tenere le unghie corte e al naturale, senza smalto, e di non indossare anelli, bracciali e orologi. 

Queste regole sono fondamentali per proteggere i pazienti, gli operatori e l’ambiente sanitario.

L’igiene delle mani nel contatto fra neonato e mamma

Proteggere mamme e neonato dalla gravidanza al parto e nel rientro a casa è fondamentale per ridurre il rischio di infezioni, tra cui quelle causate da virus e batteri. Una regola importante, per genitori, operatori sanitari e parenti, è lavare sempre con estrema attenzione le mani per almeno 40-60 secondi con acqua e detergente oppure per 20-30 secondi con gel idroalcolico. 

Scopri di più

Sicurezza di mamma e neonato: quando bisogna lavare le mani?

Nel post parto, in ospedale e in ambiente domestico, è fondamentale per le mamme lavare le mani soprattutto: 


  • prima e dopo l’allattamento al seno
  • prima e dopo aver effettuato la propria igiene intima personale 
  • prima e dopo aver cambiato il pannolino al neonato
  • prima e dopo aver eseguito la medicazione del cordone ombelicale fino alla spontanea caduta, che avverrà fisiologica dopo circa 6-8 giorni dalla nascita.

Per gli operatori sanitari, è bene ricordare di lavare le mani seguendo i passaggi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nei seguenti momenti:


  • prima e dopo aver effettuato una visita di controllo 
  • per ogni contatto con la mamma e il neonato
  • prima e dopo il supporto all’attaccamento al seno della mamma
  • prima e dopo esser entrati negli spazi di mamma e neonato

Igiene delle mani: due preziosi consigli 

Per garantire una buona igiene delle mani ed evitare spiacevoli incidenti, in tutti i casi è fortemente raccomandato di:


  • non indossare monili: orologi, bracciali, anelli, collane 
  • tenere le unghie corte per salvaguardare la sicurezza del neonato

Lavaggio chirurgico in sala operatoria

Il lavaggio chirurgico va effettuato tra un intervento ed il successivo e in caso di rottura di guanti.

Scopri di più

Prima di effettuare il lavaggio chirurgico ricordati di:


  • rimuovere anelli, orologi da polso, braccialetti e ogni tipo di monile
  • indossare la divisa da sala operatoria, il copricapo e i DPI
  • effettuare un primo lavaggio delle mani con acqua e sapone
  • rimuovere residui di sporco sotto le unghie usando un pulisci-unghie monouso mantenendo le mani sotto acqua corrente

Come si effettua il lavaggio chirurgico con detergente antisettico?


  • Apri il rubinetto con il gomito o azionando la fotocellula o il pedale
  • Bagna mani e avambracci fino a due dita al di sopra della piega del gomito
  • Versa sulle mani il prodotto antisettico.
  • Effettua il lavaggio delle mani su ciascun lato di ogni dito, tra le dita, sul dorso e sul palmo della mano.
  • Effettua il lavaggio chirurgico delle braccia, tenendo sempre la mano più in alto rispetto al braccio per evitare di ri-contaminare le mani. 
  • Lava l’interno e l’esterno del braccio, dal polso al gomito, per 1 minuto.
  • Ripeti la procedura sull’altro braccio e sull’altra mano, tenendo sempre sollevate le mani rispetto ai gomiti. 
  • Se la mano tocca un qualunque oggetto, ad eccezione dello spazzolino delle unghie, allunga la procedura di lavaggio chirurgico per 1 minuto dedicandosi all’area contaminata.
  • Risciacqua mani e braccia passandoli sotto l’acqua in una sola direzione, dalla punta delle dita al gomito.
  • Fai attenzione a non versare acqua sugli indumenti chirurgici.
  • Al termine della procedura, puoi accedere alla sala operatoria adiacente per la vestizione, tenendo le mani sollevate rispetto ai gomiti.
  • Una volta entrati in sala operatoria, prima di indossare camice e guanti, asciuga mani e braccia con asciugamano sterile e tecnica asettica (prima le dita, poi la mano e infine l’avambraccio sino alla piega del gomito).

Questa procedura può essere eseguita, seguendo i medesimi passaggi, anche utilizzando l’apposita spugna, rigorosamente monouso, sfregando la cute dal lato morbido e non dal lato spazzolato, per evitare microabrasioni.

Igiene del fonendoscopio

Il fonendoscopio costituisce a tutti gli effetti l’estensione dell’orecchio del personale sanitario: si tratta dello strumento fondamentale per valutare i “suoni” provenienti dall’interno del corpo ed è importante per diagnosticare malattie del sistema respiratorio o semplicemente il malfunzionamento di organi interni. Questo strumento può diventare però mezzo di trasmissione di germi e quindi di possibili infezioni. Sai perché?

Scopri di più

Entrando in contatto con la cute di un paziente infetto potrebbe veicolare e trasmettere microrganismi ai pazienti successivi. È stato infatti dimostrato che la contaminazione di questo strumento è paragonabile a quella della mano che utilizza l’operatore per visitare il paziente che, se non correttamente igienizzata, può essere veicolo d’infezione. 

È quindi importante disinfettare tutti gli strumenti a disposizione, partendo proprio dal fonendoscopio. Oltre, ovviamente, a igienizzare correttamente le mani.

Prelievo del sangue e la fobia degli aghi: i consigli pratici

Si chiama belonefobia la paura degli aghi che può manifestarsi con sintomi fisici e psicologici. Secondo alcune ipotesi, la fobia degli aghi, e di ogni altro oggetto appuntito come gli spilli, potrebbe avere una causa biologica evolutiva, ma più probabilmente potrebbe avere origine da un’ipersensibilità al dolore oppure da cattiva gestione delle procedure che richiedono aghi, come prelievi del sangue o iniezioni. Tutt’altro che rara, si stima che circa il 10% delle persone soffra di sintomi causati dalla fobia degli aghi. Ma quali sono i sintomi della paura degli aghi?

Scopri di più

Le persone che hanno paura degli aghi, in genere manifestano reazioni fisiche, cioè sintomi veri e propri, alla visione degli oggetti appuntiti. In caso di prelievi del sangue o terapie intramuscolari (iniezioni) o intravenose, chi soffre di fobia degli aghi può manifestare sintomi quali: 

  • Sudorazione profusa
  • Palpitazioni
  • Formicolio e prurito
  • Nausea e/o vomito
  • Senso di svenimento o vertigini
  • Respirazione affannosa
  • Pianto

Cosa fare per affrontare un prelievo di sangue?

La raccomandazione per chi ha già provato i sintomi della fobia degli aghi è di condividere, senza timore, la propria paura con gli infermieri, prima di sottoporsi a un prelievo di sangue. I professionisti sanitari, infatti, conoscono la condizione chiamata belonefobia e possono attivare strategie efficaci per ridurre lo stress e rassicurare prima e durante il prelievo.

Condividere il proprio timore per gli aghi, permetterà agli infermieri di attuare iniziative che possono distrarre dal prelievo, come ad esempio chiacchierare, guardare un video sullo smartphone, ascoltare musica.

Come gestire il PICC a casa

Il PICC è un catetere venoso centrale, un tubicino in poliuretano lungo 40-60 cm, inserito dalla vena del braccio per arrivare fino a una vena di grosso calibro che si trova nel torace, la vena cava superiore. Il PICC viene posizionato per rimanere in sede fino a fine terapia, al fine di evitare punture per la somministrazione continua o discontinua di farmaci che, se iniettati in una vena periferica, potrebbero causare danni tessutali. Questo sistema venoso infatti permette di salvaguardare il patrimonio venoso, ovvero l’integrità delle vene, del paziente. In genere, il PICC è ben tollerato dai pazienti perché permette libertà di movimento ed è possibile gestirlo anche a casa con un breve addestramento.

Scopri di più

Come si posiziona il PICC?

Il posizionamento del PICC richiede una procedura sterile che avviene al letto del paziente o in ambiente dedicato. Prima di procedere all’inserimento del catetere venoso centrale, viene praticata dall’infermiere del PICC team, un’anestesia locale nel punto di inserzione. Una volta terminata la procedura, sulla parte esterna del PICC viene applicata una medicazione trasparente. 

Come medicare il PICC a casa?

Per effettuare la medicazione del PICC al proprio domicilio, in genere viene addestrato un caregiver o un familiare. Si tratta di una procedura eseguibile a casa, va eseguita ogni 7 giorni, salvo situazioni in cui la stessa medicazione venga accidentalmente rimossa. 

Fasi della medicazione del PICC al domicilio:

  • Preparare tutto il materiale
    • Guanti monouso non sterili
    • Disinfettante clorexidina 2%
    • Garze sterili
    • Dischetto a rilascio prolungato di clorexidina 2%
    • Cerotto medicato semipermeabile trasparente
    • Sistema di fissaggio
    • Indossare i guanti sterili
  • Lavare le mani con acqua e sapone o disinfettare le mani con gel a base alcolica
  • Indossare i guanti puliti non sterili
  • Rimuovere delicatamente la medicazione da sostituire, facendo attenzione a tenere sempre fermo il catetere applicando i dispositivi di fissaggio adeguati
  • Applicare il disinfettante nel punto di inserzione del catetere e sulle garze sterili
  • Rimuovere i guanti monouso non sterili
  • Disinfettare le mani con gel a base alcolica
  • Indossare i guanti sterili come da indicazioni degli infermieri
  • Procedere alla disinfezione della cute con movimenti circolari che partono dal punto di inserzione del catetere e vanno verso l’esterno (mantenere sempre fermo il catetere)
  • Sostituire il sistema di fissaggio secondo le indicazioni degli infermieri
  • Applicare il dischetto a rilascio prolungato di clorexidina 2% con la parte bianca a contatto con la pelle, il taglio presente va rivolto verso la mano
  • Applicare il cerotto trasparente per coprire nuovamente il catetere.

Se ci si sente più sicuri, è possibile proteggere il catetere e la medicazione con una rete tubulare a fascia applicata non troppo stretta. 

Attenzione: la medicazione è anche il momento per osservare il punto di inserzione del catetere venoso centrale. In caso di arrossamento della cute o segni di infezione (rossore, gonfiore, dolore) contattare subito il centro di riferimento.

Sai come misurare la pressione arteriosa?

La pressione arteriosa, o pressione del sangue, è determinata dalla pressione sistolica (la massima) e dalla pressione diastolica (la minima), che esprimono la forza esercitata sulla parete dei vasi sanguigni dal cuore per pompare il sangue in tutto il corpo. La misurazione della pressione arteriosa permette di valutare la presenza di un rischio cardiovascolare come l’ipertensione, o pressione alta. L’ipertensione, infatti, determina un sovraccarico di lavoro da parte del cuore che può portare a malattie cardiovascolari anche gravi. La pressione arteriosa può essere misurata da un operatore sanitario oppure, grazie a moderni dispositivi elettronici semplici da usare, anche a domicilio. Ma come si misura la pressione arteriosa?

Scopri di più

La misurazione della pressione arteriosa a casa richiede un dispositivo dotato di un manicotto (bracciale) da posizionare correttamente e un display digitale in cui compaiono i valori della pressione massima e della pressione minima, e spesso anche la frequenza cardiaca (i battiti).

Prima di misurare la pressione è importante:

  • Rilassarsi per almeno 5 minuti: i valori pressori possono essere influenzati da ansia, attività fisica (ad esempio salire le scale), stress, oltre che da patologie 
  • Sedersi con la schiena dritta e i piedi ben appoggiati a terra 
  • Non indossare indumenti troppo aderenti e stretti a livello del braccio
  • Posizionare il bracciale due dita sopra la piega del gomito 
  • Mantenere il palmo della mano aperto e rivolto verso l’alto
  • Azionare il dispositivo per la misurazione della pressione
  • Misura la pressione per tre volte a distanza di 1 minuto una dall’altra: la misurazione più corretta è la terza.

Durante la misurazione della pressione è importante mantenersi calmi e rilassati, ed evitare distrazioni come ad esempio, telefonate, conversazioni, lavoro.

Quali sono i normali valori della pressione?

Valori della pressione massima compresi tra 110 e 140 e di pressione massima tra 70 e 90 sono considerati del tutto normali; quando uno di questi valori è superiore, si parla di ipertensione ed è necessario rivolgersi al proprio medico curante per approfondimenti. 

Sai come gestire la ferita chirurgica?

Nella medicazione di una ferita chirurgica, l’infermiere segue alcune procedure che hanno l’obiettivo di azzerare il rischio di infezioni batteriche dall’esterno e ridurre al minimo il disagio per il paziente. La medicazione della ferita chirurgica dopo un intervento è anche il momento per valutare lo stato della ferita – pulita, contaminata, sporca. È importante prestare attenzione a questi passaggi soprattutto nei pazienti che presentano fattori di rischio per le infezioni, come ad esempio, fumatori, obesi, diabetici, persone con comorbidità, malnutrizione, immunodeficienza. 

Dal momento che le linee guida più moderne raccomandano la dimissione precoce del paziente in assenza di complicanze post-chirurgiche, è fondamentale che l’infermiere educhi il paziente stesso o un caregiver alla gestione della ferita chirurgica, e a riconoscere i segni di infiammazione (flogosi). Vediamo come prepararsi alla medicazione della ferita chirurgica:

Scopri di più

Prima di effettuare la medicazione della ferita chirurgica del paziente ricoverato, l’infermiere effettua l’igiene delle proprie mani, si assicura di avere tutto il materiale necessario a portata di mano, spiega al paziente cosa andrà a fare e scopre la parte interessata dalla medicazione. La stessa procedura va effettuata anche dal caregiver che dovrà medicare la ferita a casa.

Il materiale per la medicazione della ferita chirurgica pulita prevede:

  • guanti puliti o sterili
  • mascherina facciale
  • kit sterile per la medicazione con batuffoli di garza e garza sterile, antisettico sterile secondo protocollo, cerotto medicato
  • fiala di acqua fisiologica

Procedura per la medicazione della ferita chirurgica

  • Dispositivi di protezione: lavare le mani con acqua e sapone, indossare i guanti puliti e la mascherina durante la medicazione della ferita chirurgica per proteggere la ferita dalla contaminazione involontaria da parte delle mani e delle goccioline di saliva emesse con il respiro. Non indossare collane, foulard o indumenti che possono entrare in contatto con la ferita aperta: se disponibili, si possono indossare camici monouso sopra il proprio abbigliamento.
  • Rimozione del cerotto: fare attenzione a tirare lungo la direzione della ferita: questa attenzione permette di ridurre il dolore dovuto alla sua rimozione. In caso di ostacoli alla trazione, non forzare ma inumidire con soluzione fisiologica.
  • Cosa guardare: una volta rimosso il cerotto, è importante valutare lo stato della pelle e dei lembi della ferita. In caso di arrossamento, gonfiore, secrezioni, è bene contattare il proprio medico o rivolgersi all’infermiere di riferimento.
  • Come fare la medicazione: togliere i guanti usati per rimuovere il cerotto e lavarsi le mani con acqua e sapone. Indossare un paio di guanti puliti o sterili, secondo le indicazioni dell’infermiere, e aprire il kit sterile. Detergere la ferita con i batuffoli di garza e il disinfettate (se necessario anche con l’acqua fisiologica), seguendo il movimento dall’alto verso il basso e dall’interno verso l’esterno. Cambiare il batuffolo di garza ad ogni passaggio; asciugare con un batuffolo asciutto e posizionare la garza sterile a copertura di tutta la ferita. Prima di coprire con il cerotto, rimuove i guanti e i dispositivi di protezione individuale.

Prelievo del sangue: cosa fare in caso di svenimento

Può capitare a tutti di svenire durante un prelievo di sangue, e poi riprendersi, nella stragrande maggioranza dei casi, spontaneamente nel giro di pochi minuti. Svenire durante o immediatamente dopo il prelievo di sangue è in genere dovuto a una reazione vasovagale causata da una diminuzione improvvisa della pressione arteriosa e da un rallentamento della frequenza cardiaca che provocano ipovolemia, cioè una riduzione della quantità di sangue circolante (sincope vasovagale). Diverse evidenze suggeriscono che lo svenimento da sincope vasovagale sia determinato da una caratteristica dell’individuo e non dalla presenza di una malattia.

Scopri di più

Cosa si sente prima di svenire? 

Lo svenimento da prelievo di sangue, come ogni altro tipo di sincope, si manifesta con segnali anticipatori di malessere, debolezza, pallore cutaneo, capogiri, sudorazione, ovattamento dell’udito e offuscamento della vista, nausea, a cui segue una perdita improvvisa del tono muscolare, che provoca la caduta al suolo tipica dello svenimento da una posizione ortostatica (in piedi), e poi la perdita di coscienza. In genere, la sincope vasovagale, cioè lo svenimento, si risolve spontaneamente in pochi minuti e si riprende coscienza.

Cosa fare in caso di svenimento durante il prelievo?

Alcune persone tendono a svenire più frequentemente di altre durante o subito dopo il prelievo di sangue. Alle persone che sanno di avere una maggiore tendenza allo svenimento è raccomandato:

  • farsi accompagnare da qualcuno al centro prelievi 
  • all’ingresso in sala prelievi avvisare l’infermiere che, pertanto, predisporrà il prelievo mettendo il paziente sdraiato anziché eseguire il prelievo di sangue da seduto
  • in caso di sintomi premonitori (capogiri, nausea, sudorazione, offuscamento della vista) avvisare subito l’infermiere in modo da poter essere prontamente soccorsi: l’infermiere provvederà immediatamente a far assumere al paziente la posizione adeguata per rinvenire (abbassare la testa e sollevare le gambe di 45 gradi) e riprendere coscienza in pochi minuti
  • dopo il prelievo, e finchè non ci si sentirà meglio, si rimarrà in osservazione per 15-30 minuti.

Sapere cosa fare e cosa accadrà in caso si svenga durante il prelievo di sangue, aiuterà ad affrontare in futuro questo momento con serenità.

Cosa non fare in caso di ustione

Fuoco, vapore e liquidi bollenti, sostanze chimiche possono provocare ustioni sulla pelle e, nei casi più gravi, anche nei tessuti sottocutanei. La maggior parte delle ustioni e scottature avviene in ambienti domestici e spesso si tratta di ustioni lievi, ad esempio con il forno di casa oppure a causa di pentole roventi. Vediamo cosa evitare in caso di ustioni e come gestirle:

Scopri di più

La gravità di un’ustione dipende da diversi fattori, tra cui la profondità e l’estensione. Si definiscono ustioni di primo grado, le scottature che provocano un arrossamento dell’area ustionata, dolore intenso e bruciore; ustioni di secondo grado, quelle che portano anche alla formazione di bolle, contenenti generalmente liquido sieroso, mentre sono di terzo grado quelle ustioni che interessano anche gli strati profondi della pelle e che ne provocano un’alterazione del colore (da marrone, a nero fino a bianco), con la distruzione delle cellule nervose e quindi una minor sensazione immediata di dolore.

Quando l’ustione è molto estesa, cioè coinvolge più parti del corpo, le conseguenze si possono avere a livello di tutto l’organismo.

Ustione: cosa è importante sapere

Quando accade di ustionarsi, o di soccorrere una persona ustionata, è necessario sapere che la prima cosa da fare è:

  • chiamare il 112, evitando di toccare l’ustione
  • seguire le indicazioni degli operatori
  • in attesa dei soccorsi, restare al telefono con gli operatori

Cosa non fare in caso di ustione?

  • Non rimuovere gli abiti che sono adesi (aderenti) all’area ustionata: il tentativo potrebbe staccare anche l’epidermide e peggiorare la situazione;
  • Non applicare soluzioni casalinghe sull’ustione, come creme, pomate, disinfettanti, pomodori, olio, dentifricio o ghiaccio;
  • Non forare le bolle: farlo, potrebbe causare infezioni;
  • Non dare da bere alla persona ustionata. 

Sai come fare la manovra di Heimlich?

La manovra di Heimlich è utilizzata in quelle persone che vanno incontro a soffocamento a causa di inalazione di parti di cibo o di altri tipi di corpi estranei. Tutt’altro che rara, l’inalazione di un corpo estraneo si verifica quando un oggetto o un boccone di cibo messo in bocca, anziché seguire la via del tratto superiore digestivo (l’esofago) per arrivare allo stomaco, viene indirizzato nelle vie respiratorie. Quando accade, il “boccone” si ferma nel punto più stretto delle vie respiratorie ostruendo il passaggio di aria completamente o parzialmente; questo può creare difficoltà anche gravi di respirazione, fino al soffocamento. Come agire tempestivamente?

Scopri di più

La prima reazione dell’organismo all’inalazione di un corpo estraneo è attivare un meccanismo di difesa per espellerlo: la tosse. Se la persona tossisce e respira, l’ostruzione è parziale; se invece la persona smette di tossire e respirare, e diventa cianotica, si tratta di ostruzione totale. È importante che, in questa situazione, si sappia come intervenire in maniera attenta e tempestiva. Infatti, l’ostruzione totale delle vie respiratorie può avere conseguenze anche letali per la persona.

Cosa fare in caso di inalazione di un corpo estraneo?

Ostruzione parziale: incoraggiare la persona a tossire, a mantenere la calma e cercare di rassicurarlo. Non intervenire in alcun modo, non dare da bere mentre tossisce, ma stare accanto alla persona e osservare. La situazione dovrebbe risolversi spontaneamente.

Ostruzione completa: è di fondamentale importanza la tempestività dell’intervento, chiamare i soccorsi e mettere subito in atto le manovre di disostruzione. La manovra disostruttiva di Heimlich è praticabile in tutte le persone di età superiore a 1 anno. Per i bambini di età inferiore a un anno è necessario mettere in atto una procedura differente.

Come si esegue la manovra di Heimlich?

In caso sia necessario intervenire tempestivamente per disostruire le vie respiratorie effettuando la manovra di Heimlich, ecco cosa fare:

  • posizionarsi dietro alla persona con la sua schiena rivolta al torace del soccorritore
  • afferrare la persona da dietro con le braccia del soccorritore che passano sotto alle ascelle della persona 
  • il soccorritore divarica le gambe, posiziona il pugno della propria mano con il pollice rivolto verso la persona che non respira, tra lo sterno e l’ombelico
  • spingere verso l’interno e verso l’alto creando una pressione positiva
  • ripetete più volte questa manovra fino alla disostruzione delle vie aeree.

Nel caso in cui la persona perda coscienza, chiamare i soccorsi.

Sai come effettuare le iniezioni sottocutanee?

Le iniezioni sottocutanee sono una tecnica piuttosto comune per alcuni tipi di farmaci non assorbibili a livello dello stomaco e che richiedono piccole quantità di farmaco da somministrare, come ad esempio insulina o eparina. La formazione al paziente o al caregiver alla somministrazione del farmaco con le iniezioni sottocutanee è a cura dell’infermiere. La corretta esecuzione della tecnica permette di evitare/ridurre alcuni degli effetti avversi e complicanze dell’iniezione, come ecchimosi, ematomi, dolore, lipodistrofie. In genere, i farmaci per via sottocutanea sono già preparati in speciali siringhe monouso che rendono più facile l’esecuzione dell’iniezione.

Scopri di più

Dove e come fare l’iniezione sottocutanea?

  • Scegliere il luogo in cui eseguire l’iniezione: di solito viene effettuata nella porzione di tessuto adiposo (grasso) tra derma (la parte superficiale della pelle) e il muscolo. I siti raccomandati sono l’addome, le cosce, i glutei e la parte superiore del braccio. Prima di effettuare l’iniezione è indispensabile ispezionare la zona, evitando aree in cui sono presenti segni di irritazione (come lividi o cicatrici). 
  • Rotazione e alternanza del sito di iniezione: per le terapie che devono essere ripetute ogni giorno per un lungo periodo, è raccomandato suddividere ogni sito in quadranti e ogni giorno spostare il punto di iniezione di qualche centimetro procedendo in senso orario. È inoltre preferibile alternare il lato destro e il sinistro.
  • Lavarsi le mani e preparare la siringa: in genere, nelle siringhe pronte è presente una bolla d’aria che non va eliminata. 
  • Disinfezione della cute: disinfettare la cute con un batuffolo di cotone o garza imbevuti di e disinfettante
  • Iniezione: introdurre l’ago tenendolo a 90° rispetto alla cute con un colpo deciso. In caso di eccessiva magrezza, creare una plica di pelle tra il pollice e l’indice ed effettuare l’iniezione con un angolo di 45°. Si raccomanda di somministrare il farmaco lentamente.
  • Dopo l’iniezione: estrarre l’ago velocemente, rilasciare la plica di pelle, esercitare una leggera pressione con il batuffolo di cotone, senza eseguire alcun massaggio.

Al termine, lavarsi le mani e smaltire i rifiuti 

Sai cosa fare in caso di soffocamento del neonato sotto i 12 mesi?

L’ostruzione delle vie aeree nel neonato è la principale causa di soffocamento che può essere evitata avendo l’accortezza di non lasciare piccoli oggetti, giochi o cibi a portata di mano del bimbo. Nel caso capitasse, però, per la famiglia è fondamentale sapere quando e come intervenire, applicando le manovre di disostruzione nel neonato. Va sottolineato che, nel neonato, le manovre di disostruzione in caso di inalazione di cibo o piccoli oggetti, sono diverse da quelle praticate nei bambini più grandi e nell’adulto. Vediamo cosa fare:

Scopri di più

Quando intervenire con le manovre di disostruzione nel neonato?

Basta un attimo di disattenzione e può capitare che il neonato porti alla bocca un pezzetto di cibo lasciato nel nostro piatto o un piccolo oggetto sul fasciatoio durante il cambio del pannolino. Nel caso di inalazione nelle vie aeree, la prima reazione del bimbo è piangere e tossire: in questo caso, finché piange o tossisce, non fare nulla, ma sorvegliare attentamente il bimbo. In caso smettesse di piangere e tossire, chiamare aiuto e far chiamare il 112, per parlare con il personale di soccorso e per trasportare il neonato in pronto soccorso.

Se si è soli con il neonato, eseguire la manovra di disostruzione seguendo queste indicazioni:

  1. Inginocchiarsi o sedersi
  2. Prendere il bimbo per la mandibola e appoggiarlo a pancia in giù sulla propria gamba
  3. Eseguire cinque pacche interscapolari: si tratta di cinque colpi vigorosi e ben assestati che, se la manovra ha successo, permettono al bambino di tornare a respirare e, molto probabilmente, anche a piangere. 
  4. Se le pacche non hanno successo, il bimbo non respira e non piange, effettuare cinque compressioni toraciche: con il bambino a pancia in su posizionato sul proprio avambraccio, con due dita effettuare cinque compressioni sul torace, sulla linea tra i capezzoli. Ogni compressione deve essere distanziata. dall’altra da circa tre secondi (una compressione toracica ogni tre secondi).
  5. Alternare la sequenza finché il neonato non ricomincia a piangere o tossire (risoluzione dell’ostruzione) o fino a quando il lattante non diventa incosciente.

Colore delle urine: come cambia e quando preoccuparsi?

In condizioni di salute, l’urina è un liquido in genere limpido, che può assumere diverse tonalità di giallo più o meno marcato, composto da circa il 95% di acqua ed è quasi inodore. Numerose condizioni, alimenti, farmaci e altre sostanze possono alterare colore e odore delle urine: in alcuni casi, le alterazioni sono normali, come quelle che avvengono quando mangiamo gli asparagi o beviamo poca acqua, in altri casi è bene non sottovalutare questo sintomo e rivolgersi al proprio medico. Vediamo a quali alterazioni delle urine fare attenzione:

Scopri di più

Alterazioni nel colore e odore delle urine sono campanelli d’allarme più o meno gravi a cui prestare attenzione. In alcuni casi, è possibile agire da soli correggendo il proprio stile di vita; in altri casi, invece, le alterazioni possono indicare problemi che devono essere valutati dal medico. 

Colore

  1. Urine di colore ambra o miele: non c’è da preoccuparsi, non è nulla di grave, ma è un segnale di disidratazione. Probabilmente, la quantità di liquidi assunti non è sufficiente: è importante ricordare che l’idratazione del nostro corpo avviene bevendo circa 1,5 litri di acqua al giorno, ma anche mangiando verdura e frutta ad alto contenuto di acqua. Inoltre, la quantità di liquidi necessaria per mantenere i giusti livelli di idratazione varia a seconda del clima e dello stile di vita.
  1. Urine di colore arancione scuro: potrebbe essere la spia di un problema al fegato o il risultato dell’assunzione di alcuni farmaci che vengono metabolizzati (smaltiti) per via renale. Se aumentando la quantità di liquidi ad almeno 2 litri di acqua per 3-4 giorni. il colore delle urine non torna normale, è consigliabile chiamare il proprio medico curante.
  1. Urine di colore rosso, rosa o bruno (simile a bevande a base di cola): potrebbero contenere tracce di sangue. Sebbene la presenza di tracce di sangue nelle urine potrebbe essere dovuta a ragioni fisiologiche, come ad esempio, uno sforzo fisico molto intenso, è fondamentale chiamare subito il proprio medico per escludere, con un semplice esame delle urine, problemi più gravi. 

Odore

L’urina può avere un cattivo odore in caso di:

  1. disidratazione, ovvero dopo aver sudato molto
  2. assunzione di determinati farmaci
  3. dopo aver mangiato cibi quali aglio, asparagi e cavoli
  4. infezioni

Se le urine continuano ad essere maleodoranti per più di 3-4 giorni, è raccomandabile chiamare il medico curante per effettuare gli esami del caso.

Gestione e somministrazione pasti a pazienti con disfagia

Le persone con problemi di deglutizione (disfagia) richiedono un’attenta gestione e supervisione durante la somministrazione dei pasti al fine di evitare le complicanze da aspirazione di cibo o liquidi nelle vie aeree. La polmonite ab ingestis, infatti, è l’infezione polmonare che rappresenta la principale complicanza nei pazienti disfagici. Come gestire la somministrazione dei pasti?

Scopri i nostri consigli

Per facilitare la deglutizione e ridurre il rischio di aspirazione di cibo nelle vie aeree, è importante: 

  • somministrare alimenti e liquidi di consistenza adeguata sulla base della capacità di deglutizione della persona
  • pianificare il tempo di assistenza alla somministrazione dei pasti (importante che sia breve, per far si che la persona non perda la concentrazione)
  • supervisionare, cioè essere presenti dall’inizio del pasto fino alla completa deglutizione e post deglutizione
  • adottare tecniche e strategie di gestione della somministrazione di liquidi e cibi solidi, secondo le indicazioni del medico e del terapista. 

Come somministrare il cibo durante i pasti

  • Il paziente deve mantenere una postura corretta durante tutto il tempo del pasto: tronco eretto, testa allineata. 
  • L’ambiente deve essere tranquillo perché la persona deve potersi concentrare sulla deglutizione
  • Sedersi a livello degli occhi della persona, oppure più in basso usando uno sgabello ad esempio 
  • Usare un cucchiaino da tè per somministrare cibo solido nella quantità di mezzo cucchiaino per volta, oppure circa 10-15 ml di liquidi alla volta (no siringa)
  • Evitare di porre il cibo troppo indietro nella bocca
  • Non somministrare contemporaneamente cibi di consistenza diversa (soprattutto pastina o minestrone con pezzi di verdura) 
  • Far effettuare qualche colpo di tossa di tanto in tanto 
  • Non mettere fretta alla persona, ma dargli il tempo che gli serve per deglutire
  • In caso di paralisi monolaterale, somministrare il cibo/liquido dal lato sano della bocca  
  • Controllare sempre se in bocca c’è “impacchettamento” di cibo, ovvero se il cibo è stato deglutito prima di somministrarne altro
  • Per almeno 15 minuti dopo il pasto, la persona deve mantenere la posizione seduta. 
  • Al termine del pasto bisogna controllare che non siano resti di cibo nel cavo orale e bisogna provvedere all’igiene orale. 
  • I pazienti con disfagia che possono bere, possono farlo solo lontano dai pasti

Cosa fare per ridurre il rischio di aspirazione 

  • Offrire piccole quantità di cibo per volta
  • Non lasciare che la persona sia sola quando mangia o beve, e non lasciare cibi e bevande a disposizione sul tavolo o sul comodino
  • Riempire bicchiere e tazze con poco liquido 
  • Essere preparati al trattamento di emergenza (tecnica di HEIMLICH)  

Come misurare il dolore in ospedale

Il dolore dopo un intervento chirurgico è una condizione prevista, durante il ricovero in ospedale. Intensità e durata del dolore post operatorio però, variano sulla base di diversi fattori, tra cui il tipo di chirurgia, la soglia individuale del dolore, l’esperienza del dolore prima dell’intervento. Si tratta di fattori spesso non misurabili oggettivamente, perché dipendono da variabili individuali, diverse da persona a persona. In tutti i casi, il dolore è un’esperienza che non deve essere sottovalutata e neppure sopportata, ma va gestita e trattata adeguatamente. Vediamo come si misura il dolore.

Scopri di più

Il trattamento del dolore dipende dai valori rilevati dalla misurazione del dolore percepito dal paziente. Esistono tre scale di misurazione:

  • VAS (Visual Analogical Scale)
  • NRS (Numerical Rating Scale)
  • VRS (Verbal Rating Scale)

Nei reparti degli Ospedali Humanitas utilizziamo uno strumento dotato di una scala numerica e una visiva. Il righello, così viene chiamato, permette al paziente di indicare su una scala graduata da 0 a 10 l’intensità del dolore provato in quel momento. Il valore 0 esprime l’assenza di dolore, mentre il valore numerico 10 indica il peggiore dolore mai provato. 

L’infermiere chiede al paziente di esprimere con un numero l’intensità del dolore, oppure di indicare il valore relativo sulla scala visiva sul righello. Il righello è la rappresentazione dell’ampiezza del dolore soggettivamente avvertita dal paziente.

A cosa serve la misurazione del dolore? 

L’utilizzo di Scale di Valutazione del Dolore da parte degli Infermieri permette la corretta valutazione del dolore e un’adeguata pianificazione sia dell’assistenza e sia della prescrizione della terapia farmacologica da parte dei medici.

Come tenere sotto controllo lo scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è un evento causato dall’incapacità del cuore di contrarsi normalmente per svolgere la sua funzione di pompa e di far arrivare il sangue necessario a tutti gli organi. Sebbene nello stadio precoce, lo scompenso cardiaco possa essere asintomatico, ci sono alcuni segnali che potrebbero indicare l’insorgenza della malattia. Si tratta di una patologia piuttosto diffusa, soprattutto nella popolazione femminile, spesso associata all’invecchiamento della popolazione. Ma come riconoscere lo scompenso cardiaco?

Scopri di più

Alcuni segnali sono particolarmente importanti da rilevare e comunicare al proprio medico. Ad esempio:

  • aumento di peso di circa 2-3 Kg in pochi giorni
  • gonfiori a piedi, caviglie, lancia, o altre parti del corpo
  • respiro affaticato
  • necessità di aggiungere un cuscino in più rispetto al solito, per dormire respirando bene
  • tosse insistente con o senza catarro
  • giramento di testa anche da sdraiati o seduti
  • dolore al torace o variazioni del battito cardiaco

Cosa fare per tenere sotto controllo lo scompenso cardiaco?

Generalmente, le persone più a rischio di sviluppare lo scompenso cardiaco sono coloro che: hanno avuto un infarto miocardico, soffrono di cardiopatie, ipertensione non ben controllata, sono affette da diabete, sindrome metabolica, obesità. Soprattutto per queste persone è importante:

  • Assumere i farmaci rispettando le prescrizioni del medico
  • Pesarsi quotidianamente, sempre alla stessa ora, e appuntare il peso corporeo
  • Monitorare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, e appuntarla su un diario
  • Limitare il consumo di sale da cucina e i cibi ricchi di sodio e grassi
  • Dedicare tempo all’attività fisica aerobica, come camminare o fare le scale, a condizione che non causi affaticamento o difficoltà respiratoria
  • Idratarsi adeguatamente bevendo 1,5 l di acqua al giorno
  • Non fumare

Catetere vescicale: come gestirlo a casa?

Il catetere vescicale è un tubicino in genere morbido che, introdotto in vescica, permette all’urina di uscire attraverso l’uretra ed essere raccolta in un dispositivo (sacca) collegato al catetere. Diversi sono i motivi per cui il medico ritiene necessario che la persona porti il catetere vescicale a casa; in ogni caso è necessario prendersene cura con attenzione per prevenire ilrischio di infezione delle vie urinarie. Vediamo come gestire correttamente il catetere vescicale a domicilio:

Scopri i nostri consigli
  1. Non ostruire il catetere in alcun modo, perché può contribuire ad aumentare il rischio di infezioni vescicali. Prestare attenzione, quindi, a non piegare o curvare il tubo nel quale l’urina scorre dalla vescica fino al dispositivo di raccolta
  2. Applicare le corrette regole di igiene: lavare le mani con acqua e sapone sia prima che dopo aver toccato il catetere. Mantenere puliti anche la pelle intorno all’uretra e il tubo di raccordo alla sacca di raccolta delle urine
  3. Pulire il catetere con acqua e sapone dopo ogni defecazione 
  4. Mantenere la sacca di raccolta sotto il livello della vita per ridurre il rischio di reflusso dell’urina
  5. Svuotare la sacca ogni 4-8 ore oppure, se necessario, in modo più frequente. Se richiesto dal medico, segnare la quantità di urine svuotate 
  6. Mantenere una corretta idratazione, bevendo almeno 8 bicchieri di acqua al giorno (circa 1,5 litri di acqua), di più nella stagione calda.

Quando contattare il medico?

È necessario contattare il medico di riferimento in caso si avverta bruciore, febbre, malessere e dolore sovrapubico. È importante contattarlo anche se sono presenti secrezioni a livello dell’uretra, si trovano tracce di sangue di colore rosso vivo nelle urine oppure se la quantità di queste ultime aumenta o diminuisce drasticamente all’interno della sacca di raccolta.

Come misurarsi da soli la glicemia

Una volta diagnosticato il diabete, l’autocontrollo della glicemia capillare è il test che la persona diabetica dovrà fare ogni giorno, spesso più volte al giorno. L’autotest della glicemia è fondamentale per il controllo domiciliare e quotidiano dei valori glicemici, in diversi momenti della giornata (ad esempio la mattina a digiuno, glicemia preprandiale, post prandiale, eccetera), e per monitorare l’efficacia della terapia antidiabetica prescritta dal proprio diabetologo. I valori glicemici rilevati andranno riportati sull’apposito libretto da portare ad ogni controllo con il diabetologo. 

Scopri i nostri consigli

Cosa serve per l’autocontrollo della glicemia

Per l’autocontrollo della glicemia è necessario avere a portata di mano:

  • il glucometro, ovvero il dispositivo elettronico di misurazione della glicemia, dotato di uno schermo ampio in cui viene visualizzato il valore della glicemia rilevata
  • il pungidito, una sorta di penna con un piccolo e sottile ago sulla punta regolabile, e un pulsante da premere per far scendere l’ago ed effettuare il prelievo di sangue capillare dal polpastrello di un dito 
  • le strisce reattive, su cui poggiare una goccia di sangue capillare, e da inserire nell’apposita porta del glucometro.

Come effettuare l’automisurazione della glicemia?

Affinchè l’autotest della glicemia capillare sia efficace, ovvero dia valori glicemici accurati, è necessario seguire pochi ma semplici passaggi:

  • Lavare le mani con acqua e sapone, e asciugare con cura
  • Preparare il glucometro 
  • Scegliere il dito della mano su cui effettuare la puntura capillare (preferibilmente il dito anulare, medio o mignolo della mano che non si usa per scrivere)
  • Massaggiare il polpastrello
  • Preparare il pungidito e posizionarlo lateralmente al polpastrello (così la puntura sarà meno dolorosa!). Ricordarsi di cambiare dito ad ogni misurazione
  • Asciugare la prima gocciolina di sangue e massaggiare ancora il polpastrello per farne uscire un’altra
  • Avvicinare la striscia reattiva alla gocciolina di sangue
  • Attendere qualche secondo per il risultato.

Quali sono i valori di riferimento?

In genere, se la glicemia rilevata è inferiore a 70, è raccomandabile mangiare 3 caramelle, oppure bere un bicchiere di bevanda zuccherata, tipo succo di frutta, e dopo 15 minuti un pacchetto di crackers.

Se invece il valore della glicemia è più alto di 250, seguire la procedura indicata dal proprio diabetologo di riferimento.

Sai come prepararti per un prelievo di sangue?

Il prelievo di sangue venoso è uno degli esami più comuni per controllare il proprio stato di salute, per ottenere informazioni e per monitorare i livelli di svariate sostanze biochimiche presenti nel sangue, come ad esempio marcatori di malattia o infiammazione, enzimi, ormoni, eccetera. In genere, il prelievo di sangue prevede l’utilizzo in un ago a farfalla a cui è applicato una specie di piccolo contenitore di plastica (sistema a pressione negativa) nel quale l’infermiere introduce, con una piccola pressione, la provetta da riempire. Il sistema di prelievo garantisce che, durante il prelievo, verrà prelevata solo la quantità di sangue venoso necessaria al laboratorio per effettuare le analisi prescritte.

Scopri i nostri consigli

Cosa fare nei giorni precedenti al prelievo di sangue?

  1. Non adottare cambiamenti alimentari o di stile di vita nei giorni precedenti il prelievo di sangue, in modo da non falsare i risultati delle analisi. Pertanto, qualunque siano le proprie abitudini alimentari, non cambiarle in previsione dell’esame dal momento che la riduzione drastica delle calorie, ad esempio, può indurre una riduzione del volume ematico e rapidi cambiamenti nel sangue che le analisi rivelano.
  2. Evitare di fare attività fisica intensa, dal momento che potrebbe alterare alcuni valori come gli enzimi cardiaci CK, il colesterolo LDH, e altri.

Cosa fare il giorno dell’esame?

Per quasi tutti gli esami ematochimici che richiedono un prelievo di sangue è necessario seguire alcune raccomandazioni: 

  1. Presentarsi alla sede dell’esame a digiuno da almeno 8 – 12 ore
  2. Non fare colazione (no caffè, nè tè o latte, no bevande zuccherate, no alcolici), perché possono alterare o rendere inaccurate le analisi ematochimiche. Tuttavia è consigliato bere acqua. 
  3. Non fumare dal risveglio e fino al momento del prelievo.

Come eseguire il massaggio cardiaco negli adulti

L’arresto cardiaco è un evento cardiovascolare causato da una perdita della funzione di pompa del cuore che, di conseguenza, non fornisce più ossigeno alle altre parti del corpo. In questa situazione gli organi più vulnerabili sono il cuore e il cervello.

La persona in arresto cardiaco:

  • è priva di coscienza
  • non si sveglia o reagisce se chiamata o scossa
  • non respira normalmente o non respira affatto
  • non si muove in alcun modo

In questi casi è necessario sapere cosa fare per prestare un soccorso tempestivo ed efficace. Il massaggio cardiaco è una manovra che rientra nel protocollo della rianimazione cardio polmonare (RCP) utilizzata per soccorrere una persona in arresto: in attesa dei soccorsi, questa pratica può raddoppiare o triplicare la possibilità di sopravvivenza contribuendo a salvare una vita.

Scopri i nostri consigli

In caso di emergenza, da dove iniziare?

  1. Chiamare i soccorsi al numero unico di emergenza 112 (ove attivo) o il 118. L’operatore che risponde ci guiderà a riconoscere l’arresto cardiaco e a eseguire le manovre necessarie, anche se non le conosciamo o non le ricordiamo. Oltre a ciò potrà indicare il luogo più vicino in cui trovare un DAE – defibrillatore automatico esterno
  2. In caso ci si trovi con altre persone, mandare qualcuno a recuperare il DAE
  3. Prepararsi ad eseguire tempestivamente il massaggio cardiaco.

Massaggio cardiaco nell’adulto: cosa fare?

  1. Posizionare la persona in posizione supina (pancia in su) su una superficie rigida come il pavimento, allineando le sue braccia e gambe
  2. Scoprirgli il torace, liberandolo da eventuali cappotti e maglioni
  3. Inginocchiarsi a lato della persona da soccorrere, in modo che il proprio corpo sia perpendicolare al suo
  4. Con le braccia tese, chinarsi sulla persona ponendo i palmi di entrambe le mani a dita intrecciate, una sull’altra, al centro del torace della persona, al livello dello sterno e sulla linea del seno. Iniziare ad esercitare una compressione verso il basso di circa 5-6 cm, senza spostare le mani e mantenendo le braccia tese, sfruttando il peso del proprio corpo. 
  5. Il ritmo delle compressioni deve essere costante, senza interruzioni e alla giusta velocità: l’ideale è fare 2 compressioni al secondo, circa 100-120 ripetizioni al minuto
  6. Dopo ogni compressione, rilasciare del tutto la pressione senza staccare le mani dal torace e mantenendole in posizione
  7. il ritmo delle compressioni deve essere costante e alla giusta velocità: l’ideale è fare 3 compressioni ogni 2 secondi, e tenere il conto delle compressioni contandole a voce alta
  8. dopo ogni compressione, rilasciare del tutto la pressione senza staccare completamente le mani dal torace
  9. ripetere la compressione circa 100-120 volte al minuto

Cosa fare quando si rompono le acque?

Ogni donna ha un’esperienza diversa del momento in cui si avvicina il momento del parto. Ma qualunque sia l’esperienza, il corpo della donna si prepara al parto attraverso le fasi del travaglio che iniziano con la fase prodromica, di cui la perdita vaginale di liquido è un momento che potrebbe non necessariamente essere il segnale di parto imminente.

Scopri i nostri consigli

La fase prodromica e la rottura delle membrane

La durata della fase prodromica del travaglio dipende da diversi fattori e può variare da diverse ore ad alcuni giorni in caso di prima gravidanza. Le prime contrazioni indicano la progressiva dilatazione, accorciamento, ammorbidimento e assottigliamento del collo dell’utero che, favorendo la discesa del bambino nel canale del parto, portano all’espulsione del tappo di muco vaginale. Si tratta di una secrezione vischiosa, biancastra, con possibili striature rosate, ma non è detto sia già arrivato il momento di affrettarsi per andare in ospedale. Infatti, l’espulsione del tappo vaginale potrebbe anticipare di 12-14 ore la rottura delle membrane, comunemente chiamata “rottura delle acque”, caratterizzata da una perdita vaginale di liquido di colore chiaro.

Cosa fare quando si rompono le acque?

In caso di rottura delle membrane, è corretto recarsi in ospedale, anche se le contrazioni non dovessero essere regolari; infatti, non necessariamente, la rottura delle acque corrisponde al parto imminente, ma è il momento in cui andare in ospedale per controllare le buone condizioni di salute di mamma e bambino ed effettuare il ricovero. 

In questa circostanza è bene ricordare di:

  • mantenere la calma e non farsi prendere dall’ansia, neppure da quella di partner e parenti;
  • accertarsi che il liquido sia chiaro; (diversamente, qualora ad esempio fosse torbido, è importante velocizzare l’arrivo in ospedale);
  • ascoltare i movimenti del bimbo;
  • avvisare la persona incaricata che è arrivato momento di andare con calma in ospedale, e attenderne l’arrivo, magari facendosi una doccia;
  • non fare il bagno, non inserire tamponi in vagina per evitare il contatto con liquidi o oggetti (la rottura delle membrane espone il bimbo al rischio di infezioni);
  • rilassarsi, leggere, guardare la tv, ascoltare musica;
  • mangiare qualcosa di leggero e nutriente, come barrette, cioccolato, frutta secca e fresca, succhi di frutta, per evitare di appesantire lo stomaco con cibi elaborati;
  • concentrarsi sulla respirazione durante le contrazioni;
  • ricordarsi di prendere la valigia e il corredino del bimbo, oppure finire di prepararla.

Cosa fare in caso di attacco d’asma

L’asma è una malattia infiammatoria cronica dell’apparato respiratorio, in cui i bronchi – sottoposti a vari stimoli, che possono essere allergenici e non – si infiammano. Tra i vari stimoli, l’attacco d’asma può essere scatenato da agenti immunologici, fisici o allergenici, come acari della polvere, pollini, pelo di cane o gatto, fumo di sigaretta, aria fredda o aria secca, riniti, contatto con sostanze, fumi o vapori in alcuni luoghi di lavoro.

Durante l’attacco d’asma, i muscoli delle vie respiratorie si contraggono, i bronchioli, cioè piccoli tubicini nei bronchi, che portano l’ossigeno ai polmoni, si restringono fino a rendere difficile o impossibile il passaggio dell’aria. Tutto questo avviene all’improvviso e nell’arco di brevissimo tempo.

Scopri i nostri consigli

Come riconoscere l’attacco d’asma?

L’attacco acuto di asma si presenta con tosse, respiro sibilante, respiro corto, respiro affannoso, fame d’aria e, a causa della difficoltà a respirare, stato di agitazione.

In caso di attacco severo, per la mancanza di ossigeno labbra, lobi delle orecchie e unghie possono assumere una colorazione grigio-bluastra.

Cosa fare?

Per prima cosa, non farti prendere dal panico, che accentua la sintomatologia.


Se hai il broncodilatatore:

  1. Mantieni la calma e prendi il broncodilatatore
  2. Inala da 2 a 4 puff, mantenendo la testa lievemente inclinata verso l’alto e facendo ben aderire il broncodilatatore alle labbra. Segui il dosaggio indicato dal tuo medico
  3. Se hai un distanziatore, attaccalo al broncodilatatore e segui i medesimi passaggi. Il distanziatore aumenta la permeabilità delle molecole del farmaco all’interno dell’organismo
  4. Rimani seduto, non assumere acqua e inspira
  5. Se entro pochi minuti l’attacco d’asma non migliora, chiama il numero di emergenza 112


Se il tuo medico ti ha somministrato una terapia diversa dall’inalazione con broncodilatatore, segui la prescrizione del medico. 

Se non sei nelle condizioni di assumere la terapia autonomamente, chiedi aiuto a chi è con te o – se sei da solo/a – mantieni la calma e chiama il numero di emergenza 112. 

Se non hai broncodilatatore: chiama o chiedi a qualcuno di chiamare immediatamente il numero di emergenza 112. 

Come evitare gli attacchi d’asma?

L’asma è una malattia cronica che può essere gestita assumendo la terapia indicata dal proprio medico. Attenersi con rigore alla propria terapia è fondamentale per controllare e prevenire le crisi d’asma. 

 

Gestione delle stomie

Le stomie sono aperture sulla parete addominale che vengono eseguite (“confezionate”) durante un intervento allo scopo di mettere in comunicazione un organo interno con l’esterno. Esistono diversi tipi di stomia, come ad esempio le stomie intestinali (colostomia, ileostomia) e stomie urinarie (urostomia, ureterostomia), in alcuni casi temporanee, in altri definitive.

Scopri i nostri consigli

Tutte le stomie richiedono l’utilizzo di sacche di raccolta delle deiezioni (feci liquide, feci solide o urina), con caratteristiche diverse tra loro e adeguate alla tipologia di stoma, e placche adesive con un foro centrale realizzate con un materiale (idrocolloide) in grado di proteggere e, in caso, anche curare la cute dall’aggressione dei materiali biologici espulsi. La placca ha anche la funzione di creare una barriera cutanea in modo che le deiezioni non entrino in contatto con la pelle circostante lo stoma.

Ogni quanto cambiare placca e sacca della stomia?

In genere, la sacca va cambiata o svuotata ogni qualvolta necessario. Tuttavia, la pelle attorno alla stomia è molto delicata perché esposta a sollecitazioni meccaniche durante il cambio dei dispositivi e a irritazioni chimiche causate dal contatto con le deiezioni. 

Esistono però due tipi di dispositivi di raccolta che possono richiedere gestioni diverse:

  1. sacca e placca monopezzo, cioè la barriera cutanea adesiva e la sacca di raccolta sono saldate insieme in un unico pezzo. È consigliabile sostituire tutto il dispositivo almeno una volta al giorno.
  2. sacca e placca separate (due pezzi), ovvero la barriera cutanea adesiva è munita di un anello di fissaggio regolabile sulla dimensione dello stoma, a cui applicare la sacca di raccolta di tipo chiuso o a fondo aperto. La placca dovrebbe essere sostituita ogni 72 ore per colo e ileostomia, ogni 48 ore per urostomia; la sacca di raccolta, invece, deve essere cambiata o svuotata all’occorrenza e comunque almeno una volta al giorno.

In entrambi i casi non aspettare che la sacca sia completamente piena per cambiarla.

Igiene della stomia

Cosa serve?

  • placca della dimensione adeguata alla stomia, e sacca (dispositivi monopezzo o due pezzi)
  • salvietta di protezione
  • sacchetto per i rifiuti
  • sapone neutro e acqua tiepida
  • panno carta 

Come fare?

  • Lavarsi le mani
  • Rimuovere il dispositivo di raccolta monouso o due pezzi tirandolo con delicatezza dall’alto verso il basso.
  • Rimuovere feci o residui di urina con panno di carta inumidito e con acqua tiepida.
  • Detergere la cute con il sapone e risciacquare con panno carta inumidito, iniziando dalla cute più lontana dallo stoma e poi avvicinandosi allo stoma con movimenti circolari.
  • Asciugare tamponando.
  • Lavarsi le mani.

In viaggio e in vacanza: come prepararsi? 

I portatori di stomia possono fare qualunque cosa, come praticare sport e viaggiare. Durante i viaggi e le vacanze è importante avere una check list di preparativi da seguire per gestire, anche in luoghi molto lontani, la propria stomia:

  • preparare un numero di dispositivi superiore a quello che si utilizza normalmente, con il foro già tagliato
  • portare alcuni dispositivi nel bagaglio a mano, in modo da potersi cambiare in caso di necessità e se le valigie arrivassero in ritardo, in caso di viaggio in aereo
  • in auto, indossare la cintura di sicurezza in modo tale che non comprima la stomia
  • evitare di lasciare al sole le valigie che contengono i dispositivi: la parte adesiva potrebbe deteriorarsi ed essere inutilizzabile.

Sai come eseguire l’autopalpazione al seno?

L’autopalpazione del seno è un controllo che si fa in modo autonomo, ma che non si sostituisce né alla valutazione senologica né agli esami di screening. Si tratta però di una autovalutazione fondamentale per conoscere e prendere confidenza con il proprio seno, e rilevare alterazioni che al nostro tatto possono sembrare sospette. Se si sente qualcosa “di diverso” dal solito, prima di farsi prendere dal panico è bene contattare il proprio medico: infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, quello che al nostro tatto può sembrare un nodulo, in realtà potrebbe essere una cisti o un nodulo benigno. In ogni caso, per riportare la serenità, è importante parlarne il prima possibile con il proprio medico.

Scopri i nostri consigli

Quando fare l’autopalpazione al seno?

L’autopalpazione al seno si può effettuare in qualunque giorno del mese, ma da sette a undici giorni dopo la mestruazione. Non serve effettuare l’autopalpazione ogni giorno, ma è bene creare una propria routine, una volta al mese.

Cosa guardare?

È vero che con l’autopalpazione si usano le mani e quindi il tatto, ma è anche l’occasione per guardare la pelle, i capezzoli, l’ascella. Alcune alterazioni dalla norma vanno riferite al medico, specie se se si nota: 

  • rossore e gonfiore in una o più aree del seno
  • retrazione della pelle, come un affossamento del tessuto
  • capezzolo retratto, cioè non rivolto all’esterno
  • variazione della simmetria fra le mammelle

Come fare l’autopalpazione

Alcune donne fanno l’autopalpazione davanti allo specchio dopo la doccia, altre durante la doccia e poi da sdraiata. Una volta trovata la routine e la posizione più conveniente, piano piano si prenderà confidenza anche con i gesti giusti.

  1. Portare un braccio dietro la nuca 
  2. Eseguire con la mano opposta movimenti circolari attorno al capezzolo, movimenti verso l’alto, movimenti verso il basso.
  3. I movimenti si eseguono con le tre dita della mano ed una leggera digitopressione. 
  4. Spremere leggermente il capezzolo e controllare che non ci siano fuoriuscite di liquido (contatta il tuo medico se noti secrezioni)
  5. Controlla il cavo ascellare usando la punta delle dita della mano per sentire eventuali noduli (i linfonodi) ingrossati (se li noti, contatta il tuo medico)
  6. Ripetere la stessa procedura per l’altro seno
  7. Una volta completata l’autopalpazione a entrambi i seni, ripetere tutta la procedura anche da sdraiata sul letto.
Torna su