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Un colpo all’osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia delle ossa che colpisce prevalentemente il sesso femminile dopo la menopausa. Anche gli uomini, però, non ne sono esenti. E’ ormai indubbio il ruolo fondamentale svolto dall’alimentazione e dall’esercizio fisico nella prevenzione di questa patologia. Si tratta di poche regole fondamentali, estremamente semplici, che davvero vale la pena di seguire. A parlarcene è il dott. Lorenzo Panella.

Osteoporosi e anziano
“L’osteoporosi – spiega Lorenzo Panella – è una patologia che colpisce prevalentemente le persone anziane e interessa soprattutto le donne, in relazione ai problemi ormonali legati alla menopausa. Il sesso maschile è meno coinvolto da questa malattia, anche se i casi non sono rari. Questa patologia comporta un impoverimento della matrice dell’osso, legato alla relazione di equilibrio tra le cellule che la producono, l’osteoblasta, e quelle che la “consumano” , l’osteoclasta. A un certo punto della vita, l’attività di queste ultime tende a prevalere sull’altra, si ha un disequilibrio e l’osso diventa più fragile e maggiormente soggetto al rischio di fratture. L’eventuale impoverimento della matrice ossea si determina con esami del sangue che evidenziano il metabolismo del calcio e con la Moc (Mineralometria ossea computerizzata), che fornisce un indice di riferimento, uno standard utile per confronti a distanza; per questo motivo è importante essere seguiti sempre dallo stesso medico ed effettuare la Moc sempre nello stesso posto e possibilmente con la stessa macchina”.

Prevenire con l’alimentazione
“Quando si parla di prevenzione dell’osteoporosi – continua Lorenzo Panella – si fa riferimento innanzitutto alla necessità di una dieta. Si tratta quindi di assumere quotidianamente degli alimenti che abbiano un buon contenuto di calcio, ad esempio latte e formaggi. Nelle persone anziane, però, spesso si ha una situazione di ipercolesterolemia (cioè di un eccesso di colesterolo nel sangue) e si tende ad evitare l’assunzione di alimenti che possono fare aumentare il colesterolo, quali ad esempio il formaggio. In questo caso è bene che prevalga il buon senso: si possono mangiare formaggi magri o una noce di parmigiano a fine pasto, senza esagerare, ma senza nemmeno limitare eccessivamente l’assunzione di alimenti ricchi di calcio. Altri alimenti che forniscono questa sostanza fondamentale sono la frutta secca, i cereali, i legumi, le verdure a foglia verde, la carne e il pesce azzurro (sardine e acciughe). Con l’invecchiamento, inoltre, c’è una progressiva modificazione anatomica, che interessa anche la mucosa intestinale, che permette l’assorbimento degli alimenti, è dunque importante introdurre un quota corretta di calcio che permetta un assorbimento adeguato di questa sostanza”.

E con l’esercizio fisico
“Altrettanto importante – sottolinea Lorenzo Panella – è l’attività aerobica costante. Con questo termine si intende un allenamento in cui l’ossigenazione è alla base degli esercizi, che hanno come scopo l’aumento della resistenza agli sforzi lunghi e moderati. E’ aeobico qualunque tipo di esercizio che prevede un impegno del sistema cardiovascolare e polmonare. L’esercizio aerobico stimola la produzione di matrice ossea e aumenta quindi la compattezza delle ossa, come dimostrano diversi lavori pubblicati ad esempio sul British Medical Journal e su Lancet. L’osso è in questo modo nutrito dall’attività aerobica: alle ossa arriva più ossigeno, più sangue e più elementi nutritivi. Vanno benissimo quindi una camminata a ritmo sostenuto, la corsetta, la bicicletta, il nuoto, tutte attività che salvaguardano l’apparato cardiovascolare, senza stressarlo eccessivamente, ma che comportano un moderato impegno articolare, muscolare e cardiovascolare. La frequenza di un allenamento dovrebbe essere trisettimanale: tre volte alla settimana è infatti la quota minima di esercizio indispensabile per garantire una frequenza allenante”.

Quando la prevenzione non basta
“Quando le norme di prevenzione non sono sufficienti – conclude Lorenzo Panella – l’osteoporosi può anche comportare conseguenze importanti, ad esempio crolli vertebrali. In questa situazione si può ricorrere all’utilizzo del busto, per scaricare la colonna vertebrale ed evitare al paziente il dolore. C’è poi la possibilità di intervenire chirurgicamente, con la vertebroplastica (inoculo di cemento all’interno del corpo vertebrale, per stabilizzare la vertebra): in questo caso è importante la valutazione multidisciplinare, in collaborazione con il neurochirurgo. Si interviene poi anche con la riabilitazione, per stabilizzare e rinforzare la muscolatura paravertebrale, così che la colonna sia ben sostenuta. La terapia farmacologica dell’osteoporosi prevede la possibilità di somministrazione di vari farmaci: tra questi i residronati, che sono di facile utilizzo e buona tollerabilità, e sembrano essere oggi quelli più utilizzati”.

A cura di Elena Villa

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