Tumore mammario: come si sceglie il trattamento?
Il tumore della mammella in Italia rappresenta il 30% circa di tutti i tumori femminili (dati AIOM-AIRTUM), con una lieve crescita nella popolazione femminile più giovane. Dal tumore mammario è però possibile oggi guarire. Nel corso degli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a un aumento degli screening, con diagnosi più precoci, e a un miglioramento significativo nella disponibilità di trattamenti, con conseguenti maggiori possibilità di guarigione.
Come viene scelto il trattamento più adeguato per la singola paziente? Ne parliamo con la professoressa Carmen Criscitiello, Responsabile di Oncologia Mammaria presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e Humanitas San Pio X.
Come si scelgono le terapie per il tumore mammario?
Nella scelta del tipo di trattamento più adatto per una paziente con tumore mammario occorre prendere in considerazione vari parametri, tra cui le caratteristiche biologiche di malattia, le dimensioni del tumore, l’eventuale interessamento linfonodale e le preferenze e caratteristiche della paziente (età, patologie concomitanti, eventuali terapie in corso). Valutando nel complesso questi elementi si arriva così a una proposta che tiene conto della miglior efficacia possibile associata alla migliore qualità di vita per la paziente.
Per quanto riguarda l’analisi delle caratteristiche biologiche del tumore, negli ultimi anni, in aggiunta ai parametri tradizionali (come i recettori ormonali, il grado, l’indice proliferativo), si ha la possibilità di avvalersi anche di test molecolari. Si hanno a disposizione quindi esami come i test genomici per valutare, in fase precoce, la necessità o meno del ricorso al trattamento chemioterapico o, in fase metastatica, per identificare target molecolari utilizzabili a fini terapeutici con farmaci a bersaglio specifico.
Quando cambiare terapia?
Una delle sfide più importanti in oncologia è rappresentata dalla resistenza ai trattamenti. Nel corso del tempo, infatti, indipendentemente dal tipo di terapia che la paziente sta seguendo, potrebbe verificarsi quella che viene chiamata progressione di malattia. La progressione di malattia avviene se il tumore riesce a mettere in atto dei meccanismi di resistenza alla terapia per cui vanno individuati altri trattamenti che possono avere efficacia.
Il cambio di terapia, inoltre, può essere necessario anche in assenza di progressione, ma a causa di una mancata o scarsa tolleranza al trattamento in corso da parte dell’organismo. Bisogna, in ogni caso, considerare che qualsiasi necessità di cambiare trattamento va discussa tra oncologi e paziente.
Recidive di malattia e follow-up
Il rischio di recidiva, per le donne operate di tumore della mammella, è un’ipotesi concreta e che è importante affrontare dal momento della diagnosi. Per questo possono essere proposti dei trattamenti precauzionali, quindi con l’obiettivo di ridurre il più possibile il rischio. Il follow-up, da questo punto di vista, può variare a seconda delle esigenze della singola paziente, della biologia del tumore o di eventuali familiarità e mutazioni genetiche.
Se in corso di trattamento o al termine delle cure si dovessero individuare nuovi sintomi persistenti, o segni che prima non si erano notati e che destano perplessità, è importante non sottovalutarli e rivolgersi al medico. In questo modo è possibile valutare sia da un punto di vista clinico, sia con esami di approfondimento, un’eventuale presenza di recidiva di malattia, o di tossicità riconducibili al trattamento.
La visita di oncologia mammaria è fondamentale per predisporre nuovi accertamenti e impostare una terapia specifica in caso di diagnosi di tumore alla mammella.
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