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Tumore del testicolo: quali sono i campanelli d’allarme

Il tumore del testicolo è considerato una neoplasia rara, tuttavia è anche una delle più frequenti negli individui giovani, in particolare tra i 15 e i 34 anni: sono circa 2000, infatti, i casi diagnosticati in Italia ogni anno. Il tumore del testicolo ha una prognosi generalmente buona, ma può provocare disturbi complicati da gestire per il paziente, anche dal punto di vista psicologico, come la diminuzione della fertilità.

Approfondiamo l’argomento con gli specialisti dell’Unità Operativa di Urologia e Andrologia di Humanitas, guidata dal dottor Paolo Casale.

Tumore del testicolo: i fattori di rischio

Il testicolo è l’organo maschile preposto alla produzione degli spermatozoi e degli ormoni sessuali maschili (testosterone) . Il tumore del testicolo, che tende a manifestarsi come un nodulo duro e indolente al tocco, è causato da una proliferazione incontrollata delle sue cellule, in particolare quelle germinali, da cui si sviluppano proprio gli spermatozoi.

Vi sono alcuni fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare il tumore del testicolo. Tra questi il criptorchidismo, ossia la mancata discesa dello scroto nel testicolo durante l’infanzia, e lo sviluppo anormale del testicolo provocato da malattie genetiche, oltre che una storia di familiarità con questa patologia. Da tenere presente che anche il consumo abituale di marijuana può aumentare le probabilità di insorgenza del tumore al testicolo.

I campanelli dallarme del tumore del testicolo

Come tutti i tumori, anche quello del testicolo va diagnosticato il prima possibile. In passato, lo screening dei genitali maschili veniva eseguito contestualmente alla visita di leva, che oggi non si fa più. Per questo motivo diventa importante insegnare ai giovani l’importanza della prevenzione e dell’autopalpazione, attraverso la quale è possibile rendersi conto di eventuali cambiamenti al testicolo e contattare uno specialista urologo per approfondire la situazione. Oltre alla presenza di un nodulo, infatti, altri aspetti che possono destare preoccupazione sono i cambiamenti visibili alla forma e alla dimensione del testicolo o un ricorrente dolore alla parte bassa dell’addome.

In sede di visita urologica, lo specialista valuterà la situazione e indicherà, se lo riterrà opportuno, la necessità di effettuare ulteriori esami di accertamento. In particolare, per la diagnosi del tumore del testicolo, è necessario l’ecocolordoppler scrotale, oltre agli esami del sangue

Chirurgia: cosa comporta la rimozione del testicolo

Il tumore del testicolo, in base alla situazione clinica del paziente e allo stadio raggiunto al momento della diagnosi, può essere trattato con diverse modalità. L’orchifunicolectomia per via inguinale, ovvero la rimozione del testicolo con eventuale posizionamento di protesi testicolare, rappresenta nella quasi totalità dei casi il primo trattamento che permette da un lato la caratterizzazione istologica e, nelle forme clinicamente localizzate, la cura della neoplasia. 
Le successive strategie variano secondo l’istologia e lo stadio e vanno dalla sorveglianza attiva alla chemioterapia o alla radioterapia. Nei casi più severi può essere necessaria anche l’asportazione dei linfonodi retroperitoneali.

Di grande importanza anche l’approccio multidisciplinare, che consente di accordare la giusta attenzione a tutti gli aspetti della patologia, da quello oncologico a quello della preservazione della fertilità. Da tenere presente che, se diagnosticato e trattato prontamente, il tumore del testicolo mostra un tasso di sopravvivenza che supera il 95%. Il tumore del testicolo è infatti una neoplasia che, a oggi, presenta tra le più alte percentuali di sopravvivenza.

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