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Tumore del polmone: il fumo è il primo fattore di rischio

Il tumore del polmone viene spesso definito “big killer”, infatti rappresenta purtroppo la prima causa di morte per cancro nel mondo. In Italia nel 2020 sono stati registrati 41.000 nuovi casi, di cui 27.700 negli uomini.

Il tumore del polmone interessa soprattutto il sesso maschile, situandosi per incidenza al secondo posto dopo il tumore alla prostata, ma è in crescita anche tra le donne, al terzo posto dopo il tumore della mammella e quello del colon retto.

“Il principale fattore di rischio è il fumo di sigaretta. Le altre cause del tumore del polmone sono rappresentate dal radon, un gas radioattivo presente nel sottosuolo, e dagli agenti inquinanti, chimici o professionali, come l’asbesto. Per quanto riguarda il radon, si tratta di un gas inodore, incolore e insapore che può penetrare nelle abitazioni partendo dalle fondamenta degli edifici. Esistono strumenti per misurarne la concentrazione nell’aria e fortunatamente per disperderlo basta areare abitualmente gli ambienti”, approfondisce il dottor Alberto Testori, chirurgo toracico e direttore associato della Breast Unit in Humanitas, intervistato da Telelombardia.

Tumore del polmone e cause genetiche

“Il tumore del polmone interessa in particolar modo pazienti tra i 60 e i 75 anni e dati statistici ci indicano che smettere di fumare a 40 anni riporta il rischio di sviluppare un tumore del polmone quasi pari a quello di chi non ha mai fumato sigarette. Smettere a 50 anni, invece, comporta un rischio più alto del triplo rispetto a un non fumatore. Dalla lettura di questi dati emerge che l’esposizione protratta nel tempo delle nostre cellule epiteliali respiratorie al fumo di sigaretta ha un’incidenza notevole nello sviluppo del cancro.

Come abbiamo detto il primo fattore di rischio per il tumore del polmone è il fumo di sigaretta: su circa 100 pazienti operati, circa 90 sono o sono stati forti fumatori. Tuttavia esiste una fascia di pazienti che sviluppa il tumore del polmone senza aver mai fumato. Non abbiamo ancora evidenze effettive di una causa genetica, ma sono in corso degli studi su una fascia di pazienti che sviluppa questo tumore in giovane età, tra i 30 e i 45 anni, che non hanno mai fumato e a volte con altri casi dello stesso tumore in famiglia e per i quali si sospetta una correlazione tra lo sviluppo del cancro e una mutazione genetica”, continua il dottor Testori.

I sintomi del tumore del polmone e le fasi della diagnosi

“I sintomi con cui si manifesta abitualmente il tumore del polmone possono essere rappresentati da tosse ingravescente e refrattaria alla terapia, da dolore toracico, dalla presenza di sangue nell’espettorato e dalla mancanza di fiato. In presenza di questa sintomatologia il medico curante può ritenere opportuno dare avvio a un percorso di esami diagnostici.

Il primo esame prescritto è la lastra del torace, a cui segue la TAC torace con e senza mezzo di contrasto che serve per evidenziare la presenza di masse tumorali o di versamento pleurico. Gli  esami che vengono successivamente eseguiti sono la TAC dell’ encefalo e dell’addome con mezzo di contrasto, per escludere la presenza di  eventuali metastasi e la PET total body, che studia anche l’apparato scheletrico e le stazioni linfonodali. Se la malattia è localizzata nelle parti centrali del polmone, quindi vicino ai bronchi, verrà anche richiesta con finalità diagnostica una broncoscopia, mentre per tumori periferici si esegue l’agobiopsia polmonare TC guidata. Da qualche anno è entrata nella pratica clinica anche la EBUS ovvero una metodica che si esegue mediante il broncoscopio a fibre ottiche combinato con sonda ecografica e che ci permette di eseguire la biopsia delle stazioni linfonodali 

 Tutti questi esami consentono allo specialista di tipizzare il tumore e, dunque, valutare l’approccio terapeutico più adeguato”, spiega lo specialista. 

La diagnosi precoce è possibile?

“Il tumore del polmone è considerato un ‘big killer’ proprio perché quando si arriva alla diagnosi la malattia è già localmente avanzata o metastatica. Infatti su 100 diagnosi di tumore del polmone, circa 70 non sono operabili. Molti di questi pazienti vengono sottoposti a trattamenti di riduzione chemioterapici, radioterapici e immunoterapici, a seguito dei quali potranno venire curati anche chirurgicamente. Gli altri pazienti, in cui la malattia si è già diffusa ad altri organi, seguiranno invece delle terapie esclusivamente mediche con l’intento di cronicizzare il più possibile la patologia.

A oggi vi sono diversi studi che prevedono dei programmi di screening rivolti a fumatori o ex fumatori per anticipare la diagnosi e cogliere il tumore quando è ancora di piccole dimensioni mediante l’utilizzo di una TAC del torace senza mezzo di contrasto che viene eseguita ogni 12 mesi. Purtroppo però questi programmi di screening al momento non sono ancora contemplati dal nostro Sistema Sanitario Nazionale”, prosegue il dottor Testori. 

Tumori del polmone: benigni e maligni

“Esistono dei tumori del polmone benigni: gli amartocondromi e i carcinoidi. Gli amartocondromi si presentano come delle lesioni abbastanza tonde, coi margini ben definiti e con calcificazioni al loro interno. Derivano dal tessuto connettivo e sono tumori che, a meno che non si trovino in posizioni particolari o siano in rapida crescita, possono essere tenuti sotto controllo evitando l’asportazione chirurgica. I carcinoidi, invece, si distinguono in tipici e atipici e sono considerati dei tumori a comportamento incerto per cui vengono sempre trattati chirurgicamente”, approfondisce il chirurgo.

“I tumori maligni sono divisi in due grandi gruppi: i tumori del polmone a piccole cellule, o microcitomi, e i tumori del polmone non a piccole cellule. I primi sono molto aggressivi e abitualmente quando si manifestano sono già in una fase metastatica, aggrediscono l’encefalo e possono diffondersi anche ai surreni, alle ossa e al fegato. Abitualmente insorgono in pazienti che sono forti fumatori e vengono trattati con terapie mediche chemioterapiche e radioterapiche. I tumori non a piccole cellule, invece, sono suddivisi in adenocarcinomi (circa l’80%), carcinomi spinocellulari o squamocellulari (15%) e tumore a grandi cellule del polmone (5%).

Si tratta di tumori che negli stadi iniziali vengono subito portati a chirurgia, mentre se la diagnosi avviene quando la malattia è già in una fase localmente avanzata, prima di intervenire chirurgicamente è opportuno sottoporre il paziente a un trattamento sistemico citoriduttivo

Sono poi disponibili delle nuove terapie a base di farmaci antiangiogenetici, che vanno a distruggere un tumore caratterizzato da una determinata mutazione genetica. Questi farmaci biologici, infatti, si legano al recettore del gene sulla membrana della cellula tumorale, impedendo che venga dato alla cellula il segnale di replicarsi. È una scoperta importante, anche perché si tratta di farmaci con effetti collaterali minimi e ben tollerati dai pazienti: un aspetto che influisce sulla qualità della vita, soprattutto quando la terapia deve essere fatta per diversi anni.

Un’altra possibilità di cura è rappresentata dall’immunoterapia, che stimola il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali e a distruggerle”, spiega lo specialista. 

Come si svolge il trattamento chirurgico?

“I nostri polmoni presentano 3 lobi a destra e 2 a sinistra. La lobectomia è il gold standard quando si pensa alla chirurgia per il tumore del polmone e consiste nell’asportare il lobo in cui ha sede il tumore asportando anche i linfonodi tributari e i infondi presenti in altre stazioni, in modo tale da valutare un’eventuale diffusione della malattia che può essere passata inosservata agli esami strumentali. Vi è poi la pneumonectomia che consiste nell’asportazione dell’intero polmone, e poi interventi di chirurgia toracica avanzata che possono prevedere anche resezioni di tipo vascolare.

Dagli anni Novanta la chirurgia toracica ha visto una continua evoluzione e oggi si utilizza sempre di più un tipo di chirurgia mini-invasiva che può essere toracoscopica o robotica. Nella prima, attraverso dei piccoli accessi si accede al cavo inserendo una telecamera e gli strumenti che consentono al chirurgo di eseguire l’intervento, utilizzando il robot invece il chirurgo opera seduto alla consolle muovendo i bracci robotici all’interno della cavità toracica.  I pazienti sottoposti a questo tipo di chirurgia sono selezionati e abitualmente presentano tumori agli stadi iniziali. Si tratta di una chirurgia che consente un decorso post-operatorio più breve e meno doloroso, a seguito del quale il paziente può tornare velocemente alle sue attività abituali”, conclude il dottor Testori.

Specialista in Chirurgia Generale

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