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Tumore del colon-retto, quando l’approccio è mini-invasivo

La chirurgia laparoscopica, utilizzata a partire dai primi anni Novanta in numerose branche della chirurgia, interessa anche le patologie benigne e neoplastiche del colon-retto, dove è in grado ormai di assicurare gli stessi risultati ottenuti con la tecnica tradizionale. Ce ne parla il prof. Marco Montorsi, Direttore della Cattedra di Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale III di Humanitas.

L’avvento della chirurgia mini-invasiva
“La chirurgia laparascopica – spiega il prof. Marco Montorsi – ha forse rappresentato il più significativo passo avanti in campo chirurgico degli ultimi 15 anni. Ha costituito una rivoluzione di portata tale che, progressivamente, tutte le branche della chirurgia sono state affrontate con la chirurgia mini-invasiva. Allo stato attuale, virtualmente quasi tutti gli interventi possono essere eseguiti per via laparoscopica.
La chirurgia del colon non fa eccezione. La prima resezione mini-invasiva risale al 1991 e da quel momento ha iniziato a essere utilizzata in modo sempre più diffuso, prima per le patologie benigne (diverticoli e polipi) e progressivamente anche per le malattie neoplastiche (tumore del colon-retto). La chirurgia laparoscopica consente una riduzione del dolore post-operatorio, un più breve decorso post-operatorio e una degenza inferiore, cicatrici più piccole e la ripresa delle normali attività in tempi più brevi”.

Lo stato attuale
Le tecniche di chirurgia laparoscopica del tumore del colon-retto sono ormai standardizzate, consentono cioè di conseguire gli stessi risultati dell’intervento tradizionale e più invasivo. Dopo un periodo iniziale di discussioni e dubbi, oggi si può affermare con certezza che con la chirurgia laparoscopica si possono effettuare tutti gli interventi di chirurgia colon-rettale resettiva eseguibili con la tecnica tradizionale. Si ottengono gli stessi risultati oncologici: si può ad esempio asportare un tratto di intestino di pari lunghezza e lo stesso numero di linfonodi (questi sono infatti i criteri di qualità di un buon intervento oncologico del colon-retto, che deve asportare sia il tumore primitivo che le linfoghiandole della regione interessata). La chirurgia laparoscopica ha quindi dimostrato di poter assicurare lo stesso “volume” di resezione della chirurgia tradizionale, risultato che ha sostanzialmente dissolto i dubbi iniziali in merito alla possibilità di recidive legate a questa nuova tecnica.
Questi eccellenti risultati sono resi possibili innanzitutto dal perfezionamento delle tecniche e dei materiali utilizzati – telecamere, strumenti, mezzi di sutura e di sintesi – che hanno reso gli interventi mini-invasivi più sicuri e soggetti a minori complicanze. Altrettanto fondamentale, in questo tipo di interventi, è l’esperienza dei chirurghi, che devono unire un’ottima conoscenza della chirurgia colo-rettale ad una notevole pratica laparoscopica.

Quando non è indicata
Ci sono situazioni nelle quali la chirurgia mini-invasiva per l’asportazione di un tumore del colon-retto può non essere indicata. Ad esempio in caso di neoplasie estremamente voluminose o che infiltrano gli organi vicini, per le quali è più sicuro l’intervento condotto per via tradizionale. Oppure in caso di pazienti sottoposti a interventi precedenti all’addome e all’intestino od operati in condizioni cliniche particolari, ad esempio in stato di occlusione intestinale.
E’ possibile che nel corso dell’intervento per via laparoscopica sia necessario cambiare procedura e operare in modo tradizionale; questo rischio di conversione si è comunque negli anni ridotto, passando dal 20-30% di 15 anni fa all’attuale 5-10%. Cause di conversione possono essere particolari situazioni anatomiche, tumori voluminosi, complicanze.

La scommessa del futuro
“Una volta assodato che è possibile utilizzare la chirurgia mini-invasiva per asportare un tumore del colon-retto ottenendo gli stessi risultati delle tecniche tradizionali in termini di successo dell’intervento e controllo delle recidive – conclude il prof. Montorsi -, si tratta ora di confermare l’effettivo impatto clinico a lungo termine dei vantaggi offerti dalla chirurgia laparoscopica in termini di minor depressione immunitaria post-chirurgica e ridotta manipolazione intraoperatoria. Saranno gli studi clinici ancora in corso a dimostrare se i pazienti operati con la chirurgia mini-invasiva presentano effettivamente questa risposta positiva, che si traduce in un miglior risultato oncologico e in una maggiore sopravvivenza a distanza rispetto ai pazienti su cui si è intervenuto per via tradizionale. Non dimentichiamo, inoltre, che i pazienti operati per via laparoscopica che necessitano di chemioterapia (circa il 70%), la possono iniziare prima degli altri, poiché i loro tempi di recupero sono più brevi. E’ questa la scommessa dei prossimi anni: riuscire a dimostrare che la chirurgia mini-invasiva del tumore del colon-retto non presenta solo vantaggi immediati, già ampiamente dimostrati e certi, ma anche vantaggi a lungo termine in grado di migliorare il risultato oncologico”.

A cura di Elena Villa

La chirurgia mini-invasiva del colon-retto è il tema della rubrica “lo Specialista risponde”, on-line sul sito www.humanitas.it. Nel mese di gennaio è possibile inviare domande sull’argomento al prof. Marco Montorsi, Direttore della Cattedra di Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale III di Humanitas.
Le risposte saranno on-line a partire da febbraio. Un servizio in collaborazione con www.virgilio.it
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