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Sindrome dello stretto toracico: cos’è e come si cura

Con sindrome dello stretto toracico intendiamo quell’insieme di disturbi che provoca la compressione del fascio nervoso e vascolare che parte dal collo per andare all’arto superiore incanalandosi attraverso un restringimento fisiologico provocato dall’incontro tra clavicola, coste e muscoli del torace. 
La sindrome dello stretto toracico può essere causata da una serie di traumi, più o meno severi, e comporta una riabilitazione principalmente fisioterapica.

Ne parliamo con la dottoressa Lara Castagnetti, medico fisiatra in Humanitas.

Sindrome dello stretto toracico: quali sono le cause

Le cause principali alla base della sindrome dello stretto toracico possono essere di due tipologie differenti: traumatiche o riconducibili a movimenti ripetitivi
I traumi più frequenti che possono provocare una compressione del fascio nervoso e vascolare sono quelli riconducibili agli impatti ad alta velocità, come un colpo di frusta in un incidente automobilistico. Ma i pazienti interessati da sindrome dello stretto toracico possono essere incorsi anche in fratture, per esempio della clavicola. 

Anche i movimenti ripetitivi rappresentano un fattore di rischio conclamato per la sindrome dello stretto toracico, in particolar modo quelli con l’arto superiore over head, dunque con il braccio portato sopra la testa. Sono movimenti effettuati in particolar modo da individui giovani che si dedicano a un’attività sportiva che prevede la ripetizione di questi movimenti, ma anche persone con una professionalità specifica, per esempio chi ha a che fare quotidianamente con il sollevamento di carichi pesanti.

Infine dobbiamo menzionare anche i pazienti interessati da variazioni anatomiche, non necessariamente patologiche. Per esempio individui nati con la costa cervicale, dunque con una costa in più posta sopra le altre, o con un muscolo scaleno in più: sono tutte condizioni che provocano un ulteriore restringimento in una zona già sensibile e che possono comportare una compressione del fascio di nervi e vene che collega la rachide cervicale al braccio.

Neurogena o vascolare: i sintomi della sindrome dello stretto toracico

Tra le strutture interessate dalla sindrome dello stretto toracico quella neurogena è la più comune. La compressione del nervo, infatti, si verifica nel 90% circa dei casi totali e presenta come fattore di rischio principale l’attività sportiva con movimenti over head ripetitivi e il sollevamento continuativo di carichi pesanti. Tra i fattori di rischio per la compressione dei nervi si annoverano anche le altre cause elencate in precedenza, quindi le variazioni anatomiche e i traumi.

I sintomi correlati alla sindrome dello stretto toracico neurogena sono parestesia degli arti superiori, dunque formicolio al braccio e alle dita della mano, dolore al collo, dolore al trapezio e alla spalla
Le TOS vascolari, ossia la compressione di vene e arterie, è invece più rara e comporta manifestazioni molto evidenti, come cianosi e gonfiore al braccio interessato.

Come si cura la sindrome dello stretto toracico?

Prima di considerare l’eventualità di un intervento chirurgico, la prima opzione di cura è sempre il trattamento conservativo. L’obiettivo dello specialista fisiatra è la limitazione dei carichi di trazione o compressione della regione interessata, per mantenere la pervietà della zona durante l’utilizzo del braccio. L’intervento, dunque, è fisioterapico e prevede tecniche manuali, quando i tessuti non sono particolarmente irritati, ed esercizi di rinforzo globali in primo luogo della muscolatura addominale a cui segue in un secondo l’allenamento specifico dell’arto superiore. Le tecniche fisioterapiche più adeguate verranno valutate dallo specialista in base alla situazione specifica del paziente. All’occorrenza, inoltre, il medico può somministrare in associazione alla fisioterapia dei farmaci per il sollievo sintomatico.

Alla fisioterapia si deve anche sempre associare l’utilizzo di supporti per alleggerire la zona traumatizzata. Si raccomanda dunque l’ausilio di braccioli o cuscini per alleggerire la cintura scapolare quando si lavora al computer e si consiglia di dormire in posizione laterale, ovviamente poggiando sulla parte non dolorosa, utilizzando un significativo supporto per l’arto dolorante, per esempio uno o più cuscini. Qualora necessario si possono utilizzare anche appositi cuscini per il supporto cervicale, delle gambe e del bacino.

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