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Se la tiroide funziona troppo

Perdita di peso, nervosismo, insonnia, aumento del volume della tiroide. Ma anche disfunzioni sessuali, come l’eiaculazione precoce. Sono alcuni dei sintomi dell’ipertiroidismo, una patologia causata da un eccesso di ormoni tiroidei. Colpisce più frequentemente il sesso femminile e la terapia si basa sull’assunzione di farmaci che tengono sotto controllo la produzione degli ormoni. Ne parliamo con il dott. Alessandro Pizzocaro, specialista in Endocrinologia, referente per la Sezione di Endocrinologia ed Andrologia presso l’Unità Operativa di Urologia diretta dal prof. Pierpaolo Graziotti.

Un eccesso di ormoni tiroidei
“Con ipertiroidismo si intende un quadro clinico provocato dall’eccesso ormoni tiroidei circolanti, che porta a un incremento di tutti i processi metabolici. La causa più frequente di ipertiroidismo è il Morbo di Graves-Basedow, che ha una prevalenza elevata (circa il 5% della popolazione generale) ed è più frequente nelle donne intorno ai 30-40 anni. È una malattia autoimmune e a carattere familiare (nella stessa famiglia possiamo avere sia soggetti ipotiroidei che ipertiroidei). Come per l’ipotiroidismo, esiste un ampio spettro in termini di gravità della malattia. C’è l’ipertiroidismo subclinico, che viene diagnosticato nelle fasi iniziali quando ancora non sono presenti i sintomi, ma si riscontrano solo alterazioni negli esami del sangue e gli ormoni tiroidei risultano comunque nella norma. L’ipertiroidismo ‘conclamato’ si ha invece quando sono già presenti manifestazioni cliniche e gli ormoni tiroidei sono aumentati”.

I sintomi tipici
“I principali sintomi della presenza dell’ipertiroidismo sono:

– aumento di volume e consistenza della tiroide (gozzo);
– tachicardia (aumento della frequenza cardiaca);
– perdita di peso;
– aumento della sudorazione;
– tremori alle mani;
– nervosismo;
– insonnia;
– intolleranza al caldo;
– stanchezza;
– ipertensione;
– esoftalmo (occhi in fuori);
– aritmie cardiache;
– irregolarità mestruali”.

Le disfunzioni sessuali
“Nell’ipertiroideo vi è una frequenza elevata di disfunzioni sessuali: in particolare, circa il 50% degli ipertiroidei soffre di eiaculazione precoce. Tuttavia presso un ambulatorio di Endocrinologia difficilmente viene affrontata la problematica sessuale del paziente con patologia tiroidea. La corresponsabilità è bilaterale: innanzitutto il paziente spesso si vergogna a manifestare le problematiche sessuali e in secondo luogo è a volte il medico stesso che non pone domande sulla sessualità, determinando in tal modo una sottostima del problema, che comunque ha un impatto importante sulla qualità di vita del paziente e della coppia. Il problema della ‘patologia sessuale sommersa’ non è differente anche in altri ambulatori come quelli diabetologici e cardiologici in cui la disfunzione erettile è molto frequente ma poco indagata.
Sono molteplici i meccanismi con cui l’eccesso di ormone tiroideo altera la sessualità. Innanzitutto hanno un ruolo fondamentale le ripercussioni sul sistema nervoso centrale e sulla psiche: l’ipertiroideo è affetto da ansia e talvolta, nei casi più gravi, da episodi psicotici. Tali modifiche comportamentali hanno un’influenza negativa sull’erezione e sul desiderio sessuale. Come già accennato, l’eiaculazione precoce è il disturbo sessuale più frequente nell’ipertiroideo; il meccanismo sottostante a tale disturbo non è ancora completamente chiarito, ma verosimilmente può essere imputabile alla maggior attivazione del sistema simpatico (aumento dell’adrenalina e noradrenalina, prodotte dal surrene in risposta agli stress) presente nell’ipertiroideo. Fortunatamente nella maggior parte dei casi tali disturbi si risolvono una volta curata la patologia tiroidea (a meno che non vi siano altre cause sottostanti da risolvere e indagare). Pertanto è importante da parte del medico curante, in considerazione dell’elevata prevalenza dell’ipertiroidismo, sospettare una patologia tiroidea in pazienti con eiaculazione precoce anche in assenza di sintomi evidenti di ipertiroidismo.
Infine bisogna ricordare che l’ipertiroideo può avere problemi di fertilità: nella maggior parte dei pazienti ipertiroidei si riscontra allo spermiogramma una riduzione del volume seminale (oligoposia), del numero degli spermatozoi (oligozoospermia), della motilità spermatozoaria (astenozoospermia) e delle forme fisiologiche degli spermatozoi (teratozoospermia). Il meccanismo sottostante può essere imputabile a una riduzione della quota di testosterone ‘utile’ definito ‘biodisponibile’, a vantaggio di quella di riserva legata alle proteine di trasporto (Sex Hormone Binding Globulin) e a un incremento degli ormoni femminili (estradiolo)”.

Diagnosi e terapia
“La diagnosi dell’ipertiroidismo avviene mediante indagini di laboratorio (valori nel sangue ridotti di TSH e aumentati di FT3 ed FT4; presenza, ma non in tutti i casi, di anticorpi anti-tiroide) e l’ecografia tiroidea, che mostra un’infiammazione della tiroide o la presenza di noduli. La scintigrafia tiroidea è utile solo in pochi casi, in cui si vuole distinguere l’ipertiroidismo vero e proprio da altre forme di eccesso di ormoni tiroidei (come l’abuso di ormone tiroideo a scopo dimagrante, la presenza di un nodulo iperfunzionante, una tiroidite virale o una eventuale interferenza farmacologica).
Se non curato, l’ipertiroidismo, seppur raramente, può portare a una crisi tireotossica, quadro clinico molto grave, in particolare in occasione della concomitante presenza di fattori scatenanti (infezioni, traumi, eventi stressanti). La crisi è caratterizzata da febbre oltre i 39°, tachicardia, fibrillazione atriale, scompenso cardiocircolatorio, agitazione psico-motoria, confusione mentale, convulsioni, nausea, vomito, disidratazione, fino ad arrivare al coma e alla morte del paziente. La terapia non permette di eliminare la causa (ossia la produzione di anticorpi che provocano un aumento della produzione di ormoni tiroidei), ma prevede l’uso di farmaci (come il metimazolo) che bloccano la tiroide nel produrre gli ormoni T4 e T3. Il trattamento dura mediamente più di un anno. In caso di mancata risoluzione o di intolleranza ai farmaci, può essere tentato un altro ciclo di terapia oppure si può passare a trattamenti ‘definitivi’: l’intervento chirurgico di tiroidectomia, (cioè di asportazione della tiroide e successiva terapia sostitutiva con ormone tiroideo) oppure la terapia radiometabolica con iodio radioattivo, che provoca un danno alla tiroide tale da impedire l’eccesso di sintesi dell’ormone T4”.

Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

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