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Scompenso cardiaco, ecco le nuove regole

Arrivano le nuove regole contro lo scompenso cardiaco firmate dalla Società Europea di Cardiologia in seguito a un recente congresso tenutosi a Lisbona. Due i punti principali su cui poggiano: la prevenzione, che rimane la miglior arma a disposizione contro lo scompenso, e la cura, che accanto alla classica terapia con ACE inibitori, betabloccanti e diuretici, prevede l’aggiunta di eplerenone. Inoltre, viene confermato l’uso della resincronizzazione cardiaca senza particolari restrizioni, secondo quanto l’esperienza di Humanitas aveva già messo in evidenza. Sentiamo che cosa ne pensa il dottor Edoardo Gronda, cardiologo.

Innanzitutto, che cos’è lo scompenso e quali sono i suoi ‘numeri’?
“Il termine ‘scompenso cardiaco’ viene utilizzato per indicare che il cuore fa fatica e non riesce a pompare abbastanza sangue ad organi e tessuti, per cui è sottoposto ad un superlavoro. Infatti, per garantire il corretto nutrimento a organi e tessuti cerca di aumentare la frequenza dei battiti portando alla tachicardia, oppure si dilata in modo da aumentare il volume e da avere, a ogni battito, una maggiore quantità di sangue da pompare. In entrambi i casi l’efficienza dell’azione cardiaca è inadeguata e il cuore tende a sfiancarsi ed affaticarsi. Le cause dello scompenso sono numerose, in pratica si può affermare che qualsiasi malattia a carico del cuore può portare prima o poi allo scompenso.
Solo in Italia, lo scompenso cardiaco affligge oltre 500.000 persone, e la sua diffusione aumenta del 10-15% negli over 80. I segni più evidenti di scompenso sono gambe e caviglie gonfie, stanchezza, dispnea notturna (ci si sente soffocare)”.

Cosa ne pensa delle nuove linee guida?
“Le nuove linee guida sono importanti perché offrono un ‘manuale di istruzioni’ aggiornato sul trattamento dello scompenso cardiaco. Principalmente l’attenzione viene posta su due punti: viene descritta una nuova cura nei casi in cui lo scompenso è grave, post-infarto o nei malati che hanno una seria insufficienza cardiaca dopo un infarto; in secondo luogo, viene confermato il ruolo fondamentale della prevenzione. Infine, viene data un’indicazione chiara sull’uso della resincronizzazione cardiaca”.

Quali le novità di cura?
“La nuova terapia prevede accanto ai classici ACE inibitori, betabloccanti e diuretici, l’aggiunta di eplerenone, un antialdosteronico che contrasta l’attività di questo ormone, che favorisce la ritenzione di acqua e sale, uno dei principali nemici del cuore. Il nuovo farmaco è già in circolazione negli Stati Uniti e arriverà in Italia nel corso del 2006. Questa terapia combinata, comunque, deve essere somministrata con cautela e sotto controllo medico perché il prodotto è rischioso se non vengono rispettati i dosaggi: potrebbe, infatti, far aumentare il potassio presente nel sangue, per questo è controindicato a chi soffre di insufficienza renale o epatica. Entro un mese dall’inizio del trattamento questa terapia ha ridotto la mortalità del 15%”.

Resincronizzazione cardiaca: c’è una conferma della vostra esperienza?
“Le nuove linee guida confermano quello che nell’esperienza di Humanitas si era già rivelato come nota di rilievo: danno un’indicazione chiara sull’uso della resincronizzazione cardiaca, vale a dire impianto di pacemaker ventricolari e defibrillatore, che vengono così accettati come presidi terapeutici senza particolari restrizioni quando vi sono le indicazioni per utilizzarli. E’ un traguardo importante per noi, perché siamo tra i gruppi che si sono battuti per questo e la nostra esperienza ha contribuito ad evidenziare che la terapia è efficace”.

E riguardo alla prevenzione?
“Le nuove linee guida sottolineano quanto da sempre viene sostenuto, e cioè che una corretta prevenzione è fondamentale per combattere lo scompenso cardiaco. Questo, infatti, non è una singola malattia, ma il risultato di molti fattori patologici come l’ateriosclerosi, l’ipertensione, il diabete, il colesterolo alto, che danneggiano i vasi, specie quelli coronarici, e le cellule cardiache. Ciò significa che occorre prevenire questi problemi anche e soprattutto con lo stile di vita, seguendo una dieta equilibrata e una moderata attività fisica, smettendo di fumare e tenendo sotto controllo il peso. Tutto questo è anche un importante passo avanti verso una migliore qualità di vita. Qualora lo scompenso sia già in atto, ridurre i fattori di rischio elencati previene un ulteriore danno a carico del cuore”.

Luglio 2005 – A cura di Lucrezia Zaccaria

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