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PET, un’arma diagnostica in più contro i tumori

La PET (Positron Emission Tomography, cioè tomografia ad emissione di positroni) è una modernissima metodica diagnostica in grado di fornire informazioni accurate e precoci su molte patologie. A differenza delle altre metodiche di diagnostica per immagini (ad esempio TAC e Risonanza Magnetica) che mostrano alterazioni morfologiche, ossia a livello di forma, la PET consente di rilevare alterazioni funzionali, e quindi anche molto precoci, di organi e
apparati. Valuta infatti i metabolismi di base, primo fra tutti quello dello zucchero (per questo viene spesso definita “Sugar PET”), rendendo radioattivi e quindi visibili atomi costituenti di molecole di base (carbonio, fluoro, ossigeno…). I professionisti di Humanitas spiegano come funziona e a cosa serve.

Qual è il principio su cui si basa la PET?
Traducendo in immagini il metabolismo di molecole fondamentali per l’organismo possiamo individuarne le eventuali alterazioni. Nel caso dei tumori, ad esempio, poiché le cellule colpite da questo male hanno un consumo di zucchero molto superiore a quello dei tessuti sani, riusciamo ad individuarle prima ancora che si manifestino alterazioni nella forma. E grazie alle risoluzione spaziale tipica della PET, molto più elevata rispetto alle metodiche tradizionali di Medicina Nucleare, riusciamo a rilevare lesioni anche di 5 millimetri”.

Come viene eseguito l’esame?
L’esecuzione dell’esame è semplice non invasiva e priva di rischi: al paziente viene iniettato per via endovenosa un radiofarmaco, ossia un farmaco cui è legato un atomo in grado di emettere positroni. I positroni si trasformano in fotoni, che consentono di seguire il cammino del farmaco attraverso l’organismo, come una lampadina. La complessità della PET è legata da una parte alle apparecchiature ad altissima tecnologia necessarie per sintetizzare i radiofarmaci e per realizzare le immagini; dall’altra, al fatto che gli atomi radioattivi utilizzati hanno una emivita (vita media) molto breve – due ore al massimo – e devono essere prodotti al momento dell’utilizzo. Per questo oltre al tomografo occorre un altro macchinario apposito e ad altissima tecnologia, il ciclotrone: un acceleratore di particelle, indispensabile per la produzione dei radionuclidi necessari alla preparazione dei radiofarmaci.

In Humanitas tomografo e ciclotrone
Humanitas è uno dei pochi ospedali in Italia a disporre di un tomografo PET e di un ciclotrone. Il tomografo, il primo in Italia di questo tipo, è dotato di nuovi cristalli che permettono di eseguire esami della massima qualità in tempi più brevi rispetto alle altre macchine (20/25 minuti invece di 45/50), rendendo l’indagine ancora più semplice per il paziente. Il ciclotrone, completamente automatizzato, si trova in un bunker appositamente costruito appena fuori dal perimetro dell’ospedale. Da lì gli elementi radioattivi passano al Laboratorio di Radiochimica, dove vengono sintetizzati i radiofarmaci, preparate le dosi per ogni paziente e, in seguito, acquisite le immagini.
La gestione delle apparecchiature è molto complessa: occorre quindi personale, non solo medico, con elevata e specifica preparazione professionale. L’équipe di Humanitas è attualmente composta da due medici specialisti ed un medico specializzando (Sara Tadayyon), un chimico responsabile del Laboratorio (Erica Malagò) e un tecnico di Laboratorio (Katia Marzo), due tecnici di Medicina Nucleare (Lorenzo Leonardi e Giorgio Testanera). Collaborano inoltre due fisici, che si occupano della radioprotezione e delle apparecchiature (Giovanni Tosi ed Enzo Sacco).

Le principali applicazioni cliniche
La PET non è un esame di screening: viene eseguita per rispondere a precisi quesiti clinici. Il suo costo elevato viene compensato dalla miglior gestione delle risorse che comporta: individuando più precocemente le patologie, permette di stabilire le terapie mediche o chirurgiche più appropriate. In particolare, è molto utile per lo studio dei tumori, delle malattie del cervello e di quelle del cuore. La sua applicazione principale è sicuramente l’Oncologia. In questo campo, l’utilizzo diagnostico della PET è importante non solo per individuare il tessuto tumorale, ma anche per valutarne accuratamente l’estensione. E per avere informazioni in tempo quasi reale sull’andamento di una terapia: se le cellule non consumano più zucchero significa che stanno morendo, quindi il paziente risponde in modo positivo alla cura. Con altre metodiche, invece, è necessario lasciar passare più tempo prima di poter vedere se la massa tumorale si stia o meno riducendo. In Neurologia, la PET è particolarmente utile per la valutazione delle demenze, perché riesce a differenziare, per esempio, in maniera precoce una demenza di tipo Alzheimer o di tipo vascolare. In Cardiologia, permette di valutare il flusso cardiaco e di stabilire la vitalità di parti del tessuto miocardico: in seguito ad un’ischemia, ad esempio, consente di capire se, nonostante non vi sia flusso di sangue, il tessuto cardiaco è ancora vivo. In Ortopedia, inoltre, è utile nella valutazione delle protesi infette. Infine, la PET riveste un ruolo importante anche nel campo della ricerca: grazie alla possibilità di visualizzare il metabolismo di molte molecole, mette i ricercatori in condizioni di progettare nuovi radiofarmaci per le varie patologie.

A cura di Monica Florianello

I numeri di Humanitas
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