La pericardite è l’infiammazione del pericardio, ovvero della membrana che protegge e riveste il cuore. Il pericardio è formato da due foglietti separati da uno strato di liquido sottile, che può accumularsi e comprimere il cuore.
Il primo sintomo della pericardite è un dolore forte a livello toracico, che può variare durante la respirazione o i colpi di tosse, può peggiorare se ci si sdraia e, in genere, si allevia se si sta seduti inclinati in avanti.
Le cause della pericardite sono spesso non chiare (si parla di pericardite idiopatica), ma possono essere infettive o non infettive.
Che cos’è la pericardite recidivante e come evitarla? Ne parliamo con il professor Giulio Stefanini, cardiologo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Pericardite: le cause
La pericardite è spesso causata da infezioni, in particolare virali. Tra i virus più comuni vi sono i virus influenzali, parainfluenzali, quelli delle malattie esantematiche e SARS-CoV-2, responsabile di COVID-19. L’infezione può manifestarsi con sintomi precedenti come febbre, tosse o disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea). Meno frequentemente, la pericardite è provocata da batteri o altri patogeni infettivi, ma in questi casi può avere un decorso più severo.
Le cause non infettive includono tumori, trattamenti con radioterapia, alcuni farmaci o tossine, insufficienza renale e disturbi tiroidei. Anche le malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico, possono esserne responsabili.
Inoltre, la pericardite può derivare da un danno al cuore, come nelle infiammazioni del muscolo cardiaco (miocardite), negli infarti estesi o a seguito di interventi cardiochirurgici. In questi casi, il trauma ai tessuti innesca una risposta infiammatoria. Identificare la causa è fondamentale per evitare, o almeno prevedere, recidive o cronicizzazioni.
La pericardite può essere recidivante?
La pericardite ha una spiccata tendenza a recidivare, motivo per cui non deve mai essere sottovalutata e richiede un trattamento intensivo e prolungato nel tempo. Non basta intervenire con una terapia antinfiammatoria efficace: è fondamentale che questa venga mantenuta anche dopo la risoluzione dei sintomi e il ritorno alla normalità degli indici infiammatori. Spesso, infatti, il miglioramento clinico porta i pazienti a interrompere o seguire meno attentamente la terapia, aumentando il rischio di ricadute.
Nonostante i progressi farmacologici, non esistono ancora trattamenti specifici mirati per la pericardite: vengono utilizzati farmaci antinfiammatori potenti ma non selettivi.
Si stima che il 15-30% dei pazienti con pericardite idiopatica non trattata adeguatamente con terapia antinfiammatoria possa avere ricadute intermittenti per mesi o anni. Inoltre, se non trattata correttamente, la pericardite può evolvere in una forma cronica, provocando un’infiammazione persistente che danneggia in modo irreversibile il pericardio, la membrana che avvolge il cuore.
L’obiettivo principale, quindi, è evitare questa cronicizzazione, che rappresenta la complicanza più temibile della patologia.
Come trattare la pericardite?
Il trattamento della pericardite si basa su una terapia antinfiammatoria mirata, che può includere diverse categorie di farmaci. Tra i più utilizzati indichiamo:
- acido acetilsalicilico
- farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene ad alte dosi,
- corticosteroidi,
- colchicina
- farmaci biologici a base di anticorpi monoclonali.
La scelta del trattamento dipende dalle caratteristiche specifiche del paziente, considerando eventuali controindicazioni o reazioni.
Visite ed esami
-
2.3 milioni visite
-
+56.000 pazienti PS
-
+3.000 dipendenti
-
45.000 pazienti ricoverati
-
800 medici
