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Mantovani: sarà l’anno della donna

Nuovi farmaci mirati contro i tumori, progressi nella cura delle malattie infiammatorie dell’intestino, terapie cellulari. Ma soprattutto l’introduzione in clinica del vaccino per il virus del Papilloma. Attese e promesse mantenute nel 2007 secondo il prof Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas e docente di Patologia Generale all’Università degli Studi di Milano.

Prof. Mantovani, cominciamo dalle buone notizie. Quale sarà nell’anno appena iniziato la conquista più grande dal punto di vista medico?
“Per quanto riguarda i settori di mia competenza, l’attesa più forte per l’impatto che avrà sulla salute è per l’introduzione in clinica del vaccino contro il virus del Papilloma, che causa 250 mila morti l’anno e 400 mila nuovi casi di cancro alla cervice dell’utero. Si tratta di un vero flagello, che colpisce nei Paesi ricchi, le fasce meno abbienti, quelle cioè che non ricorrono agli strumenti di diagnosi precoce come il Pap test. Oltre alle donne dei Paesi poveri, come Africa e America Latina. Nell’Africa sub-sahariana, ad esempio, il cancro della cervice uterina è la prima causa di anni di vita persi per le donne. Il vaccino è un grande passo avanti per la salute femminile. La sfida sarà quella di una vera condivisione, in tutto il pianeta. Ci saranno grandi vantaggi anche per quelle donne che fanno periodici Pap test, perché il vaccino è meno costoso e più facile da fare e soprattutto perché ci sono tumori che non vengono rilevati da questi controlli”.

Altre attese?
“Sempre in campo oncologico, ci attendiamo nuovi farmaci specifici, per target mirati, che offrano ai pazienti una chemioterapia più efficace e con meno effetti collaterali. Ci aspettiamo cioè che alcuni dei nuovi anticorpi monoclonali, che rappresentano un terzo dei farmaci in sperimentazione, mantengano le promesse, cioè forniscano nuovi strumenti per la terapia. I progressi maggiori dovrebbero riguardare i tumori ematologici, ma anche alcuni tumori solidi. Penso, ad esempio, ai farmaci antinfiammatori, cioè quelli che agiscono sul microambiente tumorale. La speranza per il 2007 è che estendano le loro applicazioni. In particolare speriamo che un farmaco per la cura del cancro al rene confermi la sua efficacia. Il nostro sogno, infine, riguarda nuovi risultati su questa strada per il cancro all’ovaio”.

I farmaci anti-angiogenetici promettono risultati anche per le malattie infiammatorie dell’intestino.
“Esatto. Su questo fronte stiamo lavorando anche qui in Humanitas. La speranza è che i farmaci anti-angiogenetici si dimostrino efficaci contro le malattia infiammatorie dell’intestino. Le attese riguardano in particolare alcuni anticorpi monoclonali, che bloccano un asse scoperto negli ultimi due anni (quello di interleuchina 23 e interleuchina 17) e che dovrebbero confermare la loro attività in queste patologie. Speriamo inoltre che il 2007 sia l’anno del primo farmaco anti-chemochine approvato per uso clinico. Sarebbe l’inizio di una nuova era, di una nuova classe di farmaci antinfiammatori. L’approvazione all’uso clinico nella terapia dell’Hiv potrebbe arrivare per un farmaco che blocca uno dei recettori, che si chiama Ccr5. Ci auguriamo che a seguire i farmaci anti-chemochine trovino un impiego in patologie diverse, che vanno dalle malattie cardiovascolari, ai tumori”.

Infine le terapie cellulari.
“Nel 2007 ci auguriamo che le terapie cellulari facciano un importante passo avanti. C’è bisogno di nuove ‘fabbriche di cellule’, noi stessi in Humanitas ne abbiamo una e un’altra è in costruzione. Nel 2006 c’è stato un passaggio cruciale: per la prima volta una terapia con cellule ‘fabbricate’ è stata approvata per il rimborso dalle assicurazioni negli Stati Uniti nella cura di una particolare forma di linfomi refrattaria ai farmaci tradizionali. Speriamo quindi che nei prossimi dodici mesi queste terapie progrediscano ancora, sia per quanto riguarda la creazione di nuove ‘fabbriche di cellule’ approvate e certificate sul territorio italiano, sia dal punto di vista della dimostrazione della validità di questa metodologia”.

A cura della Redazione

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