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Le “dita a martello”

Dita del piede a martello, a maglio o ad artiglio. Parliamo di deformità che colpiscono soprattutto le falangi delle donne, in un rapporto cinque a uno rispetto a quelle dell’uomo. Anche ragazze ventenni, se esiste una predisposizione. Ne parliamo con il dott. Leonardo Maradei, Capo Sezione di Chirurgia Ortopedica Mininvasiva dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Humanitas.

Che cosa sono le dita a martello?
“Si tratta di deformità delle falangi delle dita dei piedi che curvano verso l’alto in corrispondenza dell’articolazione centrale. A seconda della falange interessata, si dicono a martello, a maglio o ad artiglio. Spesso la deformità si accompagna all’alluce valgo (spesso ne è la conseguenza), condizione per cui l’alluce devia verso le altre dita del piede giungendo, nei casi più gravi, a sovrapporsi al secondo e al terzo dito”.

Quale può essere la causa delle dita a martello?
“Quando si pensa a questo tipo di deformità, l’associazione più spontanea sono calzature troppo strette, specie in punta, e tacchi troppo alti. In tali condizioni, le dita possono premere contro la punta o la parte superiore delle calzature costringendole in una posizione innaturale e causando dolore. Lo sfregamento contro la calzatura, inoltre, può determinare lo sviluppo di calli sulla parte superiore o inferiore delle falangi”.

Esistono fattori non legati al tipo di calzatura che possono determinare la formazione di dita a martello?
“Sì. Oltre ad una predisposizione congenita, altre cause possono essere il diabete (che a volte causa insensibilità agli arti inferiori), patologie articolari, circolatorie e neuromuscolari, ma anche infortuni patiti dalle dita dei piedi.

Quindi quali sono i segni e i sintomi delle dita a martello?
“Prima di tutto la deformità del dito, che assume l’aspetto come di un martello oppure di un artiglio. Poi c’è il dolore durante la camminata o altri movimenti del piede, e la difficoltà a muovere il dito. Infine, i calli che si formano a causa dello sfregamento con la calzatura”.

Può essere d’aiuto indossare scarpe più larghe in punta?
“Sì, se la causa delle dita a martello è solo il tipo di scarpa e il dito ha mantenuto ancora la sua flessibilità. Se invece esiste una predisposizione, ad esempio l’alluce valgo o il piede piatto, cambiare semplicemente calzatura serve a poco”.

Quali sono allora i trattamenti?
“Se il dito è ancora flessibile, l’ortopedico può suggerire, oltre al cambio di calzatura e l’uso di particolari tutori che mantengono disteso il dito, anche specifici esercizi fisioterapici, come lo stretching delle dita. Se invece il dito ha perso la sua naturale flessibilità, il suggerimento è di intervenire chirurgicamente attraverso un’incisione del tendine oppure, nei casi di maggiore rigidità, una piccola rimozione di osso. In entrambi i casi, l’intervento avviene in anestesia locale e in day hospital”.

Come si può avere cura del proprio piede per prevenire questo genere di disturbi?
“Innanzitutto scegliendo attentamente le calzature: meglio puntare sulla comodità, non sulla moda. Quindi tacchi bassi, spazio sulla punta per evitare di costringere le dita in poco spazio, tessuto della scarpa morbido. Inoltre, i calli sono solo la conseguenza di una cattiva postura del piede e del dito: si tratta di una difesa naturale della pelle, per questo non è consigliabile agire direttamente contro di loro. A volte, infatti, i trattamenti contro questi ispessimenti della pelle possono determinare altri problemi, come infezioni e maggior dolore. Quindi è più saggio intervenire sulla causa che ne ha determinato la formazione”.

A cura di Marco Renato Menga

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