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La ricerca clinica di Fase I del Cancer Center di Humanitas

La Ricerca clinica è il motore della qualità delle cure perché garantisce ai pazienti l’accesso alle strategie terapeutiche più avanzate.

Accedere a farmaci oncologici in fase sperimentale costituisce un’importante opportunità per i pazienti in cui le cure standard non si sono dimostrate efficaci. Questo è particolarmente vero quando si parla delle più innovative terapie in ambito oncologico, che vengono proposte per la prima volta ai pazienti all’interno dei cosiddetti studi di “Fase I”.

Questi studi rappresentano la prima fase dello sviluppo clinico di un nuovo farmaco (o di una combinazione di farmaci) e hanno come obiettivo verificarne la sicurezza e la tollerabilità, oltre che stabilirne il dosaggio corretto e la modalità di somministrazione più idonea. Negli ultimi anni, grazie alla messa a punto di trattamenti come l’immunoterapia e le terapie a bersaglio molecolare, numerosi farmaci in fase I di sperimentazione hanno dimostrato un livello di efficacia davvero rilevante. 

Spesso questi studi coinvolgono pazienti affetti da diversi tipi di tumore, oppure selezionati in base alla presenza di una specifica alterazione genetica o di un particolare marcatore. Si tratta soprattutto di pazienti che, per le caratteristiche della loro malattia, non avrebbero alternative terapeutiche.

L’Unità di Fase I del Cancer Center di Humanitas

Nel 2016, il Cancer Center di Humanitas – diretto dal Prof. Armando Santoro, tra le prime strutture in Italia, è stato accreditato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) come Centro dotato dei requisiti necessari e quindi idoneo a svolgere sperimentazioni cliniche di fase I, inclusi gli studi farmacologici First-in-human, su pazienti onco-ematologici.

La sezione del Cancer Center che si occupa di studi clinici di fase I in ambito oncologico (tumori solidi), sotto la responsabilità del dottor Matteo Simonelli, include un team composto da diverse figure professionali altamente specializzate – quali medici sperimentatori, infermieri di Ricerca, data managers – dedicate esclusivamente alla gestione delle sperimentazioni cliniche di farmaci innovativi.

“Nel tempo, il Cancer Center di Humanitas si è affermato come centro di riferimento nazionale ed internazionale per la sperimentazione clinica in ambito oncologico, conducendo numerosi studi di fase precoce sia accademici sia sponsorizzati, offrendo così ai propri pazienti la possibilità di accedere ai più innovativi approcci terapeutici anticancro. Humanitas accoglie sempre più pazienti provenienti da altre strutture sul territorio nazionale per valutare la disponibilità di studi con farmaci più moderni e mirati – afferma il dott. Matteo Simonelli -. Per garantire a questi pazienti tutto il sostegno di cui hanno bisogno, nel Cancer Center sono stati creati percorsi di diagnosi e cura strutturati e ideati appositamente per loro.”

Nel 2019 è stata predisposta un’area di degenza protetta dove i pazienti inclusi all’interno di studi di Fase I ricevono le terapie sperimentali e vengono assistiti clinicamente.

Il Cancer Center di Humanitas si è dotato di tutte le risorse strutturali necessarie alla conduzione di questa complessa tipologia di studi, oltre a potersi avvalere dell’expertise di tutte le altre specialità mediche, chirurgiche e dei servizi del policlinico Humanitas, tra cui ad esempio una rianimazione di alta specializzazione, fondamentali per la gestione corretta dei diversi effetti collaterali derivate dall’utilizzo dei nuovi farmaci oncologici.

Altra risorsa cruciale è la possibilità di collaborare con i laboratori di Ricerca di base di Humanitas, per sviluppare progetti traslazionali in grado di meglio comprendere il meccanismo d’azione dei nuovi farmaci oncologici in fase di sviluppo o di individuare potenziali fattori che predicano la risposta agli stessi.

La rivoluzione dei farmaci immunoterapici

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nel paradigma di trattamento di molti tumori solidi, dovuto soprattutto all’avvento e alla successiva evoluzione dell’immunoterapia antitumorale. Diverse sono le classi di immunoterapici oggetto degli studi dell’unità di fase I.

La prima è rappresentata degli anticorpi monoclonali, che agiscono legandosi ai cosiddetti “checkpoint immunitari”, veri e propri sensori di regolazione della nostra immunità presenti sulla superficie di alcuni tipi di globuli bianchi, oppure sequestrando particolari sostanze ad azione immunosoppressiva (citochine). In entrambi i casi il risultato è l’attivazione della risposta immunitaria contro il tumore.

In questo ambito Humanitas Cancer Center si è distinto in particolare essendo il primo centro per numero di pazienti partecipanti al mondo in uno studio di Fase I sulla sicurezza ed efficacia di una combinazione di tre farmaci immunoterapici – Nivolumab, Ipilimumab e un nuovissimo anticorpo monoclonale diretto contro l’Interleuchina IL-8 – in paziente affetti da tumori solidi molto avanzati. I risultati preliminari di questo studio, particolarmente promettenti nel trattamento del melanoma, sono stati presentati al congresso europeo di immuno-oncologia (ESMO Immuno-oncology) che si è svolto a Ginevra a fine 2022.

A questa classe si aggiungono gli anticorpi bispecifici. A differenza dei primi, questi anticorpi sono in grado di riconoscere contemporaneamente due diversi recettori. Di questi recettori, uno è tipicamente espresso dalle cellule del nostro sistema immunitario e l’altro dalle cellule tumorali. In questo modo, gli anticorpi bispecifici agiscono non solo attivando le risposte immunitarie, ma facendo anche da ponte tra le cellule immunitarie e le cellule tumorali, in modo che queste ultime vengano eliminate in maniera più efficiente.

Il primo studio di Fase I attivo in Humanitas su un farmaco appartenente a questa classe riguarda un anticorpo bispecifico che ha come “bersaglio” contemporaneamente la molecola CD3 (espressa sui linfociti) e la molecola HER2 (espressa su alcuni tumori mammari e gastrici.

Le terapie oncologiche mirate

Numerosi studi si focalizzano infine sullo sviluppo delle cosiddette terapie a bersaglio molecolare, capisaldi dell’Oncologia di precisione, in cui i farmaci agiscono selettivamente solo in presenza di specifiche alterazioni genetiche, rilevate attraverso un sequenziamento genetico preliminare.

Un importante esempio in questo campo è lo studio condotto sull’utilizzo di un farmaco mirato alla mutazione genetica KRAS G12C, che ha dimostrato livelli di efficacia molto significativi in pazienti affetti da tumore ai polmoni o al colon-retto. I risultati preliminari di questo studio sono stati recentemente pubblicati su una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali il New England Jouirnal of Medicine.

Sempre in fase di sperimentazione clinica ci sono poi gli anticorpi coniugati, particolari anticorpi monoclonali in grado di legarsi ad un antigene presente sulla superficie delle cellule tumorali e di rilasciare in modo selettivo all’interno delle stesse un farmaco chemioterapico, aumentandone pertanto l’efficacia e riducendone la tossicità.

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici
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