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L’efficacia della mammografia di screening

New York Times e Corriere della Sera parlano di uno studio canadese che propone conclusioni clamorose, ma cosa c’è di concreto oltre i titoli dei quotidiani?

Grandi titoli, pubblicati su quotidiani autorevoli, nei giorni passati annunciavano che uno studio, pubblicato sul British Medical Journal, dimostrerebbe l’inefficacia della mammografia di screening per le donne di età compresa fra i 40 ed i 59 anni. È davvero una svolta storica? Ne abbiamo parlato con Carlos Garcia-Etienne, senologo di Humanitas Cancer Center.

 

Dottor Garcia-Etienne, di cosa parla lo studio in questione?

Si tratta di una ricerca le cui conclusioni sono state pubblicate settimana scorsa su una rivista scientifica di rilievo, come il
British Medical Journal, riattizzando una polemica che era già stata recentemente (2010) accesa da altri studi, mettendo in dubbio il reale impatto della mammografia di screening sulla mortalità per il tumore al seno. Tuttavia, andando a vedere il dettaglio, ci si rende conto che non si tratta di uno studio nuovo, con dati inediti, ma dell’aggiornamento dei dati di una ricerca in corso da molto tempo (25 anni di follow-up), della quale le basi costruttive, come la metodologia di randomizzazione ed il livello tecnico di macchinari e personale utilizzato, erano già state messe in discussione e sono
sostanzialmente considerate inaffidabili.

 

Quindi le conclusioni sono invalidate?

Il fatto che lo studio non sia affidabile non significa che le tesi che vengono esposte siano del tutto prive di fondamento. E’ solo che sulla base delle debolezze nel proprio disegno, questo studio è stato escluso della meta-analisi eseguita nel workshop del 2002 dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), che dipende dalla World Health Organization, una analisi che è poi servita per stabilire le linee guide per i “policy-makers”.

Altri studi recenti hanno suggerito che l’impatto della mammografia di screening nei paesi che consentono l’accesso alle più moderne terapie adiuvanti era stato parzialmente sovrastimato, ma questo non significa che non rappresenti ancora un’arma molto importante nella lotta contro il tumore del seno. La mortalità specifica per il carcinoma mammario si è ridotta
gradualmente a partire dagli anni ’90, riflettendo la diffusione di migliori terapie sistemiche abbinate a migliori trattamenti locali come la chirurgia e la radioterapia, costituendo la base del lavoro multidisciplinare; resta tuttavia innegabile la sinergia che esiste tuttora fra queste terapie multidisciplinare e le strategie istituzionali di screening.

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