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Il Papilloma virus, così diffuso e così sconosciuto

Il 75 per cento della popolazione viene a contatto, nel corso della vita, con questa famiglia di virus, la cui pericolosità è poco nota e spesso sottovalutata. Ma grazie alla prevenzione è possibile evitare le evoluzioni patologiche.

Ci sono moltissime persone, soprattutto fra i giovani, che non hanno nemmeno un’idea di cosa sia l’HPV; eppure, questo virus, che si trasmette principalmente attraverso i rapporti sessuali e colpisce la maggior parte della popolazione sessualmente attiva (e spesso si contrae proprio durante l’adolescenza), porta con sé rischi oggettivi. Studi epidemiologici hanno calcolato che solo un individuo su quattro, nell’arco della propria vita, riesca ad evitare completamente l’infezione. Solitamente, l’infezione da HPV non viene nemmeno rilevata, dato che una buona frazione dei soggetti colpiti si libera del virus dopo qualche mese, spontaneamente ed in maniera pressoché asintomatica. Ma una certa quota delle persone che contraggono il Papilloma virus Umano, per qualche motivo, non riesce ad eliminarlo. Sono questi i casi nei quali l’infezione comporta dei rischi, che possono essere più o meno seri a seconda della tipologia di HPV presente e di altri fattori soggettivi. Ne abbiamo parlato con il dottor Domenico Vitobello, responsabile dell’Unità operativa di Ginecologia di Humanitas Cancer Center.

Dott. Vitobello, quali possono essere le conseguenze di un infezione da HPV?
“La maggior parte dei danni che possono derivare dal Papillomavirus Umano dipendono dal tipo o dai tipi di questo agente patogeno che riescono a resistere al sistema immunitario di chi li ospita e dal tempo per il quale riescono a perdurare. In alcuni individui la persistenza del virus (in particolare dei tipi 6 e 11, classificati a Basso Rischio) porta alla comparsa di piccole escrescenze a livello degli organi maschili e femminili, i condilomi, anche detti papillomi o verruche. Queste sono lesioni facilmente curabili in ambulatorio, di certo piuttosto fastidiose ma il cui impatto è principalmente emotivo e relazionale. Vi è invece una piccola quota di persone nelle quali la persistenza del virus, ed in particolare di una dozzina circa di tipi detti oncogeni (fra i quali i più diffusi sono il tipo 16 ed il tipo 18), favorisce lo sviluppo di lesioni asintomatiche (CIN, L-SIL, H-SIL). Queste lesioni sono dette lesioni precancerose e se non vengono diagnosticate e curate, possono evolvere, specialmente in associazione con altri fattori ontogenetici, nel tumore del collo dell’utero, fra i tumori femminili più diffusi e tutt’ora la seconda causa di morte per tumore nei paesi più sviluppati (secondo solo al tumore al seno). Visto che dal momento dell’infezione da HPV a quando il tumore si sviluppa i tempi sono solitamente molto lunghi (possono passare anche 20 anni), i tumori che colpiscono le donne fra i 40 ed i 50 anni sono spesso conseguenza dell’evoluzione dell’infezione, contratta in giovane età e mai curata adeguatamente”.

Come è possibile difendersi da questi rischi?
“La prevenzione, primaria e secondaria, è l’arma più efficace per evitare qualsiasi problema. La prevenzione primaria mira ad ostacolare i fattori che predispongono alla malattia, attraverso la vaccinazione contro i tipi di HPV più diffusi, che consiglierei a tutte le adolescenti e giovani donne (fino a 40-45 anni). L’altro caposaldo della prevenzione primaria, certamente, consiste nell’adozione di comportamenti e stili di vita corretti e volti a ridurre i rischi di trasmissione sessuale e gli altri fattori di oncogenesi come fumo, alcool ed eccessivo sovrappeso.
La prevenzione secondaria mira invece a diagnosticare la malattia, attraverso gli esami di diagnosi precoce o screening, quando essa è ancora in fase iniziale ed asintomatica, in modo da contrastarne al più presto l’evoluzione ed evitare lo sviluppo delle lesioni precancerose.
Il collo dell’utero è un organo facile da controllare con la visita ginecologica e con l’ausilio di due esami innocui ed indolori, che si eseguono durante la visita: il Pap Test ed l’ HPV-DNA test. Questi test, se effettuati periodicamente insieme alla visita ginecologica, danno una sicurezza vicina al 100% nel prevenire il tumore del collo dell’utero”.

A cura della Redazione

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