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I volontari della Fondazione in dialisi

Nel Servizio di sostegno per i pazienti dializzati e i loro familiari ideato e realizzato dalla Fondazione Humanitas, con la collaborazione dell’Istituto Clinico Humanitas, ricoprono un ruolo fondamentale i volontari. Una di loro, Franca Colangelo, ci racconta la sua esperienza.

Franca è una dei volontari della Fondazione che prestano servizio in Dialisi. Madre di un ragazzo di 22 anni, insegna in una scuola di Quinto Stampi, non molto distante da Humanitas.
“Dal mese di luglio del 2001, quando ho cominciato la mia attività di volontaria della Fondazione – racconta – sono presente nel turno di dialisi del lunedì pomeriggio (dalle 14 alle 18), al quale partecipano 18 pazienti.
E’ un’esperienza molto positiva. Noi volontari siamo stati subito ben accolti da tutti, compreso il personale di reparto: non ci siamo mai sentiti d’impiccio, al contrario ci sentiamo ben accetti e rispettati nel nostro ruolo dai caposala, dai medici e dagli infermieri.
Con i pazienti, cui stiamo accanto per tutta la durata del trattamento, instauriamo un rapporto sincero, profondo e continuativo. Li aiutiamo a trascorrere il tempo, parlando di molti argomenti, dalle piccole cose quotidiane a discorsi più seri e complessi. Solo in pochi preferiscono dormire, leggere o guardare la TV durante la terapia. Raramente capita di chiacchierare con due o tre persone alla volta, anche perché i pazienti sono divisi fra loro dai macchinari. Abitualmente, invece, parliamo singolarmente con ognuno: non è difficile, quindi, creare un buon feeling, che aiuta i pazienti a sentirsi a proprio agio”.

SOSTEGNO PER I DIALIZZATI E I LORO FAMILIARI
Franca Colangelo partecipa anche al Servizio di sostegno, pratico e psicologico, per i pazienti dializzati e i loro familiari. Questo Servizio, ideato e realizzato dalla Fondazione Humanitas, è attivo da un anno. E’ un progetto innovativo, perché per la prima volta in Italia crea una struttura organica e continuativa a favore dei dializzati e delle loro famiglie, che copre ad ampio raggio le esigenze di questo tipo di patologia, offrendo risposte concrete e mai date prima, consigli pratici anche da parte del personale sanitario, per vivere con serenità la malattia e il quotidiano.
“Il progetto – spiega Giuliana Bossi Rocca, segretario generale della Fondazione Humanitas – prevede, una domenica al mese, incontri di ‘auto-aiuto’ tra i pazienti in dialisi, i loro familiari, i conduttori del Centro di Analisi Transazionale, i medici, gli infermieri, gli ausiliari, i volontari del reparto dialisi, l’assistente sociale e la Fondazione. Oltre a me, Luisa Mondorio, responsabile dei volontari, Paola Annese e Paola Bertoletti, le due nuove collaboratrici della Fondazione. Inoltre, sono previsti momenti di svago, quali gite e un pranzo alla fine delle riunioni di auto-aiuto, che contribuiscono a creare una dimensione di serenità.
I gruppi di auto-aiuto sono molto importanti. Innanzitutto per il malato, perché da un lato gli offrono il sostegno psicologico e le informazioni pratiche (che cosa succede durante e dopo la seduta di dialisi, quali sono le normali reazioni…) necessarie per affrontare la dialisi senza paure, per capire ciò che sta succedendo e diventare protagonista della propria terapia. Allo stesso modo, i gruppi di auto- aiuto sono un prezioso sostegno anche per i familiari, perché insegnano loro a vivere in modo equilibrato e sano la situazione problematica in cui sono inevitabilmente coinvolti. Il rapporto con il proprio caro malato e con se stessi diviene non solo più sereno, ma anche più costruttivo nella consapevolezza delle reciproche esigenze vissute senza sensi di colpa o pesanti sensi del dovere”.

Monica Florianello

Nella fotografia i volontari della Fondazione Humanitas durante un corso di formazione

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici