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Gli interventi in età giovanile

Continua il dossier dedicato a questa delicata articolazione. In questo numero parliamo di riabilitazione: uno strumento fondamentale sia per affrontare in prima battuta alcune problematiche, sia per ottimizzare i risultati di un intervento chirurgico. Ecco gli interventi mirati di fisioterapia volti a risolvere i disturbi del ginocchio tipici dell’età giovanile. Li descrive il dott. Gianluca Galimberti, specialista di Riabilitazione Ortopedica in Humanitas, presso l’Unità Operativa di Riabilitazione e Recupero Funzionale, guidata dal dott. Stefano Respizzi.

La sindrome di Osgood – Schlatter
“Una delle due patologie più frequenti in età giovanile è la sindrome di Osgood – Schlatter, una malattia di cui ancora non si conoscono precisamente le cause e che porta a una sofferenza vascolare e quindi necrosi nella zona dove il tendine rotuleo si inserisce sulla tibia. Questo avviene soprattutto nei bambini che svolgono un’attività sportiva piuttosto intensa, in particolare calcio e pallacanestro. Grande attenzione va posta al tipo di preparazione atletica che seguono i giovani: l’allenamento deve infatti essere a misura di bambino, rispettandone le caratteristiche tipiche della fase di accrescimento. Fortunatamente gli allenatori dispongono ora della necessaria preparazione poiché seguono corsi di allenamento per l’età giovanile e non sottopongono più i ragazzini a esercizi discutibili che erano in voga fino a non molti anni fa. Parecchi ricorderanno i salti sui gradoni effettuati per aumentare la capacità di salto, esercizio che sovraccarica il tendine rotuleo. L’approccio terapeutico e riabilitativo del morbo di Osgood – Schlatter ha subito nel tempo un’importante evoluzione. Nel passato si prescriveva un riposo assoluto dall’attività sportiva, che poteva durare fino a 6 mesi, per passare poi a una lenta ripresa dell’attività. Attualmente il riposo viene consigliato solo nella fase acuta della malattia, quando cioè è presente il dolore, sintomo di una sofferenza a livello vascolare. In fase acuta il bambino può effettuare dei blandi esercizi di stretching allo scopo di ridurre la tensione esercitata dal tendine a livello della zona sofferente e delle terapie fisiche a scopo antalgico ed antinfiammatorio. Dopo circa 2-3 settimane il ragazzo può riprendere a svolgere attività fisica, iniziando con una fase di riscaldamento seguita dal lavoro di stretching, cioè di allungamento del muscolo quadricipite. Può quindi iniziare la fase di riallenamento all’attività sportiva, ponendo attenzione a evitare esercizi che sovraccarichino in maniera eccessiva il tendine rotuleo”.

La sindrome dolorosa rotulea
“Tipica dell’età puberale e in particolare del sesso femminile, la sindrome dolorosa femoro-rotulea è una patologia nella quale si ha un malfunzionamento dell’articolazione tra il femore e la rotula. La rotula ha una forma triangolare e si articola con il femore scorrendo in una sorta di avvallamento. Le cause di malfunzionamento di questa articolazione possono derivare da vizi di formazione ossea o da squilibri muscolari che non permettono il corretto scivolamento della rotula stessa. In entrambe le situazioni, durante il movimento di flesso estensione del ginocchio si verifica uno sfregamento delle pareti rotulee contro quelle femorali, con conseguente irritazione della cartilagine e comparsa di dolore.
L’intervento terapeutico si differenzia a seconda della causa che provoca l’alterato scivolamento della rotula. Nel caso di vizi ossei l’approccio sarà prevalentemente chirurgico nel tentativo di correggere l’alterata anatomia della struttura, mentre in presenza di deficit funzionale la fisioterapia è in grado di garantire ottimi risultati. Il quadricipite è il muscolo che governa il movimento della rotula. Questo grande muscolo è formato da quattro settori; tra questi il vasto mediale e il vasto laterale, che devono lavorare insieme per poter mantenere la rotula in asse. Se ciò non avviene per una prevalenza dell’uno sull’altro, la rotula si sposterà verso il versante di maggiore forza. Sarà allora necessario ricorrere a un lavoro di potenziamento mirato a sviluppare i fasci muscolari del quadricipite in maniera armonica ed equilibrata, accompagnato a un lavoro di propriocezione allo scopo di rendere inconscio il controllo di attivazione muscolare”.

A cura di Elena Villa

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