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Falso positivo, gli esami che più spesso possono sbagliare

Gli esami del sangue e delle urine sono test di laboratorio molto comuni, i cui risultati sono in genere molto attendibili. Può però capitare che il responso sia un cosiddetto “falso positivo”, ovvero che segnali un problema laddove realmente non c’è.

I valori della creatinina, una sostanza di rifiuto eliminata di norma con le urine, dovrebbero attestarsi tra 0,5 e 1,2 mg/dl, ma basta essere disidratati (per attacchi di diarrea o per eccessiva sudorazione) perché il test sia falsato. Il rischio si ha anche nei pazienti che soffrono di ittero di Gilbert, un lieve disturbo congenito, il cui campione viene fatto reagire in laboratorio con il reattivo di Jaffè, una sostanza particolare. Anche l’azotemia ha un’attendibilità molto bassa e può risultare positiva (con valori superiori a 40 ml/dl) se il paziente ha bevuto pochi liquidi o ha consumato troppe proteine (carne o latticini per esempio) nelle 24 ore precedenti l’esame.

CEA, Ca 19.9 e PSA

Il CEA è il Carcino-Embryonic Antigen, una glicoproteina i cui livelli nel sangue tendono ad alzarsi in presenza di alcuni tumori, come nel caso di quelli del colon-retto, del polmone e del seno. Il CEA è normalmente alto nei fumatori, senza che questo segnali la presenza di una neoplasia.

Il Ca 19.9 è invece un marcatore del tumore del pancreas. I valori di entrambi i test si alzano in chi soffre di malattie infiammatorie dell’intestino (come Malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa) o di bronchite cronica. Falsi positivi in agguato anche a seconda del reagente che viene utilizzato nel laboratorio di analisi e proprio per questo i dosaggi di questi marcatori tumorali non andrebbero prescritti per valutare il rischio di neoplasie o per la loro diagnosi precoce, come spesso succede. Sono invece utili quando i tumori sono stati già identificati, per valutare gli effetti delle cure: i loro valori si abbassano, senza rischi di errore, se le terapie sono efficaci.

Il dosaggio del PSA o antigene prostatico specifico viene prescritto per controllare la salute della prostata e l’esito è ritenuto positivo se il valore è superiore a 4 ng/ml. In 7 casi su 10 questi risultati non indicano un carcinoma della ghiandola dell’apparato genitale maschile. Il PSA può essere alto, per esempio, per un’infiammazione della prostata, soprattutto negli anziani. Oppure in seguito a una lunga pedalata, a una visita andrologica con esplorazione rettale o se si è avuto un rapporto sessuale con eiaculazione il giorno prima dell’esame.

Il test dell’HIV

Se il test dell’HIV risulta positivo in gravidanza, la probabilità di errore è molto alta, soprattutto nei primi tre mesi di gestazione. La presenza del piccolo nel pancione innesca una sorta di marasma antigenico nell’organismo della futura mamma e nel suo sangue circolano numerosi fattori immunologici che possono far erroneamente risultare positivo il test per l’Aids. Prima di allarmarsi è bene effettuare un test di conferma: è un esame del sangue che va a dosare gli anticorpi nei confronti dell’HIV in modo più preciso e specifico e dunque non rischia di dare falsi positivi.

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