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Endometriosi, in Humanitas un centro dedicato

L’obiettivo è offrire alle pazienti con questa patologia ginecologica un piano terapeutico personalizzato e un approccio multidisciplinare.

Un centro interamente dedicato all’endometriosi, patologia ginecologica benigna: è appena stato attivato presso l’Unità Operativa di Ginecologia di Humanitas, per offrire alle pazienti un servizio d’eccellenza non solo in ambito oncologico, con l’integrazione in Humanitas Cancer Center, ma anche nella diagnosi e nella cura di questa malattia. “Obiettivo del centro – spiega il dott. Domenico Vitobello, responsabile di Ginecologia – è di personalizzare il piano terapeutico in relazione all’estensione della malattia, alla sintomatologia correlata e al desiderio riproduttivo, attraverso un approccio multidisciplinare che veda accanto ad una chirurgia d’avanguardia che coinvolge le figure del ginecologo, chirurgo generale ed urologo, l’integrazione con la terapia medica ormonale e del dolore, il sostegno psicologico e la disponibilità del centro di procreazione assistita”.
L’endometriosi è una patologia ginecologica benigna cronica descritta per la prima volta nella storia della medicina nel 1860 da Karl Von Rokitansky. È caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero, prevalentemente nelle zone del peritoneo pelvico, delle ovaie, del setto rettovaginale e del sigma pelvico, molto più raramente a carico dell’alto addome e persino di distretti extra-addominali. Il tessuto endometriale ectopico (cioè, al di fuori della sua sede normale) è in grado di rispondere agli stimoli ormonali ciclici generando microemorragie, responsabili non solo della formazione di cisti ovariche, ma soprattutto di una risposta infiammatoria con conseguente formazione di aderenze e fibrosi, principali responsabili del dolore pelvico associato.

La diffusione dell’endometriosi pelvica nella popolazione generale femminile raggiunge il 6-10%, ma se si considerano solo le donne con dolore, infertilità o entrambi, la frequenza sale al 35-50%. “Tale patologia si associa infatti spesso a dolore pelvico, per lo più intensificato dal ciclo mestruale – continua il dott. Vitobello -, ma che può anche essere presente costantemente durante le varie fasi del ciclo e può essere tale da modificare nettamente la qualità di vita della paziente, al punto da impedirle un normale svolgimento delle attività quotidiane e renderla addirittura disabile. Una situazione che, in sinergia con la frequente associazione endometriosi-sterilità, fa di questa patologia benigna una condizione spesso invalidante e frustrante per la donna, con un impatto nettamente sfavorevole sull’attività lavorativa e sulla vita di relazione”.
La diagnosi di patologia endometriosica non è sempre semplice clinicamente, tanto che spesso passano molti anni da quando la paziente inizia a lamentare una sintomatologia sfumata a quando viene dimostrata chirurgicamente. Le indagini strumentali rappresentano infatti un valido ausilio, ma spesso non consentono di stabilire con certezza la presenza della patologia. Attualmente il gold standard per la diagnosi di endometriosi pelvica è l’accertamento chirurgico, che riveste anche un irrinunciabile ruolo terapeutico tramite l’approccio laparoscopico e se necessario assistito per via robotica, con l’obiettivo di asportare tutte le lesioni visibili e di ristabilire l’integrità anatomo-funzionale. Anche la terapia medica, per lo più su base ormonale, riveste un ruolo fondamentale, pur non essendo in grado di modificare il decorso della patologia o di portare a guarigione, ma consentendo un buon controllo della sintomatologia.

A cura della Redazione

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