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Dolore nei rapporti sessuali, chiedere aiuto è fondamentale

Secondo quanto raccolto da un’indagine condotta dai ricercatori della University College London e dal NatCen Social Research, che ha coinvolto settemila donne inglesi tra i 16 e 74 anni, circa il 7,5% di loro prova dolore nel corso dei rapporti sessuali.

Ne parliamo con la dottoressa Elena Longhi, Responsabile del Centro di Sessuologia Clinica in Humanitas.

“Ogni donna ha un proprio vaginismo e le cause possono essere molteplici e dipendere da fattori psicosessuali personali, fattori di coppia e fattori biologici”, spiega la dottoressa.

Le cause del disturbo

“A volte la causa risiede nel passato, a causa di esperienze di abuso sessuale o ricordi traumatici legati ai primi tentativi di penetrazione. O, come spesso capita, per la sensazione femminile di essere prevaricate dalla sessualità maschile e di subire l’erotismo del partner.

In questi casi, il vaginismo si associa a specifiche caratteristiche individuali che riguardano il proprio rapporto con la corporeità e la gestione delle emozioni. Possono esservi conflittualità con il sesso maschile o difficoltà nell’espressione della propria femminilità, così come possono essere presenti fattori educativi che tendono alla colpevolizzazione della sessualità, alla paura legata al dolore del primo rapporto sessuale e alla perdita della verginità.

Ognuna di queste cause può agire da fattore predisponente, precipitante e/o di mantenimento del disturbo sessuale.

Non è insolito inoltre che un sintomo di disagio femminile non nasconda una disfunzione del partner, come difficoltà orgasmiche o disturbo del desiderio. Un modo per proteggere il partner maschile da critiche e giudizi o da visite andrologiche non sempre gradite.

O ancora, un matrimonio bianco: vale a dire un rapporto di coppia che non ha vissuto per anni rapporti sessuali con penetrazione per indifferenza e/o fobia verso l’intimità”.

L’importanza di chiedere aiuto

“Spesso è il desiderio di avere un figlio che spinge queste coppie a cercare aiuto, e non il desiderio di vivere una sessualità complice e gioiosa.

Il sessuologo deve cercare oltre alle cause specifiche del disagio sessuale, anche la motivazione della coppia a superare la situazione.

Ma attenzione ai successi terapeutici: a volte il partner, rassicurato dal poter vivere una sessualità più agevole e gioiosa, viene preso dalla sensazione che la partner possa diventare troppo desiderabile da parte di altri corteggiatori. E di conseguenza potrebbe dare segni di calo del desiderio o sintomi psicosomatici.

Nel corso della terapia sessuologica si fanno emergere anche fragilità e dubbi individuali, senza critica né giudizio, proprio perché il percorso di coppia possa essere facilitante e gradevole”, conclude la dottoressa Longhi.

 

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