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Comunicare con i bambini disabili

La comunicazione aumentativa alternativa (C.A.A.) è uno strumento indispensabile per rompere lo stato di isolamento a cui sono costretti i bambini affetti da disabilità neuromotorie a causa dei loro problemi di comunicazione. Molti di questi bambini, infatti, non sono in grado di comunicare con la parola e spesso neppure con la scrittura. Questo limita notevolmente la loro capacità di esprimersi e di farsi comprendere da chi gli sta intorno.

Sabato 15 gennaio dalle ore 9.00 presso l’Auditorium dell’Istituto Clinico Humanitas, ARIEL, in collaborazione con il Centro Benedetta d’Intino, propone alle famiglie il primo di una serie di incontri di informazione sulla comunicazione aumentativa alternativa e sulla comunicazione delle emozioni. Questa tipologia di comunicazione comprende tutti gli interventi tesi a stimolare e a migliorare in persone con gravi disabilità fisiche o intellettive l’abilità a comunicare con modalità naturali. Inoltre fornisce ad individui privi o carenti di linguaggio verbale mezzi espressivi il più possibile adeguati ai loro bisogni.

La C.A.A. aiuta a superare un isolamento non solo comunicativo, ma anche sociale, in cui la mancanza di un codice comune e condiviso con cui esprimersi porta spesso i bambini a chiudersi in se stessi. Alcuni riescono comunque a farsi comprendere da chi gli sta intorno, utilizzando un linguaggio proprio fatto di sguardi, cenni e suoni. Un linguaggio in cui alzare le mani non corrisponde a un gesto di resa, ma alla richiesta di un abbraccio. Paul Watzlawick – uno dei padri della moderna comunicazione – diceva che “è impossibile non comunicare”. Questi bambini superano da soli questi ostacoli e creano con i loro genitori un linguaggio “personalizzato”, in cui l’unico interprete è proprio chi lo costruisce insieme al bambino.

Lo svantaggio di una simile procedura è il limitato raggio di azione che spesso presenta: al di fuori della ristretta cerchia di parenti e amici, poche altre persone possono comprendere questo linguaggio. Soprattutto durante il periodo scolare questa difficoltà diventa insormontabile. Il bambino, immerso in una situazione nuova, con persone sconosciute, si accorge che il proprio modo di comunicare perde efficacia e che nessuno lo capisce. I segni che erano entrati a far parte del proprio linguaggio perdono la loro significatività e tornano ad essere segni senza senso. Significanti senza significato.

Un modo per superare questi ostacoli e dare al bambino la possibilità di inserirsi attivamente nella vita sociale è proprio la comunicazione aumentativa alternativa. Per ciascuno vengono individuate particolari modalità per poter comunicare in maniera chiara.
Questo è un processo che richiede un attivo coinvolgimento da parte delle famiglie. Per questo motivo Ariel ha pensato di organizzare in collaborazione con specialisti che da tempo operano nel campo della C.A.A. degli incontri seminariali rivolti specificatamente ai non tecnici, quindi sia alle famiglie che al personale professionale che a vario titolo interagisce con i bambini disabili, come ad esempio gli insegnanti di sostegno. Le strategie della comunicazione aumentativa alternativa consentono ai bambini affetti da disabilità neuromotorie di partecipare attivamente alla vita sociale e di essere continuamente protagonisti delle proprie scelte ed autonomi nel mondo che li circonda.

Chi è ARIEL
ARIEL, centro diretto dal prof. Nicola Portinaro, lavora con l’obiettivo di costituire una rete socio-sanitaria che coinvolga tutti gli specialisti e metta in relazione le principali risorse per la disabilità, in modo da poter indirizzare le famiglie verso il servizio più vicino e più adatto alle loro esigenze. In campo medico, il dott. Francesco Pelillo, assistente medico di ARIEL, fornisce alle famiglie, una volta verificate le loro esigenze, l’indicazione delle strutture sanitarie specialistiche presso cui trovare una risposta alla necessità terapeutica espressa. L’obiettivo è costruire un network che coinvolga diversi specialisti sul territorio nazionale. Questo lavoro di rete non si limita all’ambito sanitario, si estende anche al settore psicologico e socio-assistenziale. L’attività di sostegno psicologico di ARIEL, svolta dal dott. Andrea Dondi, si è concretizzata sia presso il centro con colloqui di consulenza e sia nei percorsi formativi per le famiglie. Tali corsi vengono tenuti presso l’Istituto Clinico Humanitas e, per agevolare le famiglie che abitano in altre province, presso le sedi dei comuni di residenza. Responsabile dell’organizzazione dei corsi è Luisa Mondorio, già responsabile amministrativa di ARIEL. Dal punto di vista socio-assistenziale l’assistente sociale di ARIEL, dott.ssa Valeria Romaniello fornisce informazioni su varie problematiche legate alla disabilità: le richieste delle famiglie vengono valutate e seguite da ricerche e contatti con i servizi sociali e altri enti del territorio di residenza, con lo scopo di confrontare le risorse esistenti e verificare la correttezza delle informazioni. A tale proposito, ARIEL ha stilato un Vademecum, costantemente aggiornato, per raccogliere in un’unica fonte le principali informazioni utili per chi si trova per la prima volta alle prese con difficoltà e dubbi legati alla disabilità del proprio bambino. ARIEL mantiene sempre un contatto con le famiglie, per seguirne il percorso e valutare se la richiesta presentata è stata effettivamente soddisfatta.

I numeri di Humanitas
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