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Carcinoma mammario maschile, nuove cure

L’Annals of Oncology dell’Oxford Journal ha recentemente pubblicato uno studio sugli effetti di un farmaco per la cura in fase metastatica di questa malattia, che rimane molto rara ma registra un aumento dell’incidenza soprattutto nei giovani.

Anche se le statistiche evidenziano un aumento dell’incidenza, soprattutto nei giovani, il carcinoma mammario maschile resta una patologia molto rara: nel mondo occidentale si manifesta all’incirca un caso ogni 100.000 abitanti. L’Annals of Oncology dell’Oxford Journal ha recentemente pubblicato un articolo riguardante uno studio sugli effetti del Fulvestrant, una molecola che è utilizzata dal 2006 nella pratica clinica del trattamento della malattia femminile in fase metastatica, sul carcinoma mammario maschile (sempre nella fase metastatica). Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Giovanna Masci, aiuto presso l’Unità Operativa di Oncologia Medica di Humanitas e primo nome dell’articolo.

Dottoressa Masci, quali sono le difficoltà connesse alla ricerca sul carcinoma mammario maschile?
“L’esiguo numero di manifestazioni di questa patologia rende molto complicato compiere studi clinici rilevanti, per i quali è spesso necessaria la collaborazione fra più centri specializzati. Noi di Humanitas, ad esempio, collaboriamo con il gruppo SOLE, insieme con l’Istituto Europeo di Oncologia. Tuttavia, anche in questo modo è difficile giungere ad un numero di pazienti statisticamente rilevante; di conseguenza, le linee guida di pratica clinica discendono molto spesso dall’esperienza sul carcinoma femminile. I due tumori hanno conformazioni biologiche in parte differenti: quello maschile ha una più alta espressione di recettori ormonali ed una più bassa di proteina HER2, che identifica il fattore di crescita epidermico. In pratica, però, sugli uomini si usano le stesse cure che si utilizzano sulle donne. Pur avendo dei punti di contatto, sarebbe invece auspicabile che esistessero due distinti protocolli di pratica clinica, per tenere in maggiore considerazione queste differenze”.

Quali sono le conclusioni cui è giunto lo studio?
“Il Fulvestrant ha dimostrato di avere, sui carcinomi mammari maschili in fase metastatica, all’incirca la stessa efficacia che è già stata riscontrata sulle donne, anche nei casi che esprimono una quantità maggiore di proteina HER2, come era già stato rilevato per il Tamoxifen nella terapia adiuvante. In aggiunta, abbiamo potuto stabilire che vada avviata un’ulteriore verifica sugli inibitori dell’aromatasi: nonostante la patologia maschile esprima mediamente recettori ormonali in misura maggiore, questa categoria di farmaci sembrerebbe avere, per motivi ancora ignoti, una scarsa efficacia. In conclusione, vorrei sottolineare nuovamente la necessità di dialogare costantemente con gli specialisti di tutti i centri per poter continuare a progredire nella cura di questa patologia”.

A cura della Redazione

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