Il carcinoma mammario non è comune negli uomini come nelle donne, visto che rappresenta l’1% di tutti i tumori maschili diagnosticati (contro il 16% dei tumori femminili). Eppure, è una patologia sempre pericolosa e in continuo incremento; infatti, anche a causa di un difetto di informazione (molti uomini non sono a conoscenza della sua esistenza), spesso accade che venga diagnosticata in ritardo, con conseguenze negative per chi ne è affetto. Lo studio della dott.ssa Giovanna Masci, oncologa di Humanitas Cancer Center.

 

 

Quali aspetti ha messo in evidenza lo studio della dott.ssa Giovanna Masci?

Lo studio condotto dalla dr.ssa Giovanna Masci, oncologa di Humanitas Cancer Center, sarà adottato nell’ambito della Continuing Medical Education (CME), associazione che si occupa della formazione dei medici americani, e dimostra che i regimi di terapia medica che si usano nel trattamento della malattia femminile (chemioterapia, immunoterapia, trattamenti ormonali) sembrano avere una efficacia paragonabile se adottati nell’uomo.

“Grazie alla collaborazione fra gli ospedali del gruppo, in particolare con il dr. Francesco Caruso, Direttore del Dipartimento Oncologico e Responsabile di Chirurgia Oncologica del Centro Catanese di Oncologia, con il dr. Carlo Carnaghi, caposezione di Oncologia di Humanitas Mater Domini e con il dott. Piermario Salvini, responsabile di Oncologia Senologica e Tumori Rari di Humanitas Gavazzeni, siamo riusciti a raccogliere una casistica molto ampia per uno studio di questo tipo, indagando a fondo il ruolo di alcuni marcatori (come Ki-67), come fattori prognostici e come indicatori per decidere la migliore strategia di trattamento” spiega la dottoressa Masci, che prosegue: “Sarebbe importante promuovere una campagna di informazione e di sensibilizzazione, anche perché, oltre alla constatazione che si tratta di una malattia in aumento, è noto da tempo che gli uomini affetti da carcinoma mammario hanno una maggiore possibilità di sviluppare ulteriori forme tumorali (in particolare della prostata e del colon), forse a causa di un ruolo più marcato delle mutazioni genetiche nello sviluppo della patologia maschile. Pertanto, chi riscontrasse unanomalia nella cute del petto, una retrazione del capezzolo o una secrezione anomala deve considerare questi segni come un campanello d’allarme, particolarmente se sono stati riscontrati casi di carcinoma mammario in famiglia, sia maschile che femminile”.

Il futuro della ricerca su questa malattia passa quindi attraverso l’esplorazione delle connessioni fra alterazione genetica e malattia, in particolare, rispetto alle alterazioni BRCA1 e BRCA2.