Il 7 novembre Humanitas ospita il 29° Sabato dell’Andrologia, incontro per medici e specialisti dedicato ai problemi andrologici dopo una malattia oncologica.

 

 

Il Sabato dell’Andrologia” è un’importante iniziativa culturale che SIAMS, AURO e SIOS patrocinano con l’intenzione di contribuire alla formazione professionale di coloro che operano nel campo dell’andrologia clinica. L’incontro in programma in Humanitas il 7 novembre si propone di analizzare i problemi che l’uomo affronta nel corso delle terapie oncologiche ed in seguito, dopo i trattamenti. Qual è l’impatto delle malattie oncologiche e delle relative terapie sulla sessualità maschile e sulla riproduzione? Ne abbiamo parlato con il dottor Alessandro Pizzocaro, referente andrologo di Humanitas ed organizzatore della conferenza.

 

Quali sono le problematiche andrologiche più importanti in seguito ad una malattia oncologica?

È evidente l’importanza della funzione riproduttiva e sessuale nell’ambito della qualità di vita (QoL) del paziente. Le patologie oncologiche ed i relativi trattamenti hanno un considerevole impatto negativo sulla fertilità e sessualità, con ripercussioni non solo fisiche ma anche psicologiche. Queste influenzano in maniera decisiva il futuro delle coppie, in particolare se la malattia colpisce il giovane in età fertile come succede per i tumori testicolari o per i linfomi. E’ stato inoltre dimostrato che il mantenimento di un’adeguata vita sessuale migliori l’accettazione della malattia e lo stress derivato dalla diagnosi di cancro.

 

Un’attenta valutazione della funzione sessuale (pre-trattamento) alla diagnosi ed un adeguato counselling andrologico sono indispensabili per prevenire il problema della sterilità (grazie alla crioconservazione del seme) e preparare il paziente ad “accettare” che potrebbe andare incontro ad una disfunzione sessuale, anche in relazione alla disponibilità di numerose terapie in grado di ripristinarne la funzione erettile.

In Humanitas, da 2 anni mi occupo di un ambulatorio dedicato all’andrologia nel paziente oncologico. L’esperienza quotidiana evidenzia un’importante necessità per questi pazienti di affrontare e risolvere le problematiche sessuali/riproduttive. Lo dimostrano i numeri e la fidelizzazione all’ambulatorio che ho riscontrato in questi due anni.

 

Testosterone e terapia sostitutiva, quali sono le novità che verranno trattate nel convegno?

C’è un notevole interesse rispetto alla terapia sostitutiva del testosterone. Infatti, mentre in passato si riteneva che livelli maggiori di testosterone avessero un’influenza negativa sulla prostata, incrementando l’incidenza del cancro, nuove evidenze hanno mostrato che, su quelle persone che hanno dei livelli bassi di testosterone (misurati con un semplice esame del sangue), la terapia sostitutiva non solo non aumenta il rischio di tumore alla prostata, ma sembrerebbe, al contrario, diminuirlo.

È anzi addirittura in discussione se non sia possibile prescrivere questa terapia a chi ha già superato il tumore della prostata, visto che i dati della recente letteratura parrebbero indicare che il rischio di recidiva del tumore non aumenta. Rimane in ogni caso l’indicazione a fare la terapia opposta, ovvero quella con gli antiandrogeni, per chi invece ha ancora la malattia, specialmente se in fase avanzata.

 

Perché questo tipo di incontri sono importanti?

Ritengo che siano un fondamentale momento di condivisione e di reciproca informazione fra specialisti di differenti discipline, fornendo un contatto ed un’occasione di confronto. Inoltre, il fatto che questo tipo di conferenze siano organizzate ponendo l’attenzione su un singolo argomento clinico, che viene presentato e ben discusso in tutti i suoi aspetti sia dal punto di vista scientifico che da quello dell’esperienza clinica dei partecipanti, li rende particolarmente preziosi per tutti i medici interessati proprio a quello specifico argomento.