Abbiamo deciso di indagare sui danni provocati dal tabacco, andando oltre all’ormai conosciutissima associazione con il cancro.  Si tratta di un’ottima occasione per parlare di una delle problematiche più evidenti che affliggono chi dipende dalle sigarette: i danni agli organi che permettono la respirazione. Ne abbiamo discusso con il dottor Michele Ciccarelli, Responsabile della Pneumologia di Humanitas.

Dottore, quali sono i danni più evidenti che un fumatore provoca ai propri polmoni?

L’idea che il fumo provochi il tumore ai polmoni è ormai nota davvero a tutti; indipendentemente dalle problematiche di tipo oncologico, in ogni caso, il fumo provoca molti danni, anche immediati e cronici, all’apparato respiratorio. Dal punto di vista funzionale è necessario spiegare come i polmoni, esattamente come il resto dell’organismo, vadano incontro nel tempo ad un processo di invecchiamento. Il fumo, nei soggetti suscettibili, accelera notevolmente questo processo, con un declino progressivo che può condurre sino all’insufficienza respiratoria cronica ed alla necessità di ossigeno-terapia.

I soggetti affetti da asma bronchiale rappresentano una popolazione che risente in modo molto negativo degli effetti del tabagismo: soffrono di una malattia più grave, che risponde meno favorevolmente al trattamento farmacologico e che tende a raicutizzarsi con maggiore frequenza.

Una della malattie respiratorie strettamente correlata al fumo di sigaretta, che ne rappresenta il fattore di rischio principale, è la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una patologia caratterizzata dall’ostruzione cronica delle vie aeree (bronchi) e dalla progressiva alterazione della funzione respiratoria.

Merita un accenno anche la fibrosi polmonare idiopatica, una patologia degenerativa dell’interstizio polmonare, anch’essa collegata al tabagismo.

Infine, da qualche anno si è scoperto che alcune delle sostanze contenute nel particolato prodotto dalla combustione del tabacco, una volta raggiunti gli alveoli passano direttamente nella circolazione sanguinea, con effetti che possono affliggere l’intero sistema cardiocircolatorio, aumentando il rischio di malattie cardiovasolcari.

Quanto può influire il fumo sulle prestazioni sportive?

Tutte le performance fisiche di un fumatore sono meno efficienti rispetto a quelle di un non fumatore; le performance fisiche dipendono infatti dall’apporto di ossigeno nei muscoli. Per questo motivo, durante uno sforzo fisico, la frequenza cardiaca aumenta: è necessario fare arrivare più sangue e, quindi, più ossigeno, ai muscoli.

Sia il monossido di carbonio (CO) che molte delle altre sostanze che sono rilasciate in seguito alla combustione del tabacco sono in grado di legarsi ai globuli rossi: questo diminuisce, ovviamente, la capacità dei globuli rossi di trasportare ossigeno attraverso la circolazione sanguinea. A tale effetto è necessario sommare quello della vasocostrizione, che il fumo determina, restringendo i vasi sanguinei e diminuendo ulteriormente l’apporto di ossigeno. I muscoli di un fumatore avranno quindi una forza ed una resistenza notevolmente inferiori.