Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in diverse parti del mondo: parliamo dell’Italia, ma anche dell’Europa nel suo complesso e degli Stati Uniti. Le cause delle patologie cardiache possono essere non modificabili: familiarità, sesso ed età non sono fattori su cui si possa intervenire, ma si possono contrastare tutte quelle cause che, invece, sono modificabili dal paziente stesso, come lo stile di vita e le abitudini alimentari.

Da questo punto di vista, la prevenzione riveste un ruolo di primaria importanza, non solo in pazienti sani che magari appartengono a quelle categorie non modificabili (hanno familiarità con la malattia, per esempio) e dunque devono prestare particolare attenzione all’insorgenza di segnali di allarme, ma anche in quella che chiamiamo “prevenzione secondaria” e che riguarda tutti coloro che sono già stati affetti da infarto o altri eventi cardiaci e sono, pertanto, considerati a tutti gli effetti malati cronici. Ne parliamo con il professor Giulio Stefanini, dell’Unità di Cardiologia clinica e interventistica in Humanitas e docente di Humanitas University.

La prevenzione secondaria: un prezioso alleato

La prevenzione secondaria interviene su soggetti già ammalati e, nel caso delle malattie cardiovascolari, chi ne è stato affetto, per quanto guarito da quello specifico evento, è come abbiamo detto considerato clinicamente un malato cronico: linsorgenza di nuovi stati patologici non è da sottovalutare ed è importante che il paziente associ all’eventuale terapia che starà seguendo una serie di buone pratiche quotidiane, che contribuiscono ad abbassare il rischio di nuovi eventi cardiovascolari.
Due tra i principali aspetti a cui prestare attenzione sono il colesterolo e la pressione, che vanno mantenuti bassi.

Entrambi sono influenzati profondamente dal nostro stile di vita: cosa mangiamo, come ci comportiamo, come insomma viviamo la nostra quotidianità. Per questo bisogna attenersi a un’alimentazione corretta e salutare che, per chi vive in Italia, è molto più semplice da seguire rispetto ad altri paesi. La dieta consigliata, infatti, è quella mediterranea, con l’olio doliva come condimento e ricca di frutta e verdura in ogni stagione. Una dieta povera di sale e con un consumo moderato di carne rossa e alcolici influisce in modo benefico sulla pressione, che invece con l’abuso di questi alimenti può risultare più alta. 

Attività fisica e stress: come difendersi dalla pressione alta

Tutti gli aspetti legati alla salute sono interconnessi: una buona dieta contribuisce anche a limitare il rischio di insorgenza di obesità o sovrappeso, che a loro volta sono associati a un aumento del colesterolo e della pressione sanguigna. Così come un’attività fisica, adeguata all’età e allo stato clinico del singolo paziente, aiuta a tenere sotto controllo tutti questi aspetti. 

L’attività fisica, inoltre, fa anche bene all’umore: un elemento a cui forse non è così scontato pensare ma che è altrettanto importante tenere in considerazione. È provato, infatti, che lo stress influisca molto negativamente sulla pressione arteriosa, aumentandone i valori, e sulle placche aterosclerotiche nelle coronarie, portando a delle modificazioni della loro composizione con un conseguente rischio di infarto. 

L’attività fisica concorre sicuramente a ridurre lo stress, ma anche mantenere sotto controllo il lavoro o le incombenze quotidiane, in modo tale da identificare la fonte di turbamento e – laddove possibile – intervenire per modificare quelle situazioni esterne che contribuiscono al malessere interiore. È anche opportuno distinguere i singoli episodi di stress da una condizione più importante di stress prolungato o cronico e, in caso si renda necessario, consultare uno specialista per gestire condizioni che possono rivelarsi dannose anche per il cuore.